di Marta Mani
Pedagogista Clinico®

La ricerca storico-scientifica cha ha accompagnato la Pedagogia Clinica non si è lasciata sfuggire neppure quanto gli uomini da secoli abbiano colto e raccolto dall’osservazione della natura la grande meraviglia del mondo nel quale possono muoversi, respirare, sentire, pensare, amare, odiare e pregare, tanti aspetti da cui ne hanno tratto insegnamenti e trasmessi con fedeltà attraverso la parola e le immagini figurative. Sono nati così i grafiti e linee tracciate con pennelli sulle pietre e sui muri, emozioni intime espresse con la pittura e la scultura, con i racconti, le poesie mitologiche, le leggende, i proverbi, le parabole, le fiabe, le favole.
I Sumeri, a partire dal 2600 a.C., hanno aiutato l’uomo ad affacciarsi con la mente ad un mondo di conoscenze sorretto dai pensieri e dagli impulsi alla curiosità sugli eventi tradotti e comunicati “da bocca ad orecchio” e poi provveduto a trascriverli in lingua accadica (la lingua degli Accadi) con caratteri cuneiformi. Si tratta di poemi che narrano le gesta delle divinità che si esprimevano nella triade formata da An, dio del cielo, riconosciuto  nei simboli  della volta celeste,  del “grappolo di datteri” e della spiga emblema della primavera e della natura che si risveglia, simbolo quindi di rinascita, segno di speranza e di futuro, di Enlil dio della terra, e Enki, dio della saggezza, oltre a tanti altri dei. Altri racconti che parlano di Gilgameš figlio della dea Ninsun e del re di Uruk Lugalbanda, eroe dell’epica mesopotamica furono scritti in caratteri cuneiformi intorno al 2000 a.C.
Non meno significativo il poema semitico di Atrahasis (2100 a.C.), racconto dell’evento mitico del Diluvio Universale fatto risalire a una scelta divina il cui motivo mitico simbolico è la punizione dell’umanità per i suoi crimini, le sue debolezze e il suo orgoglio, e il poema cuneiforme Enûma Eliš cosmogonico e  teogonico apparso nel XII secolo a.C., un poema che veniva recitato o cantato durante l’Akītu, la festa del capodanno di Babilonia a ricordare agli uomini di quella città come compiere il loro dovere e poter terminare felicemente la loro esistenza.
Altre opere dal contenuto etico e culturale sono presenti nella civiltà Arya che dall’Afghanistan intorno al XV secolo a.C. penetrò nel Punjab e occuparono l’area di Āryāvarta (la terra degli Ārya, delle persone rispettabili). Le loro scritture descrivono le gesta di incarnazioni divine, sono poemi epici Mahabharata che narrano l’epopea della dinastia dei Bharata, ed il Ramayana nel quale si legge la vita di Shri Rama, settimo avatar di Viṣṇu, sovrano ideale e guerriero valoroso, e della sua sposa Sita.
I dravidici nella tradizione dei Sangham o assemblea dei poeti (600 a.C.) si ritrovano per comporre assieme canti romantici (akam) e ballate eroiche (puram) e la religione dravidica ci offre narrazioni della mitologia induista basate sul culto della Dea Madre, la grande divinità della vita, della morte e della rinascita del dio Shiva Signore della Danza, simbolo del suono e della creazione.

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