di Federica Berton
Pedagogista Clinico®

Avvio di un percorso pedagogico clinico in studio. Matilde ha 8 anni, frequenta la classe terza della Scuola Primaria e proviene da una famiglia agiata ma poco presente. Risente molto della società e delle dinamiche interne alla sua famiglia, è molto insicura di sé, rigida, composta, con difficoltà nell’addormentamento, atteggiamenti allarmanti verso il cibo e comportamenti quasi ossessivi e di controllo verso la madre. Viene accolta in studio in osservazione per attuare una verifica pedagogico clinica delle sue Potenzialità, Abilità e Disponibilità, per conoscerla nella sua globalità e per offrirle l’opportunità di raggiungere uno stato di ben-essere grazie all’avvio di un intervento che prevede un agire con gradualità, adattabilità e un processo di spiralizzazione, nonché la creazione di un clima simpatetico che ha permesso fin da subito l’originarsi di un’interazione tra me e la bambina all’interno di un ambiente che ha evocato in lei prossimità, sicurezza, positività e benessere, con l’intento primario di giungere alla soddisfazione dei suoi bisogni e delle sue necessità date dalla situazione sociale ma soprattutto familiare e affettiva in cui è inserita.

Dall’Analisi Storica Personale e dalla Verifica delle PAD emerge che Matilde è una bambina molto insicura, con difficoltà a livello emotivo e affettivo, con disistima di sé e sentimenti di inferiorità. È molto rigida, ha un tono fortissimo a livello globale e manifesta difficoltà nel controllo del fisico a livello tonico. Presenta molte resistenze, tensioni e paratonie date dall’incapacità di mantenere la muscolatura rilassata anche nella mobilitazione passiva, movimenti parassiti, una grande energia tonica e conseguente incapacità di rilassamento. Risulta confusa anche l’abilità di sentire e percepire intimamente il proprio corpo, con una visione di sé e un’immagine corporea distorte. Matilde ritiene infatti il suo corpo non conforme ai canoni della nostra società e più robusto rispetto a quello delle coetanee (nonostante sia una bambina normopeso) e riferisce di provare dei sensi di colpa quando consuma del cibo non considerato salutare. Emerge che la madre è una persona che si dedica molto al fitness ed è molto attenta alla forma fisica e per questo ha sempre imposto un regime alimentare sano ma al contempo rigido alla famiglia, lasciando poco spazio all’assunzione, anche sporadica, di dolci e zuccheri in generale.

Matilde ha molto autocontrollo ma è anche altamente controllante verso gli altri, in particolar modo verso la mamma, nei confronti della quale attua questo comportamento soprattutto nel momento dell’addormentamento richiedendo la sua presenza e manifestando un bisogno di vicinanza, circostanza da lei vissuta invece con difficoltà e come momento di perdita di contatto e controllo e come momento di abbandono. La madre stessa dichiara infatti di essere una madre distante e manchevole, severa e altamente richiedente, una mamma che ha sempre visto nell’ordine, nel rigore, nella logica e nell’impeccabilità dei requisiti fondamentali e che ha sempre chiesto, esplicitamente ed implicitamente, alla bambina di essere perfetta e di non arrecare disturbo. Matilde effettivamente mette in atto meccanismi di difesa che la portano a modalità di chiusura, azioni prevalentemente analitiche, ordinate, logiche e riflessive; è molto perfezionista e desidera che tutto vada secondo le sue aspettative. Al contempo si rivela una bambina profondamente bisognosa di sicurezza, lodi, attenzioni, rassicurazioni e stima. Il percorso di aiuto pedagogico clinico di Matilde si consolida nell’attuazione dell’intervento pedagogico clinico che prende avvio dalle necessità emerse nel corso della Verifica delle PAD. Quello su cui si decide di andare a lavorare insieme è il potenziare e il ritrovare una stabilità emotiva, il promuovere sentimenti di fiducia e sicurezza vincendo gli effetti svalorizzanti, l’aiutare la plasticità e la morbidità tonica con l’abbattimento degli stati tensionali e l’aprirsi a situazioni di disordine e capovolgimento che aiutino la bambina a scomporsi, uscire dalla sua rigidità, dai suoi schemi, dai meccanismi ormai interiorizzati e dal suo dover essere sempre impeccabile ed in ordine, per ricomporsi poi nella maniera più idonea ad una bambina della sua età e nel modo più armonico, sereno ed equilibrato possibile.

Per perseguire tutto ciò, vengono proposte a Matilde le più varie e disparate esperienze tratte da tutti i metodi pedagogico clinici, seguite da alcuni metodi corporei sul lettino. Inizialmente le proposte vengono accolte con rigidità ed esitazione, anche perché Matilde è una bambina non abituata a situazioni che la mettono in disordine, e tramite le sue domande e le sue titubanze è evidente il bisogno di ricevere costantemente conferme e sicurezze su come debba affrontare le diverse sollecitazioni e su come le abbia sostenute una volta terminate le esperienze. Ciononostante, affronta tutte le occasioni-stimolo fin dal primo incontro con il sorriso sul volto e con entusiasmo. A mano a mano che gli incontri si susseguono, poi, inizia a liberarsi delle tensioni iniziali e anche i movimenti si fanno più liberi, vari e scomposti e si nota come la bambina diventi via via sempre più serena nell’affrontare le diverse proposte, divertendosi e superando tutti gli atteggiamenti di difesa.

