di Olga Piemontese
Pedagogista Clinico®

Il tentativo di aiutare l’Uomo è spesso svilito dalla convinzione che possa essere soddisfatto secondo i principi dell’incoraggiamento, del parere e del consiglio, orientamenti e guide che, suffragati dalla parola, assumono il valore di farmaco. La parola-farmaco, gli intenti di condurre, di plasmare, di guidare e consigliare l’altro sono delle componenti strutturali dei vari principi di sovranità che sottovalutano perfino ciò che diceva Cleobulo: “Ascoltare è meglio che parlare molto” e quanto riferisce il motto” non mi dare consigli so sbagliare anche da solo”. Lasciare la cura al protagonismo della parola non può soddisfare il principio della metafora kohutiana del semicerchio dell’aratro di Ulisse che, opponendosi alla visione pessimistica dell’uomo contenuta nella tragedia di Edipo, ci mostra la possibilità che ogni persona ha di salvaguardare la propria integrità psicologica, la gioiosa consapevolezza di sé. Gli interrogativi che si impongono a proposito sono:
-Si può appagare il bisogno che la persona ha di sviluppare una profonda comprensione di se stessa, la coscienza e la padronanza di sé, destare ed organizzare l’azione della volontà, agevolare lo slancio vitale, dominare le circostanze, vincere gli ostacoli e promuovere l’armonia senza che l’operatore sia servus?
-L’aiuto deve consistere nel suggerire alla persona la visione del mondo dell’operatore?
A questi interrogativi ci viene in soccorso il Reflecting® che esige che l’individuo venga aiutato a riflettere su di sé, sul proprio essere e sul proprio esistere utilizzando prevalentemente le proprie risorse personali, basandosi sul principio che ogni persona ha in sé una riserva di forze meravigliose e di sopite energie che aspettano di essere rintracciate e lette per fluire e circolare nei propri pensieri, per fecondarli nelle proprie azioni per farle diventare realtà.
L’uomo, sostiene la disciplina del Reflecting, contiene molteplici forze necessarie per superare lo stato di inerzia psichica, per destarsi positivamente alla vita, quel desiderio di vita che è essenzialmente desiderio di felicità. Per rintracciare queste forze psichiche e poterle utilizzare positivamente alla persona occorre poter riflettere, imparare a conoscersi e a servirsi dei mezzi che possiede per difendersi e per conquistare il dominio sulle circostanze ambientali, in luogo di esserne lo schiavo e spesso anche la vittima; un modo di porsi di fronte all’altro per potergli dare gli strumenti adatti alla riflessione… non dargli risposte, ma aiutarlo a riflettere. Egli deve sviluppare abilità nella riflessione, quell’arte nobilissima per la quale l’uomo impara a pensare, in altre parole a scegliere i propri pensieri e a farne ciò che il Fouillé chiama idee forza, idonee ad accrescere e organizzare l’azione del proprio volere, il valore, l’intensità e l’utilità della sua vita personale. La persona deve poter conquistare il cosciente possesso di sé, di cui deve essere l’artefice esclusivo, reggere il timone in mano ed imparare ad orientare la barca sul mare mosso della vita, tra scogliere palesi o nascoste, tra banchi di sabbia e gorghi traditori e correnti contrarie. Fare l’analisi sulle origini dei propri disagi e trovare i mezzi per porvi rimedio. Un uomo quando ha imparato a conoscersi, a rintracciare le cause degli effetti che vede in sé, a misurare le proprie forze in relazione con le forze che a lui si oppongono, a contare solo su se stesso senza appoggiarsi a qualcuno, egli avrà conquistato un terreno prezioso sul quale potrà camminare senza paura. Il Reflecting offre alla persona l’opportunità di rinnovarsi, di accrescerne ed affrettarne lo sviluppo, destare in sé le facoltà sopite, armonizzare le proprie tendenze e unificare i propri scopi, conoscere e discernere ogni aspetto dell’universalità che le appartiene e che la porta al peculiare regno della conoscenza di sé. L’aiuto alla riflessione è favorito dal professionista che non fa né insegna e che, dalla conoscenza che egli ha delle leggi e del valore di ogni segnale informatore che regola le relazioni umane, sa ricevere, accogliere e offrire all’uomo idonee sollecitazioni alla riflessione. Il Pedagogista Clinico® stimola la persona ad avvertire in sé le contraddizioni, la consapevolezza delle motivazioni che determinano le scelte, a maturare autonomamente, raggiungere nuovi equilibri, innalzare l’edificio della propria personalità e promuovere lo sviluppo di abilità rivolte a stabilire validi rapporti interpersonali. L’individuo aiutato a riflettere, accorda a se stesso, nello sfondo dei propri desideri, il superamento dell’oscillazione tra permanenza e mutamento, converte gli atteggiamenti di rinuncia e di rassegnazione in atteggiamenti costruttivi, muove nella direzione della coerenza.

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