di Eugen Galasso
Pedagogista Clinico®

Che la Pedagogia Clinica abbia una salda struttura epistemologica è ormai noto e dimostrabile comunque.  Come essa si rapporti alle altre proposte epistemologiche differenti rimane in parte da chiarire: in questo breve contributo esaminerò solo alcuni metodi della Pedagogia Clinica (quelli, tra l’altro, che ho messi in atto con dei gruppi), nella convinzione, però, che ogni metodo pedagogico-clinico sia di per sé “creativo”, purché ci si intenda sul  significato reale del lemma, che non può essere considerato come antinomico rispetto alla razionalità, ma come un’altra forma di razionalità, volendo anche un apporto “altro” alla razionalità.  Due modalità di pensiero creativo diverse sono, volendo esemplificare, quella che parte da Joy Paul Guilford (1897-1987) e da Ellis Paul Torrance (1915-2003) che hanno teorizzato il “pensiero divergente” e  quella che deriva da Edward De Bono, nato nel 1933, che invece basa la sua teoria sul “pensiero laterale” – dove è significativo che De Bono, autore successivo ai primi due, sostanzialmente non li citi, peraltro non a caso, come cercherò di spiegare. Cito solo in fondo alla nota bibliografica le altre che, in un’altra ottica, tematizzano comunque la creatività. Volendo fare una breve storia della tematica, dovremmo risalire (ma non è questo il compito che mi propongo in questa sede) almeno al saggio di F.Schiller, “Uber die aesthetische Erziehung des Menschen”, 1795, trad,it. L’educazione estetica dell’uomo, Milano, Bompiani, 2007.   Volutamente, senza voler procedere subito a una marea di citazioni, possiamo riassumere così le due diverse (almeno parzialmente) tendenze: i teorici della ”divergenza” si riferiscono, in partenza, soprattutto a esperienze artistiche, ma non solo, tanto che citano la teoria einsteiniana della relatività come un esempio tipico di pensiero creativo, dato che Einstein “intuì” la relatività prima di procedere alle relative-necessarie dimostrazioni matematiche;
De Bono e il suo “pensiero laterale” adducono invece esempi tratti quasi esclusivamente dal mondo della tecnica e della scienza (con prevalenza della prima, però, anche per facilitare la comprensione dei lettori), quasi mettendo tra partentesi la componente artistico-creativa, che a tratti l’autore definisce quasi polemicamente come psichedelia e anche “psichedelismo”, ossia come fattore di un caos che sarà anche primigenio (lo è nel mito e nel passaggio al Logos) ma da cui bisogna pur uscire.
Tentativo di verifica:   da Pedagogista Clinico® mi permetto di fare, prima di tutto, una considerazione essenziale  quanto preliminare: Chi ha una formazione culturale predefinita e occupa un ruolo professionale specifico (e qui aggiungerei senz’altro alla lista che troviamo in De Bono anche gli/le insegnanti di ogni ordine e grado) ed è in un gruppo specifico, di tipo appunto professionale, attende subito, voglio dire preliminarmente, una spiegazione, che invece è ovviamente meglio che avvenga ex post, cioè dopo l’esperienza.
Chi, pur avendola, cerca di prescinderne (è il caso di musicisti e attori, per quanto riguarda la mia esperienza, almeno) o nel caso di un gruppo eterogeneo per il metodo Interart® che è più strettamente attinente all’ambito creativo, pur se potenzialmente, quelli della Pedagogia Clinica lo sono/sarebbero tutti; naturalmente la Musicopedagogia® torna sempre e comunque anche solo “dalla finestra”, tende invece a “lasciarsi sorprendere”, ad attendere la spiegazione quando essa, appunto ex post, venga fornita.
L’insegnante, con qualche eccezione, tende per esempio a chiedere: “Ma in che modo posso far uso di tale “scoperta” per la valutazione dell’allievo/della persona?”, tanto che da tempo premetto che non deve darsi alcuna valutazione in base alle risultanze dei metodi in questione, ossia che non esiste una finalizzazione di “risultati” eventuali rispetto alla classificazione valutativa della persona. Importanti alcune risultanze: quando un attore riflette sul colore degli abiti di scena che doveva scegliere da sé, partendo dall’osservazione di un suo disegno o quando un insegnante collega una poesia a una composizione musicale, quando un laureato in filosofia (laurea triennale) da anni funzionario comunale propone riflessioni originali sulla vita ma anche su un testo letterario ma anche sui processi  della nostra mente,  quando una giovane impiegata sa trovare collegamenti “inattesi” tra un suo disegno e un fatto che le era successo, coinvolgendo anche il suo bambino,  qualche anno prima, “funzionano” certamente le seguenti caratteristiche: flessibilità ideativa, originalità nell’ideazione, capacità di sintesi, rapporto aperto con l’ambiente (queste le precondizioni individuate dai teorici della creatività), come anche “non solo la capacità di soluzione di problemi singoli, ma di trovare nuove interpretazioni della realtà”, “soluzioni nuove e inattese”, come nella formulazione del “lateralista” De Bono (ma come ogni lettore-lettrice capisce senza bisogno di insistere su ciò, siamo comunque nello stesso ambito semantico, al di là dell’uso di lemmi differenti) o volendo trovare un trait-d’union tra “puri creativi” e “lateralisti”, la capacità di non ripercorrere necessariamente tutta la sequenza A-B-C-… Z, ma di  considerare il tutto, saltando poi vari passaggi. Sembrerà forse un po’ sloganistico affermarlo, ma a fortiori la proposta epistemologica della Pedagogia Clinica è “via regia” della creatività come anche (mantenendo ferma la “relativa” distinzione) del pensiero laterale.

Bibliografia

Guido Pesci, Epistemologia della Pedagogia Clinica  e della Professione di Pedagogista Clinico®, Firenze, Edizioni Isfar, 2004;   A.Bermolen, M.G. Dal Porto, L.Moretto,  Verso una pedagogia olistica, Roma, Bulzoni, 1993; J.P.Guilford, trad.it., La creatività in (a cura di A.Beaudot). AA.VV., La creativitàtrad.it, Torino, Loescher, 1977; E.De Bono, trad.it., Il pensiero laterale, Milano, Rizzoli, 1969, ristampe continue, W.Ko”hler,  trad.it., La psicologia della Gestalt, Milano, Feltrinelli, 1961 (l’apporto in qualche modo “pionieristico” della Gestaltpsychologie non può essere sottaciuto o minimizzato, ma essa include inter cetera la creatività, non come tema prioritario),  H.Gardner, trad.it.,  Aprire le menti. La Creatività e i dilemmi dell’educazione,  Milano, Feltrinelli, 1991 (anche in Gardner la problematica creativa è sussunta tra le varie forme di intelligenza, non trattata come a sé stante).

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