di Marta Mani                                                                                                Pedagogista Clinico®

 

L’uomo stesso è il compasso, con i suoi piedi come punta fissante al suolo, anziché sul foglio o sul piano della lavagna, muovendosi sull’asse realizza ogni geometria, figure bellissime e complesse descrittive di ogni suo movimento. Ciò trova significato nel fatto che proporzione e misura, tempo e spazio risiedono nell’uomo, e nell’Uomo Geometrico ne danno specifica prova. Il suo moto circolare sull’asse perpendicolare alla base di appoggio (longitudinale) gli permette di figurare i principi della geometria, confermata dalla dinamica dei piani anatomici nel definire linee che permettono di descrivere i movimenti e le posizioni del corpo ruotante. In senso proprio si tratta di un intero giro compiuto dal corpo intorno al proprio asse, con un movimento di flessione per cui un segmento tende a formare con un altro un angolo sempre più acuto, di estensione, e per cui un segmento tende a disporsi sullo stesso piano dell’altro, di abduzione o allontanamento dal piano mediale del corpo e di adduzione o avvicinamento al piano mediale del corpo, e di rotazione come movimento compiuto da un segmento intorno al proprio asse principale. La rotazione attorno all’asse non sottrae l’importanza del ruolo del sistema vestibolare; muoversi nello spazio ed esplorare l’ambiente a 360° con la possibilità di percepirne i punti di riferimento attiva la funzione senso motoria per una codificazione elettrica dei segnali sensoriali e motori permettendo perciò la programmazione di un atto motorio, armonico, coordinato e finalisticamente conseguente.

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