Reflecting®

di Simone Pesci
Presidente Società Inter.le di Reflecting (SIR)

Prometeo rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini e così fece cosa gradita al consorzio umano. Il Reflecting® cerca un modo per sottrarre dalla catena intricata dell’anima la fiamma della riflessione: non dà un fuoco già acceso, ma fornisce i mezzi affinché questo fuoco nasca nell’altro.
Nonostante la massima “Vuoi che ti sia concessa vera libertà? Servi alla filosofia” non possiamo considerare Epicuro come un precursore del Reflecting® poiché, sebbene cercasse di liberare gli uomini dalla paura degli dei e della morte, era un filosofo e portava avanti la sua filosofia: solo se credevi in lui e in quello che diceva, cioè solo se ti lasciavi convincere, potevi essere libero dalla paura.
Il Reflecting® non cerca di convincere come la filosofia, è un modo di porsi di fronte all’altro per potergli dare gli strumenti adatti alla riflessione.
Se Epicuro non può essere considerato un precursore di questa scienza, può esserlo sicuramente Socrate, colui che “faceva partorire agli altri il loro punto di vista”.
La maieutica è uno dei tanti strumenti che il Reflector ha per svolgere la sua importante missione: far riflettere. Grazie a tale obiettivo il Reflecting® si configura come una scienza emancipativa poiché chi riflette tende per forza ad una libertà.
“Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. L’ortodossia è non-conoscenza”. (Orwell, 1984)
Il Reflector si rivolge alle persone non in quanto uomini, ma in quanto singoli. Cerca di giovare al singolo, all’unico, senza tuttavia perdere di vista la “social catena”, cerca di giovare all’individuo nel rispetto della comunità ed anzi tende ad una società giusta e libera che non sia una massa fredda di persone omologate, ma sia invece l’unione di singoli esseri pensanti. “tu hai il diritto di essere ciò che hai il potere di essere” (Stirner, L’Unico e la sua proprietà)
Il Reflector è padrone delle forme di comunicazione, egli comunica, “mette insieme doni”, non si contrappone né entra in simbiosi con chi gli sta davanti, fornisce alla persona la possibilità di pensare criticamente, fa crescere e cresce, si arricchisce e arricchisce, dando modo all’altro di intraprendere la via dell’equilibrio.
Essere specialisti significa avere determinate conoscenze, essere in grado di metterle insieme, padroneggiare gli strumenti e se stessi per avere il coraggio di non indurre l’altro a credere in qualcosa, sia questo qualcosa una psicoterapia o un’opinione, ma di dare modo all’altro di riflettere per giungere ad un equilibrio dinamico.
Compito del Reflector è uccidere il bisogno del Reflector, far sì che la persona, raggiunto quest’equilibrio dinamico con le sue forze intime, possa con le stesse forze mantenerlo.
Nel rapporto persona-specialista, egli è un suggeritore che non suggerisce, è un formatore che dà “soltanto” i mezzi attraverso i quali la persona possa trovare in sé la via dell’armonia.
Il Reflecting® non dà risposte, aiuta a riflettere. Ogni riflessione non condurrà ad una verità assoluta per la quale la risposta deve essere giusta o sbagliata, poiché è un processo attraverso il quale si giunge ad una nuova riflessione.
Se ci manteniamo nella concretezza della vita reale, tra i bisogni di ognuno, tali processi portano ad un equilibrio dinamico che si spezzerebbe qualora smettessimo di pensare.
Un equilibrio statico è una speculazione metafisica. Un equilibrio dinamico è l’armonia che tutti ricerchiamo, che dobbiamo tener viva assieme al fuoco della nostra riflessione, un’armonia che possiamo raggiungere e mantenere cogliendo da noi stessi le chiare fonti dell’atarassia.
Grazie al Reflector, la persona può individuare le sue sorgenti dell’equilibrio, può incamminarsi e raggiungere le fresche acque e bere quell’acqua che non disseterà per sempre certo, ma che sarà sempre lì dove si è trovata, al termine della via che lo specialista aiuta a trovare e che la persona possiede, al termine della via che non cambierà e sarà al contempo diversa, se non sarà spenta la luce del pensiero e se non si crederà che di quell’acqua non abbiamo più bisogno.
Il Reflecting® ha nel rapporto con l’altro il suo fondamento. La persona è considerata come un’universalità complessa, sorgente e fine dell’equilibrio. La persona è il singolo, l’unica e irripetibile possibilità tra miliardi di possibilità, è la libertà e il suo territorio.
Il Reflector non vede nell’individuo che gli sta di fronte né il divino né l’umano poiché chi gli sta di fronte è l’unico, è il Tutto per sé.
La persona che chiede aiuto è un pellegrino che non ha bisogno né di maestri né di guru, ma ha bisogno solamente, se così si può dire, di un’altra persona che lo aiuti a riflettere, ad intraprendere il cammino. Questo cammino è dentro il pellegrino stesso, non può che essere parte di lui.
Colui che si rivolge al Reflector non è un soggetto di un esperimento, non è solo un “caso” da archiviare con sigle rispettose della sua privacy, non è un malato da guarire né un infimo da guardare dall’alto in basso. È una persona in stato di disagio, capace però, con l’aiuto dello specialista, di superare tale disagio.
Nessuno può essere in armonia con se stesso se non lo è anche con gli altri. Lo scopo del Reflecting, il suo termine ultimo e sommo, è una società più giusta e più vera, nella quale tutti sappiano trarre fuori il meglio per se stessi e anche per gli altri.
La “social catena” è il cielo in cui tutte le stelle risplendono assieme, ma tutte uniche nel loro brillare.
Per quest’attenzione alla globalità il Reflecting® si struttura come una scienza utopica, che crede e si muove verso un futuro che ancora non si è realizzato, insomma una scienza per il cambiamento.

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