di Monica Maressi
Pedagogista Clinico®

La Pedagogia Clinica è impegnata a sostenere la promozione dell’identità della persona le cui caratteristiche qualitative ne designano il testo della sua soggettività e unicità, un impegno che la spinge a negare ogni uniformità con atri. È dunque la scienza che si pone, con orientamenti e metodologie proprie ed esclusive, quale processo di crescita dell’essere umano, affinché egli possa affrontare con consapevolezza e coscienza le nuove situazioni che gli si presentano nei diversi periodi dell’esistenza. Nel rispetto dell’altro, di qualunque altro, la Pedagogia Clinica si oppone ad ogni criterio di tipizzazione, adatta solo per eliminare ogni tratto distintivo e carattere individuale. Tipicizzare è concepire visione parcellare strumentale, costruire tipi, persone appiattite e standardizzate delle quali è impedito conoscere ogni diversità, ogni orientamento allo sviluppo e al progresso individuale. Ridurre la persona a “tipo” per caratteristiche peculiari o per determinate entità omologhe significa negarle l’individuazione e l’identificazione, differenziarsi e mantenere nel tempo il senso di tale differenza. Tipi e sottotipi sono alla base della tipizzazione diagnostica, si tipicizzano i caratteri, le differenze sociali, culturali e psicologiche, vengono creati schemi di tipizzazione della personalità, risultati di procedure d’indagine. Chi tipicizza sostiene l’importanza di identificare “tipi” e “sottotipi” riconducibili alla malattia, a una noxae, vantando con ciò una maggiore razionalizzazione dell’intervento e una più certa efficacia. Interventi limitati agli aspetti settoriali, orientati alla “cura della malattia”, a ordinamenti nosografici, difettologici e incompiutezze monoideistiche; dimentichi che la persona si caratterizza per contenuti ricchi, vari e multiformi testimoni delle sue difficoltà, delle sue debolezze, le sue aspirazioni, i suoi pensieri, differenziati stati di malessere o di benessere, armonia o mancanza di equilibrio, ogni modo accanito per affermarsi o per difendersi, connessi alle emozioni e agli stati psicofisici. La persona chiede di essere riconosciuta nella sua singolarità, soggettività e individualità e non confusa o omologata ad altri da sé. Un reale aiuto si può offrire alla persona solo se di essa si conoscono le Potenzialità, le Abilità e le Disponibilità (PAD) e si promuovono condotte positive col fine di valorizzare le forze interne ed esterne, generare impulsi capaci di compensazione sociale, integrare e armonizzare gli aspetti emotivi con quelli funzionali, migliorare per vie elettive comportamenti efficaci.

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