di Stefania Salvaggio
Pedagogista Clinico®

La scuola, luogo dove si formano le menti e i cuori delle future generazioni, si trova oggi ad affrontare sfide inedite. Un mondo in rapida evoluzione, caratterizzato da una crescente complessità e da ritmi frenetici, incide profondamente sul benessere degli studenti e sul senso da dare alla loro esistenza.
Nell’era dell’iperconnessione si sperimentano solitudine, ansia, difficoltà relazionali, senso di inadeguatezza e tanti altri disagi che a scuola, il luogo dove i ragazzi trascorrono una buona parte della loro vita, emergono in tutta evidenza.
“Che senso ha studiare se so di non poter riuscire?”
Il senso frustrazione e smarrimento che emerge dalle parole di questa mia studentessa è comune a molti giovani, di fronte alle difficoltà che incontrano nel percorso scolastico e alle pressioni sociali.
La scuola, oltre ad essere un luogo di apprendimento, dovrebbe essere un ambiente accogliente e protettivo, dove ogni studente possa sentirsi valorizzato e supportato nel suo percorso di crescita.
“La scuola, attualmente soprattutto per gli adolescenti non fornisce il viatico benefico per l’avventura della vita di ciascuno, non fornisce le difese per affrontare le incertezze dell’esistenza, non fornisce le difese contro l’errore, l’illusione, l’accecamento. Non fornisce mezzi che permettono di conoscersi e di comprendere gli altri. Non fornisce la preoccupazione, l’interrogazione, la riflessione sulla buona vita e sul ben vivere, insegna solo in modo lacunoso a vivere, fallendo in ciò che dovrebbe essere la sua missione essenziale”. (Morin, E.(2015). Insegnare a vivere. Milano: Raffaello Cortina Editore)
In questo contesto la figura del Pedagogista Clinico® docente può davvero fare la differenza. Rappresentare un faro che illumina un percorso spesso oscuro.
Egli è un professionista che, grazie alle sue competenze specifiche, può offrire un supporto personalizzato e un ascolto attivo.
Il suo ruolo va ben oltre quello di un semplice insegnante, egli è un facilitatore di processi, un co-costruttore di relazioni significative. Avverte la necessità di espandere la competenza europea dell’”imparare ad imparare”, che rappresenta non solo una capacità tecnica, ma anche una forma di resilienza e consapevolezza nel superare gli ostacoli.
Il Pedagogista Clinico® docente, attraverso il dialogo e la relazione, non si limita a fornire risposte, ma aiuta lo studente a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, delle proprie potenzialità e delle sue abilità nel rispetto della sua disponibilità. Non si sostituisce all’altro, ma si pone accanto, promuovendo un processo di crescita personale e relazionale, il cui obiettivo non è solo il sapere, ma soprattutto, l’avvicinarsi all’altro nel rispetto delle giuste distanze.
È caro a tutti noi il principio di un’educazione come pratica di cura, che sollecita nell’altro la capacità di arrivare a far sì che sia la persona stessa a prendersi cura di sé, “la qualità del nostro vivere dipende non solo dalle valutazioni che noi stessi diamo della nostra esperienza, ma anche da quelle che riceviamo o che pensiamo di ricevere dagli altri. [..] Trovarsi nello sguardo positivo dell’altro può trasformare il modo di sentirsi” (Mortari, L. 2022).
La missione di un docente deve avere per obiettivo il riconoscimento delle qualità umane dei suoi studenti, il manifestare nei loro confronti attenzione e benevolenza, andando oltre le griglie mentali dell’interpretazione.
Il Professor Guido Pesci, nel Dizionario di Pedagogia ClinicaPesci, G., Mani, M. 2022) mette in evidenza questo processo di crescita dell’essere umano agevolato dal Pedagogista Clinico® docente per renderlo capace di affrontare, con consapevolezza e coscienza, le nuove situazioni che gli si presentano nei diversi periodi dell’esistenza.
È un docente che sollecita al rispetto dei principi di inclusione, attiva e valorizza potenzialità e risorse attraverso una relazione educante.
L’alunno è una persona che viene riconosciuta come una unità complessa, piena di risorse interiori, con tutte le sue esigenze e manifestazioni. “Per questo il Pedagogista Clinico® docente vuole garantito lo sviluppo di ogni potenzialità abilità e disponibilità (PAD).
Sostenuto dai principi della Pedagogia Clinicaegli si caratterizza anche nel suo lemmario, ricco di termini con significati specifici e distintivi, poiché l’obiettivo della scienza, è quello, nel fare chiarezza, di evitare terminologie che possono incidere negativamente sui progetti di rinnovamento.
Il Pedagogista Clinico® docente non utilizza mai i termini  “diagnosi”, “empatia”, “fase”, “stadio”, “scala”, “livello”, “profilo”, inteso come rappresentazione schematica dei risultati raggiunti dalla persona, né “bilancio” nel senso di “elenco di voci riassuntive” di abilità di “soggetti sottoposti a esame” oppure altri come “valutare”, “esercizio”, “trattamento”, “prove”, “caso”, “presa in carico”, “terapia”, “pratica terapeutica” e “restituzione”, né tantomeno “esami” a scopo diagnostico che richiedono di sottoporre a prova la persona ai fini classificatori”(Pesci, G., Mani, M. 2022).
Il Pedagogista Clinico® utilizza vari metodi distintivi della sua professione, combinando diverse tecniche per soddisfare le molteplici sfaccettature della persona. Questi metodi promuovono la conoscenza di sé, la motivazione, la volontà e offrono sollievo emotivo e sinergia.
Attraverso il dialogo e l’osservazione, Pedagogista Clinico® docente è inoltre in grado di individuare le difficoltà e le risorse di ogni singolo studente, creando percorsi educativi personalizzati. Non si limita a fornire soluzioni ai problemi, ma aiuta gli studenti a sviluppare le proprie capacità di auto-regolazione, di gestione delle emozioni e di risoluzione dei conflitti. In questo modo, essi imparano a diventare protagonisti attivi del proprio percorso di apprendimento e di crescita.
Il Pedagogista Clinico® docente è come un pivot tra la rete comunicativo-relazionale e il funzionamento di tutto il sistema scuola. Garantisce i giusti equilibri nei processi di crescita e il funzionamento sistemico; è una garanzia per gestire alcuni sbilanciamenti e disequilibri tra i componenti di tutta la comunità educante.
Egli lavora in questa comunità in stretta collaborazione con il dirigente, gli insegnanti, i genitori e gli altri operatori scolastici per creare un ambiente di apprendimento inclusivo e accogliente, dove ogni studente possa sentirsi valorizzato e possa orientarsi verso la migliore realizzazione di se stesso.
Nel mio ruolo di Pedagogista Clinico® docente presso il liceo delle scienze umane, ho l’opportunità di vivere quotidianamente la scuola come un luogo di crescita e di scoperta.
La scelta del mio percorso formativo, così ricco di sfumature e complessità, mi ha portato a riflettere profondamente sul significato dell’educazione. Soprattutto quando ascolto le parole di sconforto e di smarrimento dei ragazzi mi rendo conto di come sia sempre più necessario andare oltre la semplice trasmissione di nozioni.
Sento sorgere in me il desiderio e la necessità di impegnarmi per creare un ambiente educativo in cui gli studenti possano sviluppare le loro potenzialità, coltivare la curiosità e acquisire gli strumenti per comprendere il mondo che li circonda.
Insegno la bellezza, intesa come esperienza estetica, etica e spirituale; questo è fondamentale per me.
Organizzo laboratori di scrittura creativa, promuovo la lettura di classici e contemporanei e incoraggio l’esplorazione di diverse forme d’arte.
Inoltre, grazie alla richiesta dei dirigenti che si vogliono avvalere dell’impianto metodologico proprio del Pedagogista Clinico® docente, favorisco orientamenti inclusivi con l’ampliamento e l’aggiornamento di nuove prassi educative.
