di Giuliana Ammannati
Pedagogista Clinico®

Educare ed educarsi alla  lettura è fondamentale per bambini e adulti: leggere implica non solo l’ esercizio di capacità visuo-motorie, ma anche la coordinazione dei meccanismi mentali che portano alla comprensione del testo scritto. Il soggetto che legge, il lettore, deve essere in grado tanto di codificare efficacemente l’ esperienza in termini linguistici, quanto di rappresentarsi mentalmente la situazione a cui il testo si riferisce.
La penetrazione del codice, come corrispondenza tra segni grafici e suoni, deve essere accompagnata da una serie di abilità cognitive come pensare, ragionare, riflettere, immaginare, valutare, per comprendere il lessico, individuare le informazioni essenziali e scoprire i significati nascosti.
Sul piano delle competenze cognitive leggere un libro è un’ attività difficile, soprattutto per i ragazzi: richiede un alto livello di astrazione perché la lettura si caratterizza per l’assenza di interlocutori, per il distacco dalla situazione oggettiva, per l’analisi delle strutture sonore e per il lavoro di costruzione cosciente delle sequenze comunicative.
Di recente la psicologia cognitiva ha offerto contributi alla elaborazione di modelli per la comprensione del testo; in grado di superare le ricerche precedenti sull’apprendimento del codice, sui testi di lettura e sul processo di comprensione delle frasi. Quindi il problema della lettura si sposta, dalla parola e dalla frase, al testo e alle complesse operazioni mentali che esso attiva.
Capire un testo richiede la capacità di costruire la rete dei fatti, le vicende di cui parla, la rete delle spiegazioni che li connettono e la gerarchia degli scopi per cui è stato realizzato.
E il lettore deve essere in grado di attualizzare ed integrare i contenuti presenti nel testo; a tal fine alcuni studiosi dell’Università dell’Illinois propongono di fare sviluppare, per la lettura connessa allo studio di capacità di meta-comprensione, attività di controllo e di autocontrollo, per imparare ad interrogarsi su ciò che si legge e a “farsi delle domande da sé” sui contenuti letti.
Ma l’analisi e la comprensione del testo non possono soltanto essere limitate al piano delle operazioni mentali. Questo, a nostro avviso, sarebbe un grave errore.
Leggere significa coinvolgere soprattutto la propria dimensione personale, soggettiva, creativa. Infatti i soggetti sono diversi tra loro, come pure i livelli e gli stili cognitivi ed emotivi di ciascuno. Poiché ogni esperienza è vissuta con una particolare “tonalità emotiva, “anche ogni apprendimento ha un “versante” emotivo il cui ruolo può essere determinante e pertanto deve essere tenuto in grande considerazione nel processo formativo e comunicativo.
In ogni individuo sono presenti inclinazioni, istinti e desideri come potenzialità vitali e creatrici, che hanno bisogno di essere espresse correttamente e liberamente.
Questo richiede la massima promozione delle relazioni socio-affettive che, nella loro varietà e diversificazione, consentono al lettore l’arricchimento personale e il progressivo spostamento in direzione sociale della propria ricerca di soddisfazione emotiva. Per questo occorre essere molto attenti e competenti nel fornire valide e idonee letture ai soggetti in formazione.
È utile, a tal fine, ricordare l’insegnamento di Rousseau, il quale testimonia che la sua fanciullezza è stata rovinata da letture scellerate che gli avevano poi pregiudicato l’adolescenza, proiettandolo precocemente nel mondo degli adulti. E facendogli saltare una tappa fondamentale dello sviluppo, lo avevano turbato molto sia nella emotività, che nella capacità relazionale con le donne e perfino con i suoi figli, arrecandogli seri danni alla sua crescita psicologica ed affettiva.
L’ educazione alla lettura va attuata a partire dalla motivazione spontanea del soggetto, dal suo piacere di leggere, porgendo a bambini e ragazzi letture interessanti, non semplici frasi, ma storie in grado di comunicare con la loro sfera emotiva ed inconscia.
Quello che è necessario affinché un ragazzo impari nel tempo ad amare la lettura non sia tanto conoscerne l’utilità pratica, ma sviluppare la sua consapevolezza che avere la capacità di leggere gli dispiegherà davanti un mondo di meravigliose esperienze e conoscenze.
L’ educazione alla lettura, basilare nella formazione della vera intelligenza emotiva, dimostra che l’interpretazione del linguaggio verbale coinvolge l’esperienza che una persona ha del mondo, le sue competenze linguistiche, comunicative, pragmatiche e cognitive; insieme al suo mondo emozionale, estetico e valoriale.
È importante, pertanto, invogliare presto alla lettura, per arricchire sempre di più il lettore di queste importanti competenze linguistiche, logiche e creative. Il linguaggio è la via privilegiata, anche se non la sola, attraverso la quale passa la comunicazione educativa.
