Pedagogia Clinica: Il movimento culturale

di Guido Pesci
Pedagogista Clinico®

In una società orientata ai criteri del separatismo e dell’assistenzialismo come quella che vivevamo negli anni ’60 non poteva mancare la presenza di alcuni che vivessero l’esigenza di un mutamento sociale, di impegnarsi per dare alla persona dignità. Una esigenza perseguita assieme ad alcuni uomini di scienza e di cultura che facevano parte di un movimento culturale spontaneo in Firenze. Era facile trovarci seduti sui muretti della Chiesa della Badia Fiorentina in compagnia di Giorgio La Pira dopo avere distribuito il pane all’uscita della “messa dei poveri” a scambiarci pareri e idee, a elaborare concetti e nutrire sentimenti e passioni, oppure con padre Ernesto Balducci e padre Arnaldo Nesti nella sede della rivista culturale Testimonianze in via della Colonna, o arricchiti dai confronti e dai progetti di Nicola Pistelli fondatore e direttore della rivista Politica, uomo dal pensiero senza mediazioni con il quale ci incontravamo in via Tornabuoni. L’impegno verso un sostanziale cambiamento non mancò mai di stimoli che giungevano anche dalle conversazioni sulla lettura della storia passata e presente con Don Mario Lupori tenute sulla terrazza della Comunità S. Michele.
La necessità di rinnovamento era sostenuta con idee simili e contigue nelle linee del pensiero e dell’azione da tanti altri amici professionisti laureati in diverse discipline e docenti universitari, tra cui non sfuggono i nomi di Adriano Milani Comparetti, Giuseppe Talamucci, Giovanni Lombardi, Edo Bonistalli, Anna Pesci, con i quali ci incontravamo in diversi simposi e cenacoli; altrettanto significativi e di particolare coinvolgimento erano gli incontri con Lamberto Borghi che avvenivano nella sua abitazione in Borgo San Iacopo, esponente di rilievo del pensiero laico libertario e cultore di idee che avevano già trovato spazio nelle sue opere; tanti altri sono stati gli incontri suggellati dalla presenza di figure notevoli come Maria Ricciardi Ruocco nella hall dell’hotel Porta Rossa dove alloggiava, sorretti dalle elaborazioni dei contenuti delle sue opere già pubblicate e alcune in bozza; altri interessanti incontri avvenivano nell’aula della Facoltà di Magistero alla presenza di Filippo Maria De Sanctis con il quale ci intrattenevamo anche in diverse Case del Popolo per delineare il problema dell’educazione degli adulti e le necessità di una società nuova.
Erano anni difficili che, per contrapporre in antitesi l’insieme delle trasformazioni necessarie riferite alla diversa distribuzione dei ruoli, alle diverse forme organizzative e alle condizioni di vita, specie dei soggetti più fragili, ci vedevano scontrare anche violentemente nelle piazze.
L’imperante esigenza di un cambiamento era presente nelle diverse aggregazioni con cui agivamo in prospettiva di un mutamento sociale, tra le quali una in particolare ha trovato inizio e si è consolidata nel Cenacolo del Centro Studi Antiemarginazione in Firenze, animata da un clima di fermento con l’intento di apportare alla struttura sociale un ruolo moderno e rinnovato. È da questo Cenacolo che trova forza e sostanza il Movimento dei Pedagogisti Clinici.

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