Gradualmente inizia ad uscire dagli schemi e si vede come il corpo che fa esperienza in modo attivo la aiuti a sciogliersi dandole una spinta motivazionale, sempre nella dinamica del gioco che le permette di evolvere ma con piacere e quasi inconsapevolmente. Ciò che mi sopraggiunge come riscontro e ciò che emerge è che il tipo di intervento condotto per mezzo di scambi interattivi simpatetici e il tipo di rapporto che grazie ad essi si è venuto a creare le permette di andare oltre se stessa, rintracciando dentro di sé sicurezza e fiducia, nonché rassicurazione e capacità di aggiustamento, acquisendo via via maggiori consapevolezze grazie alle occasioni di vivere vissuti intensi, esplosivi e liberatori. Nel tempo Matilde ha infatti iniziato a vivere anche le situazioni impreviste e confuse con tranquillità e molta più flessibilità, apertura e disponibilità.

Per quanto riguarda i metodi corporei, il Discover Project® viene inizialmente accolto con difficoltà e atteggiamenti (ad esempio fatica nel tenere gli occhi chiusi, vigile attenzione di ogni gesto, movimenti parassiti soprattutto di bocca e mandibola, smorfie, impedimenti nel sollevare alcuni arti per il forte contrastarmi della bambina come nella flessione ed estensione di gomito e ginocchio contro resistenza, un respiro toracico…) indicativi di tentativi di lasciarsi andare che la bambina ha provato a mettere in atto ma che ancora non riusciva a padroneggiare del tutto essendo molto controllante e rigida e necessitando di tempo per sciogliere le sue resistenze. Per questo e per la presenza di un corpo abbastanza scomposto, decido di far seguire al Discover Project® il metodo BodyWork® con la speranza che, essendo un metodo che lavora sulle vie percettive e sul contatto, possa infondere nella bambina maggiore calore, un senso di parteciparsi e sentirsi anche nella forma dell’allentamento e una sensazione di contenimento. Nonostante qualche piccola resistenza nel lasciarsi andare e nel mantenere gli occhi chiusi nel corso di un paio di incontri, nell’accogliere questo metodo Matilde si mostra fin da subito più serena, esibendo un respiro regolare e il volto rilassato. Il BodyWork® infatti le permette di vivere con maggiore distensione gli incontri e un po’ alla volta grazie ad esso inizia a lasciarsi andare totalmente, conquistando sempre più calma e tranquillità, caratteristiche che si ripercuotono poi, volta per volta sempre più, anche nel metodo Discover Project®, fino ad essere vissuto e sperimentato anch’esso completamente positivamente. Ad oggi il percorso pedagogico clinico con Matilde è ancora in corso e in divenire. Indubbiamente alcune insicurezze sono ancora presenti e va ancora consolidata la possibilità di avere un corpo totalmente plastico e agente in una modalità interamente adatta ad una bambina, così come vanno ancora recuperate completamente le sue forze reattive. Sicuramente però tutte le esperienze fino ad ora realizzate e volte a potenziare un’immagine di sé positiva e un senso di sicurezza e fiducia anche nelle situazioni più destrutturate e caotiche hanno contribuito alla creazione, nella bambina, di una maggiore serenità nell’affrontare le diverse situazioni che la vita le presenta e la stanno aiutando a sviluppare l’idea che ci sia la possibilità, per lei, di iniziare a pensare a sé come ad una persona competente e in grado di reagire e farcela con le sue stesse forze.

Le esperienze sulla corporeità, sull’entrare in contatto con il proprio corpo attraverso vie propriocettive e vie percettive, poi, nonostante ci sia voluto del tempo prima che fossero accettate ed accolte con serenità, hanno senza alcun dubbio incrementato forme di pensiero più confacenti la realtà e più profonde, rinforzando l’Io, il concetto di identità e l’autopercezione. Il lavoro svolto insieme fino a qui ha permesso a Matilde di attuare uno sviluppo offerto da se stessa, a se stessa e per se stessa, sostenuto però dalla mia presenza che mi ha vista impegnata a livello professionale in un rapporto simpatetico che le ha permesso di arrivare in studio sempre con gioia ed euforia e di trascorrere il tempo assieme divertendosi.

Il mio intento, infatti, è stato da subito – ed è tutt’ora – quello di accompagnare la bambina in una crescita e in un cambiamento in espansione di sé standole accanto, considerandola nella sua globalità e creando un clima confortevole, incoraggiante, gradevole, creativo, dinamico e divertente in cui potersi “ricomporre”.

È così, e grazie al fare concreto, interattivo, non cristallizzato e generativo della Pedagogia Clinica, che un po’ alla volta Matilde sta trovando nuovi equilibri, nuove capacità relazionali e nuove consapevolezze che la stanno aiutando a rintracciare, finalmente, dentro di sé il desiderio di vivere una vita con successo, fiducia, sicurezza, apertura e volontà.

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