di Marta Mani
Pedagogista Clinico®

Il fenomeno dell’invecchiamento ha trovato la nostra società in gra¬ve ritardo culturale: di fronte ai bisogni dell’anziano essa è rimasta legata alla logica protettiva e con¬servatrice, adatta solo a ritardarne lo stato di indipendenza. La socie¬tà si limita ad affrontare i problemi economici e assistenziali e man¬tiene verso la salute dell’anziano il criterio tradizionale di interve¬nire in suo aiuto con terapie supportate da movimenti ripetitivi, rivolte a vincere i disturbi dell’orientamento, a sconfiggere la confusione temporale e orientate al recupero motorio nell’intento di mettere in funzione una macchina rigida e lenta. Ciò dimostra quanto l’impegno sociale abbia, ancora oggi, il sapore di voler conservare l’anziano il più a lungo possibile nello stato in cui si trova e semplicemente accompagnarlo nel processo d’invecchiamento, offrendogli strutture come case di riposo, centri anziani e università della terza età, che ben mantengo¬no il loro criterio ghettizzante e separatista.
Vi sono perfino manuali di regole per invecchiare bene, istruzioni-guida per la soluzione ai vari e complicati problemi che incontra¬no durante l’ultimo tratto evoluzionistico della loro vita. Per gli anziani si considera utile ciò che è speciale o adatto a loro: ambienti per soli anziani, centri di assistenza con servizi definiti ricrea¬tivi solo perché gli ospiti passano il tempo con i giochi a carte o con la tombola, si tratta quindi di far trascorrere il tempo nell’inedia per agevolare il gioco della morte. All’anziano occorre ben altro ed è preoccupante non poter vedere in prospettiva una inversione di questa tendenza. Alle stanze di attesa dei centri anziani, troppo spesso ricavate in strutture anguste assai deprimenti e infrastrutturate con l’intento evidente di svilup¬pare una negazione del piacere, rendendole così delle vere e pro¬prie astanterie, è indispensabile rispondere con un impegno socia¬le capace di considerare la vec¬chiaia come un’opportunità, come una ricchezza e una grande risorsa. Al sentimento di auto-insufficienza, di inadeguatezza, di sconfitta, di delusione, di insoddisfazione per una vita condotta nell’indiffe¬renza, rifugiato vecchio tra vecchi, è imprescindibile un impegno nel soddisfare il bisogno dell’anziano: continuare ad essere utile a se stesso e alla società affermando la propria dignità, con l’obbligo di favorire il suo orgoglio anziché soffocarlo, in modo che possa vincere ogni debolezza ed ogni tristezza.
Il grave ritardo culturale è dimo¬strato dall’inadeguatezza della politica sociale che ha voluto categorizzare gli anziani, riconoscendoli solo in base alla loro età anagrafica, e dalla politica “per i vecchi”, dimentichi dell’età psi¬cologica o soggettiva. La società ha il dovere di mutare rotta. Un serio impegno sociale non può considerare l’invecchiamento co¬me un fenomeno a sé stante, bensì deve sapersi rivolgere all’uomo e alla sua intera evoluzione, che non ha termine se non con il termine della vita. Trascorsi duemila anni da quando Cicerone chiedeva di fronteggiare i problemi della vec¬chiaia, non esiste saggezza che possa accettare che l’anziano con¬quisti o mantenga il proprio equi¬librio psicofisico stando fermo ad aspettare che il tempo trascorra giocando a carte o rinnovellando, giorno dopo giorno, i propri ac¬ciacchi a chi, acciaccato come lui, gli sta vicino.
Non più dimentichi della grande risorsa umana e culturale dell’an¬ziano, occorre metterlo nella condizione di riconquistare desideri e volontà. Occorre fargli recupe¬rare ogni potenzialità, creando nuovi e diversi equilibri che siano prodromo di conoscenza di sé e di disponibilità verso gli altri. Di fronte ai lamentevoli appelli di quanti, piangono il grigiore dell’esistenza degli anziani, l’orientamento in prospettiva è dal loro occasione di successo e uno stato psichico di rassicurazione e di soddisfazione. Il nostro osserva¬torio ha confermate tutte queste necessità, e le esperienze che ab¬biamo proposto per soddisfarle hanno dimostrato assai bene la loro validità e hanno offerto seri orientamenti per capovolge¬re una situazione che si manifestava già ampiamente compromessa.
Impegnati, in qualità di Pedagogisti Clinici, a studiare i metodi educativi finalizzati a garantire valide risposte ai bisogni dell’uo¬mo nel suo completo processo evolutivo, lungo tutto l’arco dell’intera vita, abbiamo condotto ampie ricerche sulle alternative da offