di Alberto Bermolen*, Maria Grazia Dal Porto**

In passato veniva considerata normale la visione lineare della realtà, che percepisce il mondo come una molteplicità di oggetti e organismi separati, e che sperimenta la vita come una sequenza di avvenimenti staccati nel tempo. Questa visione è fondata sul modello della fisica newtoniana. La nuova concezione dell’universo emersa dalla fisica moderna, le cui basi sono la fisica quantistica e la teoria della relatività, ci porta a considerare la realtà come un’unità interdipendente ed interconnessa nella quale tutto è in uno stato di continuo mutamento e trasformazione. Il successo della meccanica newtoniana nel ‘700 e nell’800 fece della fisica il prototipo di scienza « esatta » misura di tutte le altre. Le scienze sociali hanno risentito,enormemente di que­sto principio, perché sono state considerate le me­no « esatte » di tutte le scienze.
La maggior parte di tutte le teorie scientifiche dell’800 e dell’inizio del ‘900 furono costruite sul modello della fisica newtoniana, anche la sistemazione che Freud dette alle sue scoperte e ricerche subì questa influenza. Il suo contributo fu veramente straordinario, perché, quasi da solo, scoprì l’incon­scio e la sua dinamica, ma dovette farlo rientrare nel modello biomedico dell’epoca.
Per molto tempo le due culture, quella della scien­za fredda e analitica e quelle dell’estetica e dei sen­timenti, hanno funzionato indipendentemente l’una dall’altra, come gli emisferi, sinistro e destro, di una persona con il cervello diviso.
Già Cartesio usò per presentare la conoscenza umana la metafora di un albero. Le radici erano la metafisica, il tronco la fisica e i rami tutte le altre scienze. Così il paradigma Cartesiano-Newtoniano divenne il modello per le altre scienze.
Capra, nel « Il punto di svolta », facendo una sintesi dell’evoluzione nelle varie scienze, non ci pre­senta più la fisica come un modello per le altre scienze, ma piuttosto una scienza con una cornice, che ha come punto di riferimento la teoria dei sistemi.
Gregory Bateson, uno dei pensatori sistemici più influenti del nostro tempo, contesta i metodi fondamentali delle varie scienze e dichiara che in tutti i fenomeni di organizzazione esiste la struttura che connette (« Verso una ecologia della mente » Bateson).
Nel suo studio sull’epistemologia, Bateson sottolinea, ripetutamente, il ruolo fondamentale della metafora nei mondo vivente, che esprime una somi­glianza strutturale o meglio ancora di organizzazione. In qualsiasi campo egli lavorasse, cercava la metafora della natura, la struttura che connette. La metafora secondo Bateson è la logica su cui è costruito l’intero mondo vivente. Il pensiero di Bateson, anche se tante volte metaforico, era quello di uno scienziato che aveva un versante fortemente intuitivo che si manifestava nel suo modo di osser­vare la natura. Bateson sviluppò un concetto di mente radicalmente nuovo, che rappresenta un passo veramente importante per venire a capo della scissione cartesiana (F. Capra, Verso una nuova saggezza). La visione della vita che emerge attualmente dalle varie scienze è olistica ed ecologica. Tiene conto della dimensione cosmica nella quale è necessario essere immersi in armonia con il tutto.
In psicologia, la concezione olistica viene anche associata alla psicologia della Gestalt che, in una delle sue tante ricerche, riscontra che le funzioni della psiche, non possono essere comprese, riducendole ad elementi isolati, così come l’organismo fisico non può essere inteso a pieno, analizzandolo solo nelle sue parti.
La totalità è più delle parti che la compongono, così come una melodia è più delle parti che la costituiscono.
Per una mentalità scientifica tradizionale, che risente dell’influenza della fisica newtoniana, fenomeni co­me quelli rappresentati dalle idee simboliche, costituivano un serio motivo di imbarazzo poiché non possono essere formulati in termini puramente in­tellettuali. Il significato dell’espressione simbolica non può essere ridotto ad un sistema meccanico che schematizza l’immaginazione e di conseguenza la creatività.
Quando tentiamo di capire il simbolo, ci troviamo di fronte, non solo il simbolo in sé, ma la totalità dell’individuo che lo ha prodotto. L’immaginazione e l’intuizione sono di importanza vitale per la com­prensione dell’«essere» di ogni persona umana. L’uomo moderno, che fino a poco tempo fa ha basato la sua vita sul « razionalismo » si accorge di quanto l’impossibilità che aveva di capire la profon­dità di se stesso lo ha portato ad allontanarsi dalla sua essenza. L’uso puro e semplice delle parole si è allontanato, tante volte, dal suo significato.
La scienza classica, inoltre, ci portava a considerae gli aspetti qualitativi con regole e strumenti quantitativi. Come possiamo misurare l’ombra? La fiamma di una candela? Che misura ha la gioia? Quanto profondo è l’amore? Non tutti i processi sono misurabili con lo stesso metro. Levi Strauss, ri­guardo l’idea di connettere « struttura e misura », avverte che le basi scientifiche delle ricerche strutturali, sono date da certi sviluppi della matematica moderna, che considerano ampiamente il punto di vista qualitativo. Aggiunge che argomenti, che non richiedono una soluzione metrica, possono ugualmente, essere trattati in modo rigoroso.
La metodologia pedagogica olistica tende ad allentare le limitazioni che il pensiero dualistico ha imposto alla natura umana. Bello e brutto, buono e cattivo, profondità e superficie, sano e malato, trovano un punto di contatto.                                                      

*Alberto Bermolen fin dal 1985 assieme ai componenti del Movimento dei Pedagogisti Clinici, ha contribuito con motivato impegno alla ricerca, offrendo il suo ricco patrimonio, riformulato con attente verifiche ai principi della Pedagogia Clinica e adattato alle metodologie del Pedagogista Clinico®. Nel 1996 Alberto Bermolen entra a far parte del team dei docenti ISFAR per la formazione della professione di Pedagogista Clinico®.

**Maria Grazia Dal Porto*Maria Grazia Dal Porto fin dal 1985 assieme ai componenti del Movimento dei Pedagogisti Clinici, ha contribuito con motivato impegno alla ricerca, offrendo il suo ricco patrimonio, riformulato con attente verifiche ai principi della Pedagogia Clinica e adattato alle metodologie del Pedagogista Clinico®. Nel 1996 Maria Grazia Dal Porto entra a far parte del team dei docenti ISFAR per la formazione della professione di Pedagogista Clinico®.

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