di Luca Fabbri
Pedagogista Clinico®

Luca Fabbri del suo lavoro pubblicato con il  titolo Pedagogia Clinica-autenticità di una scienza, edito da Armando, Roma, ci introduce: “Il lavoro di analisi e di studio affrontato si è incentrato sulla ricerca delle origini della Pedagogia Clinica . Genesi non rinvenibile solo in una data precisa, o in un soggetto o in un gruppo di ricercatori bensì legata anche a tutto un lavoro di studio, di approfondimenti, di riflessioni volte a rintracciare nel corso della storia dell’umanità tracce di esperienze che fondassero e sostanziassero siffatta scienza. Uno studio che ha riscontrato un utilizzo del termine nel presente come nel passato – sia in Italia che all’estero – seppur in contesti e con significati altri rispetto alla definizione epistemologica di questa scienza autonoma e distintiva. Nel lavoro viene individuato il termine “cura” e “clinica” come il centro del discorso. Un’analisi che si è soffermata sull’uso del termine in pedagogia e la legittimità di tale ricorso al di fuori delle scienze mediche. Affidandosi alle ricerche di Michel Foucault e di vari studiosi si è rinvenuta l’origine del termine già nell’antica Grecia e si è rilevato il suo utilizzo e significato nel tempo in Pedagogia Clinica dove la clinicità definisce la finalità educativa come azione umana di aiuto alla persona.
La ricerca si è soffermata quindi sull’epistemologia della Pedagogia Clinica sulla validità o meno delle dichiarazioni di essere scienza autonoma, nuova e distintiva. Uno studio che ha ravveduto posizioni multiple e varie rispetto alla Pedagogia Clinica e alle concezioni di coloro che scrivono di pedagogia clinica, così come in merito alle relative relazioni con altre scienze da essi teorizzate. Relazioni nelle quali è possibile ravvisare dipendenze, sovrapposizioni, giustapposizioni, confusioni da parte di chi scrive di pedagogia clinica rispetto, invece, alla chiarezza epistemologica della Pedagogia Clinica sostenuta dal professor Pesci. Seguono sei paragrafi, in cui approfondisce l’epistemologia della Pedagogia Clinica dal punto di vista del glossario, la sua autenticità e distinguo riguardo alle varie pedagogie cliniche. Un’analisi sui lemmi e sui linguaggi propri o impropri finalizzata a trovare anche in tali aspetti gli elementi di sostanza del sapere di questa scienza. Il primo paragrafo presenta un’analisi in merito ai termini “persona”, “individuo” e “uomo”, oltre alle disquisizioni relative al loro utilizzo appropriato o meno in questa scienza e nelle altre pedagogie cliniche. Il paragrafo successivo espone una trattazione relativa al termine empatia e a quello di simpatia e le correnti favorevoli all’utilizzo di uno o dell’altro termine in pedagogia clinica, a dispetto della chiarezza della Pedagogia Clinica che fonda la relazione di aiuto sulla simpatia. Nel terzo paragrafo la questione trattata concerne l’utilizzo dei lemmi “Analisi Storica Personale” e “Colloquio Storico Personale” vs “Anamnesi”. Alcuni studiosi che ricorrono al termine anamnesi, giustificando la loro scelta, accusano la mancanza di coerenza e chiarezza alla Pedagogia Clinica dato che tale scienza ha optato per un cambiamento lessicale al suo interno. Nel saggio si sono individuate le motivazioni di questo cambiamento e le ragioni sottostanti la decisione di non adottare più un termine – quello di anamnesi – ritenuto non appropriato, in favore di altre definizioni. Nel paragrafo seguente lo studio si è soffermato sui concetti di “Verifica delle PAD” vs “Diagnosi”. Il secondo richiamato dalle varie pedagogie cliniche e sostanziato su una modalità di conoscenza dell’altro legata all’interpretazione, all’atomizzazione dell’individuo, ai criteri diagnostici, all’evidenziare gli elementi di negatività; a differenza della prima modalità, adottata dalla Pedagogia Clinica , che si contraddistingue per una conoscenza di tipo globale e positiva della persona.
Nel quinto paragrafo si è approfondito il concetto di “terapia” – termine che per alcuni studiosi è di esclusiva competenza medica mentre per altri sarebbe appannaggio anche della pedagogia e di varie pedagogie cliniche – e la scelta in Pedagogia Clinica di ricorrere al concetto di “intervento”. Emergono anche in questa sezione chiari distinguo: le pedagogie cliniche operano in vista di ri-abilitazioni, ri-educazioni mentre la Pedagogia Clinica interviene con principi educativi promuovendo nella persona nuovi equilibri, cambiamenti che valorizzino ciò che la persona è ed ha. Nell’ultimo paragrafo la ricerca si è concentrata sui concetti di “colloquio” e sul “Reflecting®” metodo compreso nella Pedagogia Clinica , analizzando i distinguo tra le due modalità relazionali, a livello sia gnoseologico che pratico. Appare chiaro nel testo come i “colloqui” intesi dalle pedagogie cliniche ricalchino metodologie pedagogiche e la maieutica socratica contraddistinte dall’interrogatorio e da un’investigazione poco rispettosa dalla persona umana, a dispetto del Reflecting® che, sostanziato dalla Nuova Maieutica, aiuta la persona a trovare in se stessa, da se stessa, le risposte da dare a se stessa e a riflettere su di sé al fine di trovare nelle proprie risorse personali le risposte per raggiungere nuovi equilibri e il benessere.
Segue un’analisi su l’agire concreto della Pedagogia Clinica mettendo in luce quelli che sono i suoi metodi, metodologie e tecniche esclusivi, coperti da marchi registrati, brevetti e copyright in risposta ai bisogni educativi della persona. Nella sezione si è affrontata la questione dal punto di vista delle pedagogie cliniche evidenziando, nella quasi totalità dei casi, la mancanza di strumentari, metodi e metodologie proprie ed esclusive e il ricorso – ad esclusione che per Crispiani, nel quale si ravvedono altre problematiche – di quanto proprio di altre scienze.
Il lavoro termina con una ricerca focalizzata sulla questione della formazione, avendo rinvenuto esistere molteplici offerte formative, promosse da vari centri e Atenei che si richiamano a molteplici pedagogie cliniche. Una variegata offerta che presenta non solo possibilità di formarsi in varie località, bensì proposte che divergono sostanzialmente nell’epistemologia e dunque presentano non la “Pedagogia Clinica ” bensì varie e diverse pedagogie cliniche, di tutto ciò era utile fare trasparenza e chiarezza.

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