Invulnerabile est non quod non feritur, sed quod non laeditur, ovverosia è invulnerabile non ciò che non viene colpito, ma ciò che non viene danneggiato, e la Pedagogia Clinica non può essere scalfita da chi la vuol descrivere con pubblicazioni e perfino insegnare senza aver condotto o e condurre una costante attività di ricerca scientifica, indispensabile per animare teorie e metodi relativi a questo ambito di conoscenza e di esperienza.
È certo che la Pedagogia Clinica non può essere appagata dal sapere esistente, né si apprende leggendo e ancor meno è dignitoso limitarsi a fare delle letture per comporre un libro di principi non propri, certo è sfacciato insegnare con argomenti senza averli tratti dalla esperienza personale. Sono regole che chiedono di essere sostenute sotto il piano metodologico del rigore scientifico, oltre che deontologico, tanto più che la Pedagogia Clinica è una scienza autonoma e distintiva che per modularsi e concretizzarsi ha richiesto tanti anni di impegno con lo scopo di scoprire, interpretare e revisionare fatti e situazioni assai complesse da rappresentare la persona a cui questa disciplina si rivolge. Chi scrive e vuole insegnare la Pedagogia Clinica deve sapere che questa scienza è nata per rispondere all’ingorgo sociale prodotto di un sistema socio-politico inerte, senza anima, senza luce intellettuale, incapace di intervenire con ars integra et sapientia felix nel rispondere alle esigenze di una società in grande fermento che chiedeva di soddisfare le necessità di innovazione che rivendicava.
Questo il contesto in cui ha trovato anima la cultura su cui si è basata la Pedagogia Clinica maturata nel gruppo di Pedagogisti Clinici, scienziati e ricercatori, mossi dal desiderio di affrettare un cambiamento, impegnati a riflettere sulla realtà, le sue strutture, i segreti delle forze che vi si celano, con l’ingegno di scavare in profondità, legare le singole osservazioni sugli effetti e le loro cause, studiare come le energie si diversificano, … i moti dell’animo, … gli ordini e le qualità, … i processi di coscientizzazione e di reazione; Pedagogisti Clinici sostenuti da un’ansia febbrile di conoscenza, investita dal dominio di un vasto panorama culturale.
Insieme, in una scuola, i Pedagogisti Clinici del Movimento, come in una bottega artigiana ai principi scientifici aggiungevano – e continuano a farlo oggi in quanto Pedagogisti Clinici ANPEC e in qualità di docenti dell’ISFAR® – le dimostrazioni, consapevoli che l’esito dell’operazione manuale permette di accertare la bontà dei precetti insegnati, e dove si imparava – e si impara – a progettare, a inventare metodi adatti a ogni specie di interventi per un reale aiuto alla persona. Una ricchezza di principi e di abilità operative apprese che ben rendono invulnerabile la Pedagogia Clinica.

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