di Zarantonello Francesca
Pedagogista Clinico®
Compiuto progetto di gruppo, con persone tra i 65 e i 75 anni d’età, ispirato alla ricerca di una diversa identità personale e sociale.
Tale progetto, basato su una prospettiva positiva e generativa dell’anzianità, si proponeva di veicolare l’idea secondo cui la terza età non debba essere intesa unicamente come una fase dell’esistenza segnata dal declino fisico e cognitivo, bensì come un periodo dotato di valore educativo e formativo, nel corso del quale ogni individuo può attivarsi consapevolmente e concretamente per ridefinire la propria identità in rapporto ad un tempo e ad un contesto nuovi rispetto a quelli vissuti in passato. Il progetto, che ha previsto la realizzazione di otto incontri, è stato attuato presso il Centro Spinelli – uno spazio polifunzionale attivo nel territorio del Comune di Cadoneghe (in provincia di Padova) – ed ha visto la partecipazione di sei persone.
Prima di parlare concretamente del progetto, reputo importante esplicitare i presupposti teorici che ne hanno guidato la realizzazione, compiendo anche una breve analisi riguardante le peculiarità della società contemporanea. Oggi viviamo in una società fluida, veloce, produttiva, iperconnessa e in costante mutamento, una società all’interno della quale le persone sono chiamate ad adattarsi e ri-adattarsi continuamente, in cui i rapporti umani si sono digitalizzati e dove prevalgono sentimenti di solitudine, ansia, frustrazione, insicurezza, incertezza e smarrimento rispetto al divenire. È una società “contraddistinta dalla ipersvalutazione delle abilità e delle competenze, dall’iperindebolimento dell’Io, dallo sfinimento relazionale, dall’alterazione sociale” (Fabbri 2024, p. 4), dove il mondo tecnologico sta prendendo sempre più il sopravvento e i cui valori di riferimento sono in netta contrapposizione rispetto ai principi epistemologici, ai valori e alle pratiche tecnico-operative che sostanziano la scienza pedagogico clinica. All’interno della nostra società contemporanea, contraddistinta da una diffusa povertà educativa, vi è la tendenza a ridurre l’essere umano a dimensioni, a settori, ad etichette e a ruoli. Così facendo, però, non solo si trascura e si ignora l’intrinseca complessità e ricchezza dell’essere umano, ma si determinano anche vere e proprie forme di alienazione. Il Pedagogista Clinico® al contrario, impegnandosi ad attuare interventi di aiuto che permettano alla persona di diventare consapevole di tutte le risorse interiori che la caratterizzano nella sua globalità ed unicità, la sostiene nella conquista di un equilibrio personale e di un benessere sociale. Generalmente, i dati statistici e le politiche sociali tendono a considerare anziana una persona la cui età cronologica coincide o supera i 65 anni, età in cui inizia la cosiddetta “terza età”. Ad oggi l’anzianità, però, così come gli altri periodi di vita, presenta confini fluidi e non ha un inizio oggettivo e valido per tutti: l’invecchiamento è – infatti – fortemente influenzato, oltre che dalla genetica, da fattori quali lo stile di vita, la salute, le caratteristiche individuali, l’ambiente, le abitudini, etc.. In particolare, tenendo conto che secondo l’Istat (2025) l’Italia è un Paese che ad oggi risulta essere ampiamente popolato da persone anziane – conseguenza determinata dal notevole allungamento dell’aspettativa di vita presente in tutto il territorio europeo (Commissione Europea, 2021) – e che gli anziani sono una parte considerevole della società italiana, è d’obbligo sottolineare che l’invecchiamento demografico viene spesso valutato negativamente e che vi sono una paura diffusa verso l’invecchiamento e un pregiudizio svalutante e svalorizzante gli anziani. Questa visione, però, che si basa sullo stereotipo e sul culto dell’eterna giovinezza (Torrisi, Viviani, 2023), non tiene in considerazione che, al giorno d’oggi, la maggior parte degli anziani gode di una buona salute e di una discreta forma fisica; ciò vuol dire che molti di loro possono ancora offrire un contributo concreto alla società e che, come afferma la Commissione Europea (2021), “lo spreco delle loro capacità […] non solo nuoce alla loro salute e al loro benessere mentale e fisico ma rappresenta anche un’occasione perduta per la comunità” (p. 24).
La considerazione negativa dell’anzianità e dell’ingresso nella terza età, fortemente diffusa all’interno della nostra società, incrementa quello che è il senso di isolamento, di marginalità, di solitudine, di inutilità provato nella maggior parte dei casi da coloro che vivono ed affrontano questo periodo di vita. Tale visione, riduttiva e ghettizzante, si discosta notevolmente da quelli che sono i principi su cui si fonda la Pedagogia Clinica®, scienza che riconosce valore ai soggetti in ogni momento dell’esistenza e che “si batte contro […] una politica sociale inadeguata, che ha voluto categorizzare gli anziani, riconoscendoli solo in base alla loro età anagrafica […] dimenticando l’età psicologica e soggettiva di ognuno” (Pesci, Mani, 2022, p. 38). La Pedagogia Clinica, abbracciando il principio di anti-stadialità e parlando piuttosto di continuum evolutivo, ritiene che l’educazione si possa realizzare lungo tutto l’arco della vita e che l’educabilità umana sia sempre possibile: l’anzianità, dunque, secondo tale scienza, non può essere considerata a priori un momento di vita negativo. L’anziano, infatti, è un soggetto che in se stesso presenta potenzialità, risorse, ricchezze, necessità e bisogni, tra i quali quello “di continuare a essere utile a se stesso e alla società affermando la propria dignità […] in modo che egli possa vincere ogni debolezza e ogni tristezza” (Pesci, Mani, 2022, p. 38). In altre parole, la Pedagogia Clinica®, volendo restituire valore agli anziani e al bagaglio della loro esperienza (Torrisi, Viviani, 2023), considera l’anziano come un protagonista attivo nella determinazione del proprio benessere personale e sociale, discostandosi così dalla visione largamente diffusa secondo la quale l’anzianità è quel periodo della vita dominato dalla passività, dall’inattività e dall’inerzia.
