di Myriam Perseo
Pedagogista Clinico®

La Scuola dell’Infanzia è luogo di formazione, spazio di esperienze significative, ambiente intenzionalmente progettato per espandere le potenzialità dei bambini e delle bambine che la frequentano. Essa si pone all’interno del Sistema integrato 0-6 di educazione e di istruzione che garantisce a tutte le bambine e i bambini pari opportunità di sviluppare le proprie potenzialità di relazione, autonomia, creatività e apprendimento e precede il primo ciclo di istruzione che si pone quali finalità la promozione della consapevolezza di sé, in relazione con l’Altro e con il mondo, la formazione del futuro cittadino e lo sviluppo di un pensiero critico, aperto e trasversale.
A scuola i bambini vivono momenti significativi, che si riflettono sullo sviluppo delle strutture linguistiche, cognitive, sociali e affettive e possono disporre di linguaggi nuovi, diversi e di codici interpretativi della realtà che permettono loro di interagire in maniera autonoma e libera con l’ambiente anche attraverso il gioco.
Giocare è un atteggiamento, un modo di porsi nei confronti della realtà; nel gioco i bambini «si esprimono, raccontano, rielaborano in modo creativo le esperienze personali e sociali […] sollecitandoli a osservare, descrivere, narrare, fare ipotesi, dare e chiedere spiegazioni in contesti cooperativi e di confronto diffuso» (Indicazioni Nazionali per il curricolo 2012).
Il gioco a scuola può divenire un’esperienza coinvolgente e complessa che rende i bambini protagonisti attivi nella costruzione di percorsi piacevoli, motivanti, positivi, fondati sullo star bene. Esso, nel suo significato più ampio e profondo, dovrebbe occupare un posto fondamentale all’interno dei percorsi scolastici. Come si pone il Pedagogista Clinico® accanto ai bambini che giocano?
La Pedagogia Clinica riconosce e valorizza le potenzialità di ogni persona-bambino e ne accoglie il bisogno e la ricerca dello star bene, del benessere scolastico e si rivolge alla persona-bambino promuovendone uno sviluppo globale, sintesi fra corpo, pensiero ed emozioni.
La dimensione ludica può a scuola, quindi, favorire l’opportunità di:

  • accogliere, valorizzando l’originalità e individualità irripetibile del bambino e della bambina.
  • coinvolgere, favorendone la libera esplorazione, la sperimentazione e aiutando i bambini a ricercare un proprio modo di essere nel gruppo.
  • esprimersi, offrendo ad ognuno la possibilità di essere soggetto attivo e protagonista della propria storia da condividere.
  • creare, promuovendo occasioni differenti e partecipate per divenire costruttori della propria storia.

Il Pedagogista Clinico® si rende disponibile a ricevere, accogliere e ascoltare ogni bambino e bambina nella propria originalità e individualità irripetibile, offrendo occasioni di interazione con il gruppo, di relazioni autentiche e significative, di espressione creativa, dinamica, libera.
Pensare un percorso lungo un anno che dia valore al gioco come “contenitore”, opportunità per vivere molteplici esperienze di senso a scuola, è la motivazione che ha reso possibile la costruzione e realizzazione del progetto A che gioco giochiamo?  Il progetto, proposto e attuato durante l’anno scolastico 2022-23 nella scuola dell’infanzia di via Monte Spada, Quartucciu (CA), intende favorire il percorso di crescita personale di ogni bambino e bambina promuovendo gradualmente il superamento dall’isolamento educativo, integrando e coinvolgendo attivamente le famiglie e il territorio nel percorso formativo delineato, costruendo relazioni e interazioni positive tra pari, promuovendo azioni ed esperienze di conoscenza e sperimentazione del mondo. Numerosi bambini, in questi ultimi anni, hanno, infatti, perso o diminuito drasticamente le relazioni con i pari, sono stati sovra-esposti alla rete internet, hanno ridotto le esperienze di movimento e corporee e hanno vissuto importanti difficoltà economiche delle famiglie. Nati durante il periodo della pandemia, essi vivono la scuola come il primo luogo di esperienze e di incontro, di relazione e scambio con i coetanei e con altri adulti che non siano i propri familiari. Tutto ciò può aver favorito l’emergere di difficoltà e inibizioni in diverse aree dello sviluppo: corporeo e di movimento, linguistico, logico-matematico, affettivo-sociale e soprattutto nell’area delle autonomie.
Per la progettazione di A che gioco giochiamo? si sono poste particolare cura e attenzione alle possibili condizioni di fragilità, dovute a situazioni familiari di povertà culturale e sociale, spesso enfatizzate dal vissuto di precarietà e instabilità che caratterizza il contesto attuale. L’incontro con l’altro da noi attraverso il gioco è divenuto occasione di crescita, confronto, maturazione, scambio ma può caratterizzarsi anche come possibilità di conflitto, disagio, imbarazzo laddove mancano delle “competenze” personali ad entrare in contatto; il percorso fondato sulla dimensione ludica contribuisce a sviluppare nei bambini atteggiamenti favorevoli verso sé stessi e verso gli altri, a costruire un’idea di condivisione, di partecipazione, di coinvolgimento, di comunità allargata.
L’itinerario fa riferimento al nuovo quadro di competenze delineato nella Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea (maggio del 2018) e si pone quali obiettivi:

  • riscoprire il gioco come strumento di apprendimento e di relazione, con effetti significativi a livello cognitivo, metacognitivo, emotivo e socio-relazionale;
  • valorizzare l’intuizione, l’immaginazione, l’intelligenza emotiva e il pensiero divergente;
  • promuovere le tappe principali della socializzazione attraverso il riconoscimento e il rispetto di un sistema condiviso di regole;
  • valorizzare l’apprendimento cooperativo attraverso la creazione di un clima di fiducia e un ambiente inclusivo.

Il gioco permette di utilizzare la fantasia e la logica per inventare situazioni creative, di sperimentare una pluralità di linguaggi e di forme comunicative e di fare ampio ricorso all’uso del corpo e del pensiero, di provare ad utilizzare in forma inusuale parole, immagini, suoni, oggetti, di verbalizzare emozioni e sentimenti.
Il percorso ludico A che gioco giochiamo? si è intrecciato con il progetto internazionale su piattaforma Esep-etwinning No borders games e ha attraversato differenti nuclei tematici che si sono annodati fra loro:

  • Parole per giocare e inventare: rime, filastrocche, scioglilingua diventano occasione di ascolto e di gioco, di scoperta delle potenzialità inventive del linguaggio, di percezione Jdi ritmi e sonorità e contribuiscono allo sviluppo della produzione linguistica nella lingua madre e facilitano l’interesse verso altre lingue.;
  • Penso, dunque gioco: giochi costruttivi, percorsi, giochi da tavolo, primi approcci al coding, offrono la possibilità di sperimentare e combinare insieme l’analisi della situazione di partenza, l’individuazione di più strategie, la comprensione delle richieste, il confronto e la collaborazione per trovare soluzioni;
  • Il corpo in gioco: giochi motori, di espressività accompagnati dalla musica, giochi di abilità, di tensione e rilassamento offrono l’opportunità di esplorare il sé e le sue potenzialità e limiti, di riconoscere le emozioni e imparare a gestirle in modo efficace, di utilizzare lo spazio-tempo in condivisione con gli altri;
  • Facciamo che io sono: le narrazioni, le fiabe, il gioco-teatro, il giocare con l’arte permettono di sperimentare diversi linguaggi espressivi e di sperimentare processi creativi e di rappresentazione simbolica;
  • Giochi di avventura: scoprire il mondo attraverso la manipolazione della materia, i miscugli, l’osservazione e l’interazione con gli elementi naturali per poi tracciare percorsi esplorativi in spazi e ambienti differenti naturali (il bosco, la spiaggia, ecc.) o antropici (biblioteca, musei, spazi cittadini).

Fin dai primi mesi di vita giocare è una modalità con cui l’essere umano si avvicina al mondo: con le mani, il proprio corpo e quello degli altri, con la voce, con le ombre, con gli oggetti. Pensare il gioco come opportunità per abitare il proprio spazio vitale, fare esperienza diretta attraverso il pensiero, il corpo e l’affettività, costruire e trasformare la realtà, significa educare a entrare dentro, sperimentare, sostare in luoghi e situazioni. Luogo privilegiato per vivere esperienze ludiche coinvolgenti a scuola è il laboratorio pedagogico-clinico: pensato per mettere in atto momenti adatti a valorizzare la persona nella sua interezza, “spazio” flessibile, partecipato e attivo, modificabile in base alle esigenze concrete da sperimentare. In quanto pedagogia del concreto, applicata, pratica, attiva e autentica, la Pedagogia Clinica trova nella dimensione del laboratorio la propria modalità attuativa privilegiata. Il laboratorio è, quindi, un ambiente stimolante e accogliente in cui il gioco può divenire un’attività multiforme e andare oltre l’idea del riempire il tempo libero.
I percorsi ludici, durante l’anno scolastico, si sono sviluppati attraverso molteplici attività progettate, costruite e attuate per coinvolgere, in esperienze dirette, i bambini e le bambine di tutte le età (dai due anni e mezzo ai sei circa), che presentano interessi, talenti, potenzialità, bisogni e desideri differenti. In particolare, la progettazione condivisa fra tutte le docenti del plesso ha reso possibile una continuità nelle proposte ludiche e l’opportunità di creare spazi e ambienti vivi, ricchi di potenzialità, multifunzionali e flessibili. Per contribuire a sviluppare atteggiamenti favorevoli verso sé stessi e verso gli altri, a costruire un’idea di condivisione, di partecipazione, di coinvolgimento, si è favorita una didattica non direttiva, una modalità morbida e si è lavorato partendo dall’unicità e originalità del singolo per arrivare alla costruzione di un gruppo collaborativo, aperto al confronto e inclusivo.
I giochi proposti hanno permesso di sviluppare e maturare nuove competenze e di valorizzare ed esprimere il Sé all’interno del gruppo. Tenendo conto che il gioco condiviso è stato una prima occasione di socialità per i bambini e le bambine della scuola dell’infanzia di via Monte Spada, le docenti hanno incoraggiato e coltivato ogni sua forma e opportunità:

  • giochi di esplorazione dell’ambiente,
  • giochi tattili e sensoriali,
  • giochi di movimento individuali, in coppia e a squadre, proposti anche ai genitori.
  • giochi di costruzione,
  • giochi di drammatizzazione,
  • giochi sul ritmo e la danza,
  • giochi di parole e logico matematici,
  • giochi tradizionali di diversi paesi europei,
  • giochi digitali, realizzati con i bambini a partire da esperienze dirette e letture condivise e giocati insieme ai genitori.

Il significato profondo del giocare non si risolve nell’esclusivo apprendimento delle regole di un gioco o di un altro, ma nel divenire una modalità di stare nel mondo, di esserci, di vivere. Mettersi in gioco permette di ricostruire i contenuti e le esperienze della realtà in modo più libero, permette di strutturare e codificare gli apprendimenti, di sperimentare nuovi ruoli, individuando delle soluzioni che nella realtà non sono possibili. Giocare è una modalità espressiva che tende a liberare, aprire, esplodere, consente di proiettare l’energia verso l’esterno; è la più autentica manifestazione creativa e fonte di apprendimento e di relazione.
Per lasciarsi andare spontaneamente è necessario prendersi del tempo, il tempo delle persone, il tempo disteso e non quello rigidamente organizzato e, fondamentalmente, è importante creare un ambiente basato sull’accoglienza e la fiducia che offra la possibilità di abbandonarsi, ma anche di rischiare senza timore del giudizio, di essere guardati e guardare gli altri come dimensione dello scambio, del dialogo in una dialettica circolare fatta di rimandi, richiami, attenzione reciproca.
Le proposte ludiche costruite e vissute a scuola insieme ai bambini sono divenute occasioni di sperimentazione anche per gli adulti con la realizzazione di molteplici momenti di gioco dedicati ai genitori e/o tutori in cui mettersi in gioco attraverso il corpo, il movimento, l’espressività. Prima di intraprendere qualunque itinerario corporeo-espressivo, si è reso necessario riscaldare l’atmosfera, facilitando la creazione di un clima disteso e positivo, incoraggiando il passaggio dai vissuti individuali a quelli di coppia e, infine, di gruppo. Le riflessioni dei genitori, emerse successivamente ai vissuti ludici, hanno posto l’attenzione sulla valorizzazione del gioco e delle sue opportunità non solo per i bambini. L’esperienza ludica è una delle attività che attraversa l’intera esistenza dell’individuo, un’azione liberatoria e creativa, ricca di stimoli, che suscita rapporti sociali differenti e nuove modalità di relazione emotivo-affettiva. Giocare è, infatti, una cosa seria che richiede fatica, disponibilità e il superamento dei propri limiti e dell’idea che tale dimensione appartenga solo ed esclusivamente all’infanzia. Nei laboratori dedicati (17 e 30 marzo 2023), i genitori sono stati invitati a entrare a scuola non come semplici utenti, ma come adulti educanti che condividono con le docenti la progettazione, le scelte, le esperienze. Le attività laboratoriali hanno avuto, durante la Settimana del gioco (22-26 maggio 2023) diversi momenti ludici adulti-bambini: letture-gioco condivise, tombola internazionale, costruzione di aquiloni, giochi digitali e tradizionali sono divenuti occasione di dialogo in cui il gioco ha facilitato l’incontro e l’apprendimento reciproco fra pari e fra bambini e genitori. Accogliere le famiglie e il territorio, nella prospettiva pedagogico-clinica, presuppone una scuola aperta e attiva, pre-disposta a progettare spazi non solo fisici, ma emotivi e cognitivi che permettano a ognuno, adulto o bambino, di “entrare”, essere inclusi con la propria storia, dentro lo stesso orizzonte.
La Pedagogia Clinica , dinamica, flessibile e attiva, ha sostenuto il progetto A che gioco giochiamo?, durante tutto l’anno scolastico, attraverso l’utilizzo dei suoi metodi e ha accompagnato i vissuti laboratoriali grazie alle sue tecniche originali e differenti, rispettose della complessità della persona, adulto o bambino. L’insegnante Pedagogista Clinico® ha lavorato in stretta collaborazione con le colleghe, accogliendo le esigenze, il bisogno di conoscenza di sé, l’intenzionalità, le motivazioni, la volontà di ogni partecipante in un clima relazionale fondato sul dialogo e l’ascolto. Inoltre, il suo approccio olistico, ha reso maggiormente articolate le possibilità di sviluppo creativo ed espressivo di ogni bambino e bambina, favorendo l’utilizzo di linguaggi nuovi e differenti e la costruzione di una relazione positiva, caratterizzata dalla riflessione e il confronto, con i genitori di cui ci si è presi cura. Costruire il dialogo educativo con le famiglie è, infatti, un’azione fondamentale per conoscere e accompagnare i bambini nel percorso scolastico. A tale proposito si è presentato un questionario anonimo, utile per le docenti nella progettazione di eventuali percorsi futuri.
Alcuni pensieri e riflessioni dei genitori, emersi dalla lettura del questionario, incoraggiano le docenti a proseguire verso percorsi di condivisione e coinvolgimento,  ludico e corporeo-espressivo, degli adulti di riferimento (es.: “Ciò che ritengo molto importante è il coinvolgimento dei genitori, renderli attivamente partecipi di ciò che i bambini fanno a scuola e di cui ci parlano a casa è piacevole e interessante”, “Penso che per i bambini anche il coinvolgimento di certe attività con i genitori li stimoli di più”, “ É bello poter rendere partecipi i genitori, un modo sicuramente per conoscersi meglio e conoscere, capire la metodica di insegnamento verso i propri figli”, ecc.).
La realizzazione della Mostra dei giochi nel mese di giugno 2023 ha reso possibile documentare i processi messi in atto e ha offerto ai bambini, alle famiglie e alla comunità l’opportunità di comprendere la progettazione, far circolare esperienze, costruire nuove conoscenze e creare differenti e stimolanti collaborazioni, predisporre uno “spazio” comune in cui sostare, riconoscersi, incontrarsi, continuare a giocare insieme. Una scuola che riflette e rilegge il proprio itinerario è una scuola che matura la propria consapevolezza e si prende cura dello stile educativo attuato.
Per concludere, è possibile affermare che il progetto A che gioco giochiamo? ha favorito il progressivo coinvolgimento dei bambini attraverso la proposta di attività ludiche multiformi, fondate sulla visione pedagogico-clinica della persona-bambino, titolare di specifiche prerogative, capace di dialogo, di pensiero e di intuizione, di sentimenti e di fantasia, soggetto di diritti e co-costruttori della propria storia. Il percorso ha tenuto conto, nella sua realizzazione, dei tempi, dei bisogni ed esigenze, degli interessi, dell’età, della globalità e unicità di ciascun alunno e ha promosso, attraverso la predisposizione di un ambiente di apprendimento laboratoriale, stimolante, vivo, ricco di potenzialità, la partecipazione attiva e l’azione collaborativa fra pari e con gli adulti. Il gioco, nel suo valore profondo e formativo, può, infatti, potenziare l’incontro, la relazione, la compartecipazione, il dialogo e favorire esperienze concrete e significative per la persona che cresce, in un rapporto dinamico e di reciprocità fra io e l’altro. La Persona è, per il Pedagogista Clinico®, possibilità, punto di partenza, luogo di contatto, spazio di incontro, dialogo e apertura verso l’Altro. Il docente-Pedagogista Clinico®, in stretta connessione e collaborazione con i colleghi, può prendersi cura, con disponibilità e attenzione, della persona in formazione, è favorire un cambiamento di prospettiva sui percorsi progettati nella scuola dell’infanzia, perché «giocare è una cosa seria!» (Munari, 1986).

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