È uno strumento formativo per controllare e regolare i sentimenti e le emozioni di tipo egocentrico, come pure serve per ridurre lo stesso egocentrismo. La via per il superamento dell’egocentrismo è quella della esperienza diretta non disgiunta dalla evoluzione del pensiero, del linguaggio e dalla motivazione, da parte delle persone, di inserirsi, nel rapporto affettivo-intellettivo-sociale con il nucleo che si esprime linguisticamente. Una reazione emotiva confusa può facilmente sollecitare un comportamento irrazionale: il mezzo linguistico impiegato appropriatamente, sia dall’ educatore che dal soggetto stesso, consente di circoscrivere il comportamento, razionalizzandolo.
Tutte le manifestazioni espressive perseguono questa importante finalità.
Leggere, parlare, raccontare con le proprie parole, cercare di descrivere la narrazione, ciò che si sta leggendo, ciò che si è fatto e ciò che si sta facendo, vuol dire analizzare il proprio comportamento e quello altrui. Prenderne coscienza e individuare le differenze personali. Ma significa pure estendere il territorio della propria sicurezza e con esso l’intera personalità.
Il linguaggio è fondamentale anche per la formazione della personalità relazionale e sociale, per poter interagire in maniera efficace e autentica. Differenti livelli di ambienti sociali tendono a costituire codici linguistici più o meno elaborati, influenzando il pensiero relazionale e il comportamento.
I rapporti tra il linguaggio e il pensiero sono quindi strettissimi, a tal punto che il primo alimenta il secondo e contribuisce ad estenderne le possibilità. L’ estensione e la ristrutturazione del pensiero attraverso il linguaggio riguarda, ad esempio, la storia della retorica. I modi di dire, le comparazioni, i traslati,  le metafore, gli eufemismi, le parabole ,le allegorie, l’ ironia e i paradossi sono forme di pensiero indubbiamente dipendenti da forme linguistiche.
Ad esempio la possibilità di definire l’espressione
“una bassa insinuazione “come “maldicenza” è un gioco prima di tutto linguistico.
Ma il pensiero, ossia la comprensione, arriva dopo se arriva …
Leggere storie e racconti permette non solo di sviluppare arricchire adeguatamente il pensiero e il linguaggio, ma anche di influire sulle azioni e sulla capacità di spiegarsi il mondo reale.
Un bambino che ,ad esempio ,non abbia avuto la possibilità di ascoltare o di elaborare storie, manca di quella capacità di guardare al mondo con prospettive diverse .
Non è infatti possibile osservare direttamente l’interiorità delle persone, come non è possibile osservare, ad esempio, quella delle stelle…
È necessario immaginare questi aspetti che rimangono nascosti alla vista.
Io non posso pensare che una persona che ho di fronte provi emozioni, sentimenti e pensieri come quelli che provo io, finché non ho avuto la possibilità di stimolare la mia immaginazione attraverso il racconto, che mi permette una interpretazione corretta dei vissuti, dei valori che ci accomunano, ma anche delle differenziazioni personali.
La narrazione ci insegna a considerare una persona che nutre speranze, timori, ansia, paure, rabbia e amore, tutti sentimenti ed emozioni che io stesso ho provato e provo.
La narrazione rende evidenti anche i limiti che ognuno di noi ha nell’ accedere alla conoscenza degli altri.
Si avverte l’incapacità  di cogliere completamente  l’interiorità di qualsiasi persona …
Il soggetto abituato alla lettura, alle storie e ai racconti, impara come sia più facile  capire i sentimenti emotivi dei personaggi piuttosto che quelli delle persone reali,  come ha detto Proust in ” Le temps retrouve’ “,spesso presentano- un ostacolo che la nostra sensibilità non può superare -,un nucleo segreto in cui nemmeno la nostra immaginazione può penetrare .
Leggendo ci si rende conto di questi ostacoli e si impara a capire che, ad esempio, i genitori non hanno bisogno di sapere tutto ciò che passa per la mente di un ragazzo e la stessa cosa vale per questi nei loro confronti.
Il lettore attento impara ad avere rispetto per i contenuti nascosti di questo mondo interiore, soggettivo, comprendendone la grande importanza, per la visione completa e unitaria dell’ essere umano.
L’ immaginazione letteraria spinge, inoltre, ad interessarsi al destino dei personaggi, nel rendere manifesta la loro ricchezza interiore, cosa non sempre visibile.
L’ immaginazione narrativa, che si sviluppa con la lettura, è uno strumento necessario per prepararsi ad affrontare in maniera corretta non solo la dimensione relazionale e affettiva, ma anche l’interazione morale.
Ci si abitua ad agire in maniera empatica e a riflettere sulla interiorità di chi abbiamo di fronte. Educare alla lettura è fondamentale per la formazione del cittadino e anche di una certa comunità che sia capace di sviluppare la sensibilità simpatetica; cioè la sensibilità di chi nei confronti dell’altro è in grado di partecipare alla sua situazione emotiva e a quella dei suoi reali bisogni; sempre nel rispetto della sua individualità e del diritto alla sua riservatezza e alla sua privacy.

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