Credo fermamente che creare la relazione simpatetica con i propri studenti sia imprescindibile per sollecitare in loro nuove opportunità di coinvolgimento, di cui oggi si parla sempre di più nei diversi documenti ministeriali, nelle linee guida dell’UDL, nel suo terzo principio, nei diversi trattati di Zygmunt Bauman, come anche del professor Massimo Bruscaglioni e del suo self-empowerment.
Seguendo gli insegnamenti di Guido Pesci, cerco di andare oltre il mero “funzionamento” della scuola, per valorizzare l’esperienza educativa come un percorso di crescita integrale della persona.
Ritengo questa la mia missione, mi prodigo per portarla avanti ogni giorno, sia dentro che fuori la scuola, per creare un ambiente accogliente, dove ogni studente possa sentirsi valorizzato nelle sue unicità e possa sviluppare relazioni autentiche con i compagni e gli insegnanti.
Nel mio lavoro quotidiano mi confronto con le diverse sfide che gli adolescenti affrontano: l’ansia da prestazione, le difficoltà relazionali, la ricerca della propria identità. E sono lì ad offrire loro un ascolto attivo, un supporto personalizzato e gli strumenti necessari per affrontare queste complessità a partire sempre dalle loro potenzialità, abilità e disponibilità. Sono convinta che con l’esempio e insegnando la comprensione, si potrà nel tempo osservare un feedback di ritorno nel nostro agire educativo, che diverrà sempre più consapevole del fatto che i processi di umiliazione sono nocivi soprattutto quando divengono reciproci e non dovrebbero mai appartenere alla coscienza dello studente.
Le attività che propongo sia con il gruppo classe, sia con il singolo divengono delle opportunità esperienziali autentiche, poliedriche, impressive ed assorbenti per lo studente, che grazie ad un ascolto orientato alla riflessione, lasciandosi guidare dalle suggestioni del metodo Reflecting®, può raggiungere nuove opportunità e disponibilità socio-relazionali e la conquista di nuove consapevolezze dei propri vissuti comportamentali.
Con la sollecitazione, l’apertura espressiva e lo scambio simpatetico si può giungere ad approfondire la conoscenza di se stessi, a maturare nuove disponibilità organizzative ed espressive superando difficoltà legate al proprio sé corporeo, psichico ed emozionale.
La sfida più grande per noi Pedagogisti Clinici docenti risiede nel nutrire la relazione da persona a persona e nel dialogo con lo studente, per generare quel circolo virtuoso del riconoscimento reciproco. Il riconoscimento dell’altro diverso da me.
Essendo in classe con i ragazzi da qualche tempo, posso affermare con certezza che la mia professione è la più bella del mondo.
Comprendo in pieno il senso di quell’Eros pedagogico di cui parlava Platone, dell’amore e della passione del docente per il proprio lavoro.
Il Pedagogista Clinico® docente può lasciare un segno nella scuola, creare un ponte tra il mondo degli adulti e quello dei giovani, offrendo un punto di riferimento stabile e affidabile, aiutandoli a sviluppare al meglio la propria individualità, il legame con l’altro, preparandoli ad affrontare le molteplici incertezze e le difficoltà dell’esistenza.
In questo momento di transizione, e non solo verso le competenze digitali, diviene fondamentale per me, forte anche della mia esperienza nell’ambito della gestione e dello sviluppo delle risorse umane, affrontare questa sfida insieme ai dirigenti, ai docenti, agli studenti, alle famiglie, superando gli ostacoli di un agire educativo spesso frutto di una formazione e un aggiornamento insufficienti.
Una risorsa preziosa, in tal senso arriva dal DM 66 sulle Comunità di Pratica (Decreto Ministeriale n. 66 del 12 aprile 2023). In questo modello di interazione, mutuato anche dagli ambiti aziendali, e che trae le sue origini nell’apprendistato, si interagisce creando condivisone e disseminazione della conoscenza. In questa modalità il totale della conoscenza sviluppato all’interno della comunità di pratica diventa superiore alla somma delle parti delle conoscenze possedute da ogni singolo membro.
Investire nella Pedagogia Clinicaa scuola significa investire nel futuro dei nostri ragazzi, costruendo una società più umana e consapevole grazie all’agire educativo di tutti e di ciascuno.

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