Questo progetto si è proposto di costituire, per i partecipanti, un’occasione per valorizzare la terza età come risorsa educativa, per riconoscere l’anzianità come un periodo di vita durante il quale è possibile prendersi cura di sé, per attivare processi di trasformazione personale, per promuovere ed incrementare nuovi interessi, forme di auto-riflessione e riconoscimento identitario sul piano individuale e su quello sociale. L’intento dunque, è stato quello di favorire la riscoperta del senso di progettualità rispetto a cambiamenti legati al ruolo, alle abitudini, alla rete sociale e di offrire un’occasione per osservare, affrontare, vivere – da un altro punto di vista – la terza età e i cambiamenti fisici, psichici e sociali che ne derivano, così da restituire dignità umana e sociale in un’ottica di invecchiamento attivo.
Tale iniziativa è stata pensata e strutturata con due grandi obiettivi, strettamente legati tra loro: da una parte, quello di offrire uno spazio che permettesse l’incontro tra i partecipanti e la risposta al bisogno di socialità, così da far fronte a possibili sentimenti di solitudine, marginalità, isolamento, inattività, inutilità legati a questo periodo di vita; dall’altra, quello di generare occasioni di riflessione intra- ed interpersonale, con l’intento sia di incrementare la consapevolezza di sé, della propria storia di vita e del proprio senso di autoefficacia, sia di scoprire e ri-scoprire disponibilità, potenzialità e abilità ancora presenti. Per riuscire nella realizzazione degli obiettivi appena esposti sono stati applicati una serie di metodi brevettati e certificati propri della Pedagogia Clinica®. In particolare, oltre all’utilizzo del metodo Reflecting® per stimolare una riflessione attiva tra i partecipanti, sono state proposte esperienze tratte principalmente dal metodo Memory Power Improvement® e dal metodo InterArt®.
I vari incontri sono stati pensati, organizzati e strutturati in modo tale che i partecipanti avessero l’occasione di riflettere e di confrontarsi rispetto alle loro storie, alle loro convinzioni, alla loro visione di anzianità e al loro modo di vivere la terza età.
Nella realizzazione del progetto sono emerse non solo somiglianze relative a storie, ricordi, esperienze di vita e valori, ma anche differenze riguardanti idee, convinzioni, credenze, punti di vista: questo ha effettivamente permesso di generare confronti significativi tra i presenti. L’obiettivo non era quello di uniformare i pensieri e le idee dei partecipanti; al contrario, l’intento era quello di permettere loro di offrire il proprio contributo al gruppo, di mettere in discussione idee, pensieri, valori, paure, dubbi, di ascoltare e di confrontarsi con punti di vista diversi rispetto ai propri.
Mi è possibile affermare, dunque, che nonostante le differenze emerse ho sempre cercato di far emergere e di valorizzare la loro capacità di resilienza e di riadattamento continuo. A tal proposito, se dovessi trovare una giusta nota conclusiva per tale articolo, prenderei in prestito da uno dei partecipanti la seguente proposizione latina: “Virtute ex adversis traho”, che tradotta in italiano vuol dire “Traggo forza dalle avversità”. Il significato di queste parole sintetizza quanto le persone che hanno preso parte al progetto mi hanno trasmesso ed insegnato, e quanto abbia contribuito a promuovere una maggiore consapevolezza circa la dignità umana e sociale di cui queste persone continuano ad essere portatrici.
Bibliografia
Pesci, G. e Mani, M. (2022). Dizionario di Pedagogia Clinica. Armando Editore.
Torrisi, C. e Viviani, A. (2023). StarBene e GrandEtà. In M. Mani (Cur.), Professione Pedagogista Clinico®. La molteplicità degli interventi di aiuto (pp. 136-140). Armando Editore.
Fabbri, L. (2024). Cellula sociale: un rinnovato focus educativo. Pedagogia Clinica – Pedagogista Clinico®, 50(I), XXV, 3-7
Sitografia
Commissione Europea. (2021, 27 gennaio). Libro verde sull’invecchiamento. Promuovere la solidarietà e la responsabilità fra le generazioni. https://op.europa.eu/o/opportal-service/download-handler?identifier=d918b520-63a9-11eb-aeb5-01aa75ed71a1&format=pdf&language=it&productionSystem=cellar&part=.
Istat. (2025, 8 aprile). Invecchiamo bene?. https://www.istat.it/news-dati-alla-mano/invecchiamo-bene/.