Oltre la psicologia infantile verso la Pedagogia Clinica
Nicht kinderpsychologie, sondern Padologie

di Guido Pesci
Pedagogista Clinico®

La ricerca del Movimento dei Pedagogisti Clinici muove dagli interessi sulla  pedagogia sperimentale di Ernst Meumann ed un particolare dal suo libro dal titolo Abriss der experimentellen Padagogik, edito a Lipsia nel 1914 dalla casa editrice Wilhelm Engelmann, un libro di difficile reperibilità di cui si è voluta fare la traduzione e offrire una lettura inedita sul tema della pedologia e una conoscenza su quanto in passato è stato concretizzato perché si eviti oggi di vivere nella certezza che nessuno prima di noi sia stato tanto arguto e sensibile da realizzare interventi ben orientati alla complessità della persona. Una lettura di un saggio in cui si sostiene con forza che per intervenire in aiuto al bambino nella sua evoluzione non basta la conoscenza di processi isolati dalla sua vita fisica e dall’intero complesso intricato delle circostanze di vita sotto la cui influenza cresce e matura gradualmente. La Pedologia, così come la Pedagogia Clinica, deve cercare di arrivare ad una visione d’insieme del bambino e allo sviluppo della persona infantile ed adolescente, sostenuti dai presupposti che il Meumann richiama:

    1. Conoscere la particolarità dell’organismo infantile in generale, la conformazione e le prestazioni dei suoi organi, la sua resistenza alla stanchezza, le sue capacità di recupero, gli specifici rischi, la tendenza alle malattie, l’andamento del suo sviluppo fisico, le differenze fisiche nell’organismo dei sessi nella fase giovanile, il contesto dello sviluppo fisico e mentale ecc., ecc.; dobbiamo disporre di tutte queste conoscenze e risalire in particolare al nesso individuale tra capacità fisiche e mentali nel singolo bambino. Nella scuola per essere in grado di valutare e aiutare correttamente i propri allievi l’insegnante deve formarsi una propria idea del singolo individuo nella sua interezza fisico-mentale. Un insegnante che intende valutare soltanto le prestazioni mentali del proprio allievo molto spesso gli farà un torto chiedendogli di fare cose che il bambino non è in grado di realizzare a causa di una debolezza fisica e quindi appellerà invano alla volontà dell’alunno laddove soltanto il trattamento fisico sarà in grado di operare un miglioramento. Alcuni esempi: un alunno che continua ad essere distratto a causa di una respirazione inibita dall’irritazione delle mucose nasali o delle tonsille rischia una punizione se ha a che fare con un insegnante facilmente irritabile; una punizione che per forza non sortirebbe alcun effetto; anzi, all’alunno verrebbe fatto un grave torto, mentre un semplice intervento medico potrebbe eliminare il problema. Un insegnante che ignora l’esistenza di allievi specificamente stancabili, che non considera come questi subiscono gravi danni a causa di circostanze di vita come la malnutrizione, la malattia, una distanza troppo grande dalla scuola ecc. corre il rischio di chiedere a questi molto più di quanto siano in grado di dare.
    2. Vi sono anche altri motivi per cui la psicologia infantile deve essere integrata giungendo ad una completa pedologia. L’educazione ha infatti bisogno di una visione completa di quanto l’intera vita giovanile dipenda dalle circostanze di vita esterne e soprattutto sociali nelle quali cresce. Le analisi antropometriche, psicologiche ed etiche del bambino (in particolare le prove sull’intelligenza) ci dimostrano come esso sia solitamente e principalmente un prodotto del proprio ambiente. È vero che ogni bambino esprime molto presto i suoi talenti e la sua spontanea vita mentale -a volte addirittura in contrasto con il proprio ambiente- ma per la grande maggioranza di loro vale la regola che subiscono -fino agli anni della pubertà e spesso anche oltre- in modo fisico e psichico l’influenza di forze esterne. Il bambino cresciuto in campagna ha caratteristiche che lo distinguono dal bambino metropolitano a sua volta differente dal bambino cittadino; il bambino dei ceti inferiori si sviluppa in modo diverso (e solitamente con un ritardo fisico) rispetto al bambino proveniente dai ceti sociali più agiati. Questi effetti prodotti dall’ambiente devono essere noti all’insegnante se vuole comportarsi in modo giusto nei confronti dei suoi allievi. Un educatore che conosce tutte queste influenze esterne al primo contatto con un nuovo allievo saprà subito che potrà aspettarsi determinate peculiarità del bambino causate dall’ambiente da cui proviene. L’insegnante sarà così in grado di valutare queste peculiarità in modo più giusto e più corretto rispetto a chi le attribuisce erroneamente alla sola individualità del bambino.
    3. La pedologia oltre alle condizioni esterne di vita tiene conto anche delle stesse circostanze educative. A differenza della psicologia infantile generica non ha infatti a che fare solo con la vita interiore ed astratta del bambino ma lo considera nel modo in cui esso si presenta come individuo educato ed influenzato dalla generazione adulta. La pedologia cerca di vedere il legame tra il bambino stesso e l’insieme di queste circostanze educative, le condizioni culturali ed istruttive, gli impulsi economici e scientifici di una determinata epoca ecc., ecc.
    4. La pedologia cerca di estendere la propria ricerca all’intero periodo di crescita della persona, fino al passaggio ad una condizione fisica e mentale con cui consideriamo relativamente terminato il processo di crescita; pensiamo qui ad aspetti esteriori come la fine della crescita fisica e ad aspetti interiori quali soprattutto l’autonomia mentale e l’autodeterminazione pratica e morale della persona giovane; questi fenomeni avvengono all’incirca ad un’età che va fino ai 20- 25 anni.

Per tutti questi motivi l’educazione empirica non può basarsi sulla fase infantile come esprime la parola greca, ma anche a quella dell’adolescenza.

error: Contenuto protetto !!