Nel leggere i volumi di Pedagogia Clinica è frequente trovare enunciazioni anticipate da “scienza che”, con argomentati contenuti che sottolineano lo sviluppo, l’espansione e la diffusione della Scienza. Effetti sollecitatori che promuovono alla lettura, alla conoscenza e alla condivisione di importanti aspetti, contenuti con cui viene sottolineata la pluralità di teorie, concetti, modelli e principi su cui si fonda la Pedagogia Clinica. La rassegna di “Scienza che” qui esposta è tratta dai lavori di autori di opere pubblicate con le diverse Case editrici ed è intesa a dare prova di ciò e come ciascuno ha offerto, con contributi espressivi propri, oggettivi e verificabili i segni distintivi e automi di questa Scienza Transdisciplinare.
Scienza che…
Scienza che grazie ai contributi di tanti e diversi ricercatori e scienziati laureati in molteplici discipline, sostenuti dal dinamismo transdisciplinare, ha garantito nuove consapevolezze, validati nuovi processi, nuovi sistemi e nuovi criteri di ricerca scientifica condivisi con grande fervore ed entusiasmo da tutti i partecipanti l’Accademia di Pedagogia Clinica.
Scienza che fin dalla sua origine vanta contributi da eminenti docenti dell’Università degli Studi di Firenze, dai professori, Balzarini e Lunardi, dell’Università della Nuova Medicina di Milano, come pure dalla professoressa Ada Fonzi dall’Università degli Studi di Torino.
Scienza che è dovuta al sacrificio di tanti pedagogisti clinici, investimento di energie che hanno creato conoscenza e che stimolata da floridi interessi dimostra che le strategie vincenti non nascono dal plagio, dallo scopiazzare o da sterili chiacchiere, ma dall’accanita ricerca che rende possibile far divenire strateghi e tattici ed imparare a tollerare le incertezze, a riflettere con senso critico, a sfruttare in modo dinamico tutte le idee e le possibilità che vengono offerte da un percorso labirintico e, nel trovare la soluzione, sviluppare quel senso di soddisfazione per il successo che inevitabilmente incrementa la fiducia in sé stessi.
Scienza che nata da un movimento associativo si contraddistingue quale fondamento di fiducia e attenzione nel rispetto della persona in una relazione protesa all’evoluzione che vada a sostanziare e sostenere scopi comuni, intenti cooperativi e che possa accomunare tutti nel vivere concretamente e in maniera partecipativa il movimento associativo. Cooperazione che ha l’intento di superare i propri limiti, offrendo a ciascuno la possibilità di soddisfare interessi personali e collettivi, raggiungendo la consapevolezza che il ben-essere, lo stare bene, il realizzare la propria umanazione, passi soltanto dal sano dialogo che porta al noi.
Scienza che si interessa all’osservazione, all’esperienza e all’esperimento e non si limita alla deduzione concettuale sulla scorta di pochi dati empirici, ne ignora significati e realtà essenziali. La molteplicità di ricerche scientifiche ha consentito e consente ricchezza di conclusioni, saldi punti di orientamento, attendibilità, una visione d’insieme dei mezzi e dei fini per non ignorare significati e realtà che sono essenziali al processo educativo. Ciascuna ricerca richiede perciò un chiarimento critico e sistematico sui progressi compiuti e sui risultati conseguiti a cui deve corrispondere una soddisfacente organizzazione teorica di tutto il campo educativo. Queste conoscenze, esperienze ed abilità sono il patrimonio comune dei pedagogisti clinici chiamati a soddisfare le esigenze di aiuto dell’uomo. Essi hanno il possesso dei metodi, raccolti in una scienza coerente, consapevole dei suoi principi; conoscono e sanno stabilire gli intimi nessi tra le varie modalità di intervento educativo, i vantaggi e le finalità che possono offrire le tecniche e le tecnologie in risposta alla effettiva varietà della Pedagogia Clinica.
Scienza che ha permesso al Pedagogista Clinico di raggiungere il modello della professional leadership, un’alta qualificazione che ha ricevuto unanime riconoscimento e non può mancare ormai nel sistema di servizi permanenti e diffusi a favore dell’uomo. Si tratta di nuove soluzioni per nuove e diverse situazioni in cui l’uomo possa realizzare se stesso e trovare negli altri una risposta alle sue esigenze. L’educazione deve offrire all’uomo l’abilità a governare i propri sentimenti, dare seguito ai propositi, utilizzare la volontà fino a giungere liberamente e facilmente alla sua esecuzione. Il dovere della Pedagogia Clinica è quello di liberare gli uomini dagli ostacoli, aiutarli a trovare il loro equilibrio, riportare l’espansione del disordine verso l’ordine, realizzare esperienze conoscitive coordinate in un insieme coerente e consapevole di sè. Una educazione che sia capace di agevolare la formazione di una personalità forte, di un carattere adatto per affrontare la vita e superare le difficoltà. Una educazione con radici nell’esempio, nella ricerca e nell’azione comune e con postulati rivolti alla risoluzione dei problemi della prevenzione, del recupero di energie e capacità vitali.
Scienza che vuole indagare i mezzi e proporre le modalità necessarie per accompagnare la persona verso la libertà personale considerata la sua parte più intima e più nobile, aiutarla a riflettere sulle insidie, a riconoscere le barriere e le contraddizioni e promuovere la maturazione e l’evoluzione personale; Accademia dai principi fecondi, che opera una sostanziale azione di solidarietà indirizzata ad appagare i bisogni del singolo, a favorire e perfezionare nuovi equilibri seguendo un fine individuale e collettivo.
Scienza che nutre un ruolo attivo e intonato, necessario per uscire dall’imposto ruolo limitato nel produrre esclusivamente valori d’uso e non di scambio, incisiva nelle motivazioni e negli atteggiamenti culturali oltre ché sullo status socio-economico. Scienza il cui bersaglio sono i meccanismi sociali, quell’assetto sociale che ha trascurato gli impegni riservati alla persona, validi e rispondenti al presupposto di uguaglianza; scienza d’indole sociale quindi, razionalmente teleologica, illuminata ed evoluta, ed essenzialmente sperimentale che ha indagato i mezzi, e ha proposto le modalità necessarie per superare i limiti di una società fratturata che da sempre chiede risposta.
Scienza che si è evoluta con l’esigenza di opporsi a scienze e culture coscritte al sapere e alla formazione tradizionale, prive di prospettive di sviluppo dell’educazione indispensabile per rispondere alle necessità della persona nella sua unicità ed essenza
Scienza che è trasformativa, libera e liberante, in quel caleidoscopio di vissuti attivanti il professionista. Questo aspetto della formazione post-universitaria è una chiave di volta preziosa e peculiare della formazione transdisciplinare pedagogico clinica. Il suo smuovere il formando, generare cambiamenti positivi nello stare in relazione con sé e con l’altro, produce nuovi equilibri nel laureato e nell’esperto di altre aree nel suo modo di essere. Una nuova conoscenza di sé, nuove armonie che aprono a una professione distintiva fin dalla modalità di stare con l’altro, di stare nella professione.
Scienza che interroga se stessa, che controlla la propria struttura di pensiero, negozia con l’incerto, l’indeterminato assumendo sempre l’esistenza di buchi neri e contraddicendo ogni presunzione autoritaria che innalza una sola veritas: una scienza con coscienza.
Scienza che è investimento cinquantennale di energie, prova certa da cui parte l’invito a conoscerla, a condividerne il progresso e il rinnovamento, aggiungersi a quanti nell’apprenderla ne esaltano la positività scientifica e culturale ed hanno prova di quanto la professione di Pedagogista Clinico sia resa imperiosa dalla transdisciplinarità.
Scienza che contrasta la formazione tradizionale, priva di prospettive di sviluppo dell’educazione indispensabile per rispondere alle necessità della persona nella sua unicità ed essenza. La multidisciplinarietà dei contributi apportati dagli illustri uomini di scienza coinvolti nel Movimento dei Pedagogisti Clinici, occupati e accalorati dal desiderio di offrire alla persona nuove attenzioni educative e nuovi rispetti, ha cooperato in maniera emulsionante nella costruzione del conoscere e del sapere multi o pluridisciplinare per una educazione dal contributo interdisciplinare promosso dall’integrazione e la sintesi di diverse prospettive agite per una conoscenza generale, fino a oltrepassare i confini disciplinari e rispondere all’esigenza della transdisciplinarità con cui garantire l’accrescere delle conoscenze e abilità professionali e limitare ogni ignoranza. Evoluzione della Pedagogia Clinica che ha permesso di giungere alla fine di un determinismo lineare per lasciare spazio alla complessità dei fenomeni osservati e alla casualità nella riflessione scientifica, in risposta ad una transdisciplinarità capace di cogliere i problemi nella loro multidimensionalità e globalità
Scienza che trova una modalità operativa iniziale altra rispetto a quella definita nella diagnosi. Il termine diagnosi, difatti, implica un senso di verità ontologica, di manifestazione fenomenologica, mentre verifica evoca l’accertamento, il riscontro delle condizioni e situazioni, è la constatazione – senza giudizi – dello status quo e di quanto in possibilità. La verifica si sostanzia infatti su di una visione che guarda alla preziosità della persona, strutturandovi attorno una epistemologia cherichiede di non conformarsi all’opinione comune che circoscrivere la persona in difficoltà e con disagi come un malato, interrompendo la disumanizzante necessità di segnature metriche, di descrivere tutto secondo il linguaggio e l’atteggiamento che trasforma la disabilità in disturbo da far confluire in classificazioni nosografiche etichettanti, esami che si concretizzano in un fiscalismo protocollare su cui stendere punteggi e misurazioni.
Scienza che ha dato inizio a una riforma dell’educazione, a un Nuovo Umanesimo portato avanti grazie a una formazione che si su una cultura del cambiamento, una innovazione scientifica strutturata su un know-how teorico-pratico fatto di strumenti, strumentari, metodi, metodologie proprie e a marchio registrato che portano la Pedagogia Clinica a non focalizzarsi sui disturbi e le incapacità, sui deficit o le mancanze, su interventi riabilitativi, rieducativi, terapeutici, operando invece secondo una visione di globalità, fondata su una epistemologia che riconosce la persona soggetto unitario che richiede un aiuto integrale e non promosso in base ad una visione per obiettivi, sotto-obiettivi, fasi o stadi che aprono a categorizzazioni, bilanci, profili, livelli, scale, prove, esami, ammaestramenti, esercizi. La novità del sapere transdisciplinare acquisito dal Pedagogista Clinico® fa sì che questi operi in vista di una piena inclusione della persona nella società, accolta e riconosciuta in quanto soggetto con abilità e potenzialità e non considerata in quanto smossi da pietismo.
Scienza che rende abile il professionista a promuovere nella persona un percorso di cura capace di sostenere il soggetto affinché trovi il personale equilibrio e armonia. Una formazione che riforma la prassi di cura (to care) che porta il Pedagogista Clinico® a cambiare la relazione di aiuto, focalizzandola sulla valorizzazione dell’uomo.
Scienza che è trasformativa, libera e liberante, in quel caleidoscopio di vissuti attivanti il professionista durante la formazione e l’aggiornamento. Cambiamenti positivi, chiave di volta preziosa da generare, nello stare in relazione con sé e con l’altro, nuovi equilibri nel suo modo di essere.
Scienza che è transdisciplinare, polisinergica, polidinamica, generante non un esperto frutto di una “summa di discipline” bensì un nuovo professionista; Pedagogista Clinico® che pone in evidenza il suo essere distintivo e il senso di una formazione post universitaria integrativa. che porta ad avere un nuovo professionista transdisciplinare.
Scienza che, con convinzione e certezza, ha confermato l’educabilità di ogni soggetto e dimostrato i criteri di differenziazione metodologica più efficaci per offrire a ciascun individuo, singolarmente o nel suo rapporto collaborazione con gli altri, opportune occasioni di sviluppo. È certamente una scienza sostenuta da spirito di concretezza e professata per promuovere con forza e temperanza, percorsi educativi utili alle singole situazioni al fine di garantire con una solida base metodologica una sana vita di relazione a soggetti di ogni età.
Scienza che nell’affermare la propria indipendenza non si volge ad analizzare e studiare ciascuna sola parte dei fenomeni, ma l’uomo nella sua globalità, espressione delle innumerevoli facce prismatiche riunite nel territorio della realtà del proprio universo relazionale base dei propri rapporti umani che accompagnano l’uomo verso la libertà personale considerata la sua parte più intima e più nobile.
Scienza che non rinuncia a preziosi momenti di riflessione per orientare la praxis dell’intervento di aiuto del pedagogista clinico.
Scienza che proclama una fondata opposizione a ogni criterio santirarizzante per generare aiuti a persone di ogni età, con riflessi positivi sul piano della realizzazione pratica e concreta.
Scienza che valorizza gli aspetti positivi della persona mi hanno permesso di dare coerenza e concretezza all’idea di realizzare un’attività esperienziale, basata sui principi e la metodologia propria della Pedagogia Clinica.
Scienza che risponde ai bisogni della persona sostenendola verso lo sviluppo, verso un’educazione che gli permetta di vivere in sintonia e armonia.
Scienza che opera all’opposto dell’individualismo dove si rimarca la solitudine della cellula, frutto dell’emarginazione sociale, dell’angoscia di essere o divenire e che conducono per l’appunto l’uomo a chiudersi in un rapporto con il mondo alterato, in un monologo vuoto Una scienza che non è solo teoretica bensì teorico-pratica e che non si occupa solo di dar vita a occasioni-stimolo di riflessione , ma è capace generare nella persona e nella comunità esperienze reali, concrete, cambiamenti osservabili, percepibili, duraturi.
Scienza che muove dal principio che sposta l’attenzione dal deficit e dalla patologia al sostare sulle enormi riserve vitali di salute possedute dalla persona secondo una visione globale – dunque sociogenetica, psicogenetica e non solo organogenetica.
Scienza che non ricorre a termini quali dis-armonia, dis-agio, dis-adattamento, ins-sufficienza inadeguatezza giacché indicano stati di difficoltà e marcano un negativo; mentre tale sapere sviluppa il positivo, una modalità dell’essere di esser-ci in armonia e agio.
Scienza che incentrata sull’essere umano nella sua interezza e nella sua complessità, promuove le motivazioni fondamentali del vivere, nella quantità e nella qualità delle funzioni che rendono possibili le dinamiche della vita personale e sociale. Un potenziale educativo che consente al Pedagogista Clinico® di essere saldo sui suoi principi e di saper prestare all’uomo una deontologica attenzione.