Da tempo assistiamo ad una gran quantità di modelli utilizzati per insegnare a curare le persone, di forme strutturate, di progetti, di spartiti, considerati in qualche modo sempre strategici, e sui quali la persona deve organizzare il proprio schema di vita. Apprendimenti guidati che vedono l’operatore come servus, come colui che si propone alla persona in difficoltà con un “lasciati servire”, nel tentativo di plasmarne la vita, di trovare per l’altro un orientamento, una direzione.
Il tentativo di riabilitare l’uomo è troppo spesso svilito a mera tecnica d’intervento, convinti in molti di possedere risposte per incoraggiare e dare consigli, per promuovere negli altri …, indirizzare gli altri, interpretare per gli altri, capire e quindi risolvere i loro problemi. Per qualcuno è tanta la convinzione del suo essere guida da dichiarare che la sua metodologia o la sua tecnica è “l’unica vera risposta da offrire agli appelli talora disperati”. In troppi credono ancora che per “curare” o “aiutare” si debba condurre l’uomo secondo i principi della consulenza, dell’incoraggiamento e del consiglio, comunque suffragati dalla parola che così assume il valore di farmaco, evidentemente disaccorti perfino di ciò che detta la legge di Chisholm: “Le proposte sono capite dagli altri in maniera diversa da come le concepisce chi le fa”. E forse è proprio in ragione di questa ignoranza che nei loro interventi utilizzano la parola come orientamento e guida; la usano per conoscere l’altro, per sapere dall’altro, per liberare l’altro, per condurre l’altro. Parola-farmaco i cui intenti sono quelli di condurre, di foggiare, di guidare e consigliare l’altro, sono delle componenti strutturali dei vari principi di sovranità che sottovalutano perfino ciò che diceva Cleobulo: “Ascoltare è meglio che parlare molto”; e quanto riferisce il motto: “non mi dare consigli so sbagliare anche da solo”. Il problema è: si può appagare il bisogno che la persona ha di fare un’esperienza interiore, sviluppare una profonda comprensione di se stessa, la coscienza e la padronanza di sé, destare ed organizzare l’azione della volontà, agevolare lo slancio vitale, dominare le circostanze, vincere gli ostacoli e promuovere l’armonia, senza che l’operatore sia servus? Ci dobbiamo interrogare pure se la cura debba consistere nel suggerire alla persona in difficoltà ciò che è scritto su di un copione autentico che l’operatore porta con sé, nel disporre di un modello teorico di riferimento così da poterlo trasferire all’altro, nell’interpretare i racconti come fa il critico letterario e artistico, nello smascherare l’interlocutore con il contrapporre l’oggettiva realtà nel reale, o nel cercare di socializzare la persona alla visione del mondo dell’operatore.
A questi interrogativi ci viene in soccorso il Reflecting®, una scienza che studia come aiutare l’individuo a riflettere su di sé, sul proprio essere e sul proprio esistere, utilizzando prevalentemente le proprie risorse personali. Una disciplina sostenuta da affermazioni fondate su ricerche, osservazioni e deduzioni teoriche confermate dalla verifica e che danno ragione di sostenere che ogni persona ha in sé una riserva di forze meravigliose e di sopite energie che aspettano di essere rintracciate e lette per fluire e circolare nei propri pensieri, per fecondarli nelle proprie azioni e della realtà.
La persona contiene molteplici forze necessarie per superare lo stato di inerzia psichica, per destarsi positivamente alla vita, quel desiderio di vita che è essenzialmente desiderio di felicità. Per rintracciare queste forze psichiche e poterle utilizzare positivamente le occorre poter riflettere, imparare a conoscersi e a servirsi dei mezzi che possiede per difendersi e per conquistare il dominio sulle circostanze, in luogo di esserne lo schiavo e spesso anche la vittima. Essa deve sviluppare abilità nella riflessione, quell’arte nobilissima per la quale l’uomo impara a pensare, cioè a scegliere i propri pensieri e a farne ciò che il Fouillé chiama idee forza, idonee ad accrescere e organizzare l’azione del proprio volere, il valore, l’intensità e l’utilità della sua vita personale. La persona deve poter conquistare il cosciente possesso di sé, occorrente ad innalzare l’edificio della propria personalità, di cui deve essere l’artefice esclusivo, reggere il timone in mano ed imparare ad orientare la barca sul mare mosso della vita, tra scogliere palesi o nascoste, tra banchi di sabbia e gorghi traditori e correnti contrarie, verso una meta: le origini dei propri disagi, farne l’analisi e trovare i mezzi per porvi rimedio.
Chi diventa padrone di sé, chi riesce a tenere in mano le redini della propria volontà, vince molti ostacoli, domina molte circostanze, supera difficoltà che altrimenti lo dominerebbero. Ma, per destare queste forze e poterle utilizzare, occorre imparare la via segreta della riflessione, occorre faticare, scavare, scegliere e finalmente giungere a destare, sviluppare e organizzare l’azione della volontà cosciente di sé e possedere il senso della serenità.
Quando la persona ha imparato a conoscersi, a rintracciare le cause degli effetti che vede in sé, a misurare le proprie energie in relazione con le forze che a lei si oppongono, a contare su se stessa senza appoggiarsi né a destra né a sinistra, essa avrà conquistato un terreno prezioso sul quale camminare senza paura.
La persona deve saper adoperare le sue profonde energie che giacciono in quell’immenso campo di attività interiore a cui nessun altro ha il diritto di accesso, giungere a dare figurazione al disegno eletto dalla propria conoscenza e dalla propria volontà.
Il Reflecting® offre alla persona l’opportunità di muoversi, modificare fondamentalmente la propria vita interiore, accrescerne ed affrettarne lo sviluppo, destare in sé le facoltà sopite, armonizzare le proprie tendenze e unificare i propri scopi, conoscere e discernere ogni aspetto dell’universalità che le appartiene e che la porta al peculiare regno della conoscenza di sé. L’aiuto alla riflessione è favorito dal Pedagogista Clinico®, colui che non fa né insegna e che, dalla conoscenza che egli ha delle leggi e del valore di ogni segnale informatore che regola le relazioni umane, sa ricevere, accogliere e offrire idonee sollecitazioni alla riflessione; stimola la persona ad avvertire in sé le contraddizioni, la consapevolezza delle motivazioni che determinano le scelte, a maturare autonomamente, raggiungere nuovi equilibri, innalzare l’edificio della propria personalità e promuovere lo sviluppo di abilità rivolte a stabilire validi rapporti interpersonali.
L’individuo, accompagnato dal Pedagogista Clinico®, accorda a se stesso, nello sfondo dei propri desideri, il superamento dell’oscillazione tra permanenza e mutamento, converte gli atteggiamenti di rinuncia e di rassegnazione in atteggiamenti costruttivi, muove nella direzione della coerenza.

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