di Marta Mani
Pedagogista Clinico®

La lettura della diagnosi definita dal servizio sanitario con “non suscettibilità di variazioni in rapporto ad interventi riabilitativi” avrebbe potuto inibire chiunque e impedire di iniziare un lavoro con Stefano individuando man mano i possibili spazi operativi per favorire la riconquista di abilità; un percorso da seguire senza perplessità o indugi sempre sostenuti da fiducia e investimento emotivo e sorretti da uno scambio consapevole.
L’aiuto rivolto a Stefano, bambino di 7 anni, è stato improntato ai suoi bisogni, garantito da una molteplicità di sollecitazioni e stimolazioni indirizzate alla sua globalità e condotto con una originale combinazione di scambio, generatrice di intesa e simpatia. Il processo di aiuto si è basato sui metodi pedagogico clinici e su un innovativo lavoro che tiene ben conto del rapporto fra le varie azioni realizzate su più registri nello stesso tempo, su significazioni affettive e sulla dinamica dei desideri per far prosperare una dimensione esploratrice.
L’intervento realizzato con un criterio di spiralizzazione ha tenuto conto dello sviluppo senso-percettivo, motorio ed espressivo-verbale, con azioni dialettiche volte a scoprire la propria identità, ad equilibrare lo stato emozionale-affettivo e migliorare le intese al dialogo e al rapporto.
Sono state perseguite esperienze di intermediazione relazionale sostanziate dal dialogo tattile corporeo del metodo BodyWork® capaci di generare lo sviluppo della funzione tonica e della sicurezza emotiva. La riconquista graduale di un equilibrio psicofisico e il rapporto simpatetico hanno permesso di inoltrarci e di seguire gli orientamenti del metodo Discover Project® che, per mezzo di contrazioni e decontrazioni muscolari, permette di far maturare le funzioni psichiche e motorie, il riequilibrio del dinamismo respiratorio e la definizione topografica del corpo proprio. Un metodo che fin dall’inizio ha assicurato il recupero delle abilità nel trattenere le feci, avviato a realizzare l’obiettivo di una presa di coscienza delle manifestazioni della propria corporeità e una più ampia strutturazione dello schema corporeo.
Stefano ha raggiunto una maggior disponibilità nella relazione ed è stato avviato verso il superamento dei disordini della strutturazione spazio-temporale, organizzativo-motoria ed espressivo-comunicazionale; presupposti questi necessari per una evoluzione favoriti da esperienze suggerite soprattutto dai metodi Levy e Prudden, rivolti al potenziamento e ad una migliore organizzazione posturale-cinetica.
Gli intenti di fornire opportuni stimoli per uno sviluppo globale non potevano inoltre trascurare l’importanza di offrire contemporaneamente varie esperienze anche per l’arricchimento dell’espressione elocutoria a partire dall’esplosione respiratoria già ampiamente fin qui seguita con i metodi nominati, altre per una più libera espressione corporea rivolte all’esplorazione del corpo che hanno tenuto conto di ogni sostanza acustica, destinato attenzioni alle abilità nel produrre sospiri, borbottii, bisbigli, mormorii, fischi, risa, acclamazioni, rumori di raschiamento ecc., e promosso in Stefano diverse intonazioni e pause, intensità vocali di registro e di ritmo sonoro-elocutorio, fino a canalizzare vocalizzazioni destinate all’eloquio.
Ovviando ad ogni formulario addestrativo, l’intervento ha richiesto un’attenzione verso ogni potenzialità di sviluppo e verso i disagi psico-affettivo-emozionali, con l’impegno di offrire una molteplicità di sollecitazioni che potessero raggiungere per vie diverse il bambino, il corredo psicoeducativo si è avvalso anche dei metodi Edumovement® e Musicopedagogia® i cui ritmi, suoni, frasi musicali danno vita alla traduzione di gesti e movimenti, sviluppano e fanno mutare i registri espressivi, attivano la percettività, l’attenzione, la capacità discriminativa, raggiunte con il favorire la spontaneità e l’accettazione di ogni occasione di scambio.
Gli specifici disordini fono-articolatori hanno imposto di tenere in gran conto ogni espressività con lo scopo di promuovere dinamismi vibrazionali e ritmi con frequenze e intensità organizzativo-respiratorie diverse, la motilità della lingua e delle labbra suffragate dall’emissione di suoni onomatopeici sillabici, integrate da espressioni paralinguistiche e da un valido e coerente aiuto nel gioco di faccia, espressioni fisiognomiche ed emissioni di suoni, ben sostanziati dai principi del Metodo RitmoFonico®. Una complessità di impegni operativi che non lascia spazio a dubbi sulla responsabilità del professionista nel condurre queste esperienze, consapevole che tanti più saranno i canali informatori sollecitati in un incontro quanto prima il soggetto potrà dialogare con la propria unità psicosomatica, relazionare con dichiarazioni psicoaffettive valide, ritrovare il proprio personale equilibrio.
Si tratta di metodi assai efficaci e concreti, proposti nel rispetto delle potenzialità, abilità e disponibilità, idonei a mobilizzare produttivi e coerenti aiuti, strategie condotte per assicurare a Stefano il potenziamento delle abilità, il superamento dei disagi, muovere verso un’evoluzione positiva, di cui diamo in dettaglio delle esemplificazioni sulle modalità di condotta messe in atto per generare scambi simpatetici.
L’intervento pedagogico clinico ha previsto esperienze di percezione corporea stando distesi per terra, spazio ideale per permettere un comfort sensoriale, garantire conoscenze e risvegli, rallentare il movimento e promuovere quel dialogo corporeo che si apre ad una ricca e significante percezione del sé e dell’altro, e quindi ad maturazione affettiva nel rapporto io-ambiente.
A queste esperienze si è aggiunto ogni possibile stimolo dinamico ritmico delle oscillazioni e del dondolio che favorisce il tono muscolare, armonizza la respirazione e la portata cardiaca, e mantiene il senso di relazione, tonico delle spinte e trazioni dei vari settori corporei con allungamento e rilassamento dei muscoli delle braccia e delle gambe, tattile dei vissuti vibrazionali su tutto il corpo effettuati per mezzo delle mani e della bocca (con la bocca si sono create sollecitazioni termiche oppure sonore, ad esempio schiocchi e suoni sillabici) realizzate in posturalità differenti, dal raccoglimento corporeo (posizione ad uovo) al raggiungimento di una distribuzione tonica perseguita attraverso lo stringimento degli arti superiori su quelli inferiori per garantire il mantenimento posturale, o facendo ripiegare il bambino su di sé da disteso a terra spingendo le gambe verso il torace e successivamente tirandolo su con le braccia fino a riportarlo nella posizione di partenza.
La varietà degli scambi relazionali è stata complessa e ampia ed è stata resa possibile con rotolamenti dal decubito dorsale al decubito ventrale e viceversa, sia rimanendo sul posto che con spostamenti nello spazio, mobilizzazioni in flessione ed estensione degli arti con formulari  coordinati e alternati delle braccia inseguendo una scansione ritmo musicale, con spostamenti nello spazio sostenendosi con le sole mani/braccia e tenuto dalle gambe, capaci di tonificare la muscolatura, scollandola da ogni rigidità, sviluppare il dinamismo respiratorio e muovere verso le abilità a coordinare e dissociare i movimenti. I moti ritmici sono stati organizzati con differenti velocità, andature con soste e posture varie, da seduto sulle ginocchia sono state sollecitate spinte all’indietro e in avanti e contemporaneamente alle risposte toniche si è mantenuto il contatto oculare, avvolgimenti in abbracci, dondolamenti lenti e monotoni destra-sinistra e avanti-indietro accompagnati dal dinamismo respiratorio e suoni vocalici.
Adattati alla situazione e in un contesto di scambio relazionale dinamico e ludico, le attenzioni si sono rivolte a  vissuti senso-percettivo-tattili per la conoscenza delle proprie mani e delle dita con occasioni di flessione ed estensione, abduzione e adduzione, opposizione e singolarizzazione, micro e macro movimenti, picchiettare, tamburellare, bussare in vari modi e su superfici diverse, (esperienze queste suggerite dal Metodo di Françoise Brauner), così come il tamburellare sulla schiena.
Dopo che il bambino è stato introdotto al salto e che ha potuto aggiungere attività coordinate ritmiche, cinetiche e verbali, sono stati richiesti con una attenta progressione gli spostamenti nello spazio accompagnati da varie battute ritmiche di mani, di suoni, di sillabe e scansioni picchiettando su oggetti o sul corpo di Stefano. Oltre a tutto ciò si è tenuto conto della necessità di sviluppare la tonicità labiale, la motilità linguale e l’organizzazione bucco-fonatoria, facilitare l’espulsione, l’esplosione, il soffio e il suono, schioccare la lingua, vibrare le labbra, starnutire, battere i denti, tossire, cantilenare, emettere suoni onomatopeici, gorgoglii, gorgheggii ecc. fino a raggiungere abilità nell’esposizione di frasi positive di sé per sviluppare la sicurezza e la fiducia, alimentare la gratificazione personale e promuovere un senso di autoefficacia.
A seguito di tutto il lavoro sui movimenti parassiti, sugli impacci motori e sul linguaggio verbale l’attenzione si è rivolta poi ai processi ideomotori, visivi, spazio-temporali, ad assumere un equilibrio tonico-muscolare per una buona prensione dello strumento tracciante, sentire e guidare positivamente lo spostamento del gesto segnico, saper organizzare e controllare ogni possibilità di dirigere un tracciato in una direzione voluta e di rettificarla, anticipare, interrompere, frenare, riprendere il movimento e erigere gesti concatenati, sviluppare quindi l’espressività grafo-segnica. Tutte le esperienze hanno comunque tenuto conto di ogni possibile rinforzo derivato da stimolazioni verbali, ritmiche, tonematiche e fonetiche, con suffragi dialoganti corporei con lo scopo di consolidare le conquiste che via via Stefano stava raggiungendo, produrre piacere e motivazione, soddisfare un profondo desiderio e sollevarlo da ogni inibizione e sofferenza.
Già dopo qualche mese, i genitori dichiarano che sono molto soddisfatti perché il bambino “è irriconoscibile, in casa adesso ride, osserva i libri, gioca con il fratello e ha iniziato a creare-costruire, in particolare fa il treno con le sedie”. Ancora, tuttavia, si riscontra che la notte è un po’ agitato. Anche gli insegnanti a scuola hanno notato dei cambiamenti, “Stefano riesce a stare più tempo seduto e impegnato in un’attività, è più propositivo e partecipativo specie nei giochi di gruppo”. Ciò nonostante, permane ancora una faticabilità molto accentuata, l’incapacità ad andare in bagno autonomamente, note oppositive e provocatorie dettate da situazioni di conflitti non gestiti.
Dopo la pausa estiva i genitori riferiscono che il bambino è “cresciuto parecchio” e che durante le vacanze ha fatto il bagno in mare, dimostrando il piacere di stare a giocare nell’acqua e con gli altri bambini sulla spiaggia a differenza del passato che lo vedeva in una condizione di passività, di indolenza e di isolamento. Ha partecipato manifestando disponibilità, interesse e curiosità in tante occasioni di vita sociale “Siamo potuti andare addirittura al ristorante!…. alle giostre!… a trovare degli amici!… È sempre stato bravissimo!”. La mamma riferisce: “Sembra di avere un bambino grande. Ora si parla di tutto. È collaborativo e partecipativo. Fa tante cosine”. Anche a scuola gli insegnanti hanno notato che il bambino era più tranquillo e che si erano ridotte quelle note oppositive e di eccitazione nervosa che tuttavia erano riemerse in un periodo successivo quando è venuto a mancare nella scuola l’insegnante di sostegno nel lungo periodo: da ottobre a gennaio e a seguito del cambiamento di due insegnanti supplenti, una delle quali, non avendo compreso le esigenze di Stefano, non era riuscita a costruire alcuna relazione simpatetica tale da garantire disponibilità e stabilità emotiva. In seguito a questo il bambino si è rifiutato di andare a scuola, presentando nuovamente quei disagi che lo caratterizzavano all’inizio dell’intervento (rigidità tensionale, resistenze e aggressività, enuresi, sonno agitato, condizione di apatia e inerzia ecc.), rivelando una fragilità psicofisica che necessitava ancora di più, da parte di ogni fonte educativa, un’attenzione e un impegno a favorire uno sviluppo armonico. Con l’arrivo della nuova insegnante di sostegno, Stefano ha ripreso gradualmente la frequenza scolastica trovando di nuovo il piacere di partecipare alle attività e alle relazioni con i compagni di classe e le insegnanti; in accordo con i genitori ci siamo incontrati con la scuola per formulare e trovare insieme modalità operative idonee a mantenere gli equilibri psico-emozionali del bambino sulla base delle sue reali necessità.
A dimostrazione del raggiungimento di una capacità cinestetica e percettivo – corporea, che dovrà ancora trovare sviluppi e dei consolidamenti, si possono ricordare i risultati ottenuti nel tempo. Da una prima esperienza tonico posturale in cui Stefano, stando seduto, non era in grado di elevarsi sulla schiena, né racchiudersi le gambe e avvolgerle con le braccia, e neppure di trattenere tra le dita i pantaloni, così come non riusciva a creare la spinta necessaria per girarsi e rotolare, è stato capace di eseguire con efficacia ed autonomia ogni passaggio necessario all’attuazione delle esperienze trovandone gratificazione e piacere, si presenta con una postura molto più sicura, la sua deambulazione è più certa, e maggiore è la sua capacità di distribuzione spaziale. I suoi interessi sono più ampi e indirizzati alla conoscenza di ciò che lo circonda: è curioso, formula tanti interrogativi, è vigile, interagisce e osserva l’ambiente in ogni suo particolare; la sua capacità attentiva si è affinata mettendo in evidenza una buona interazione con gli altri e con il mondo; adesso è in grado di esprimere appieno i suoi bisogni comunicando anche le sue emozioni e i suoi stati d’animo.
In passato l’impugnatura era palmare e con ripetuti passaggi dalla mano sinistra alla mano destra, una presa incerta e una scarsa tonicità che non gli permettevano di effettuare e mantenere per lungo tempo lo stringimento. I tracciati, realizzati sulla lavagna bianca a parete, mentre Stefano si muoveva con spostamenti incerti non riuscendo a mantenersi in postura eretta, erano molto ampi (fuoriusciva dai margini), solo rettilinei, tremolanti, stentati e rivelatori di una debole pressione. Attualmente il bambino pur mantenendo la stessa impugnatura, privilegia ormai  la mano destra per la tenuta dello strumento tracciante, partecipa con disponibilità e piacere, si distribuisce nello spazio grafico con estesi, ma controllati gesti traccianti accompagnati dallo spostamento in elevazione e abbassamento del corpo seguito dall’emissione di vocalizzi sillabici. I grafismi da lui prodotti sulla lavagna bianca a parete si presentano con tratti maggiormente curvilinei a conferma di una maturità cognitiva in espansione, pur tuttavia non è ancora in grado di esercitare una completa autonomia tracciante, anche se alle produzioni grafiche viene attribuita un’intenzionalità di significato (“questo è un bambino”). Si assiste ad un importante momento evolutivo, la produzione del cerchio a cui si era ben lontani all’inizio dell’intervento.
Anche la motricità manuale si è potenziata e, come dice la mamma “finalmente riesce ad avvitare il tappo ad una bottiglia!… a infilarsi e sfilarsi le scarpe… sfoglia le pagine dei libri!… tiene in mano il cucchiaio senza versare la minestra, ma ancora non riesce a prendere la pasta con la forchetta.”
Il linguaggio si è arricchito di espressione, produzione, logica, vocaboli, articolazione e comprensione. La produzione fonetica e l’articolazione hanno avuto un notevole sviluppo anche se alcuni fonemi non sono bene espressi ed altri non ancora presenti poiché permane la disprassia bucco-fonatoria (non espelle la lingua, mancanza di vibratilità della risma labiale e di tonicità mandibolare, difficoltà di produzione e di emissione di suoni e rumori).
Il suo vocabolario è aumentato numericamente e si è assistito ad un utilizzo delle parole in modo adeguato ai contesti. Stefano impiega in modo privilegiato un frasario con sostantivi, aggettivi, forme interrogative nonostante sia privo di verbi coniugati correttamente, di articoli, preposizioni, congiunzioni ecc. La comprensione ha raggiunto un livello superiore rispetto alla situazione iniziale: il bambino è in grado di capire ad esempio i richiami degli adulti e di rispondere conseguentemente, di seguire una storia semplice e di dare conferma di ciò che ha ascoltato o visto, di comprendere i rapporti di causa-effetto.
Il processo di autonomia è sempre più attivato e confermato dal fatto che Stefano ha raggiunto il controllo sfinterico.
I commenti dei genitori in merito a Stefano e al suo cambiamento, già oggi, sono: “Non sembra nemmeno lo stesso…”, “…si struttura un dialogo… sono meravigliato di poter parlare con lui…”, “…a scuola gli leggono le storielle e ora riesce a metterle in ordine temporale…”. Inoltre: “Quando non riesce a fare qualcosa si arrabbia”. “Monta sulla bicicletta e si spinge con i piedi a terra. Prima non ci montava neppure”. La mamma, in particolare, dice: “Quando si fa colazione mi fa togliere la cartina dalla pasta… mamma levimi”. “Sta con il fratello, parla e gioca con lui”. “La postura che presenta oggi Stefano è meravigliosa… anche la nonna m’ha detto: ma guarda come cammina!”. “Stefano è felice e sereno. Fa la sua strada”.
“Fa la sua strada” giunge come antitesi alla diagnosi di “non suscettibilità di variazioni in rapporto ad interventi riabilitativi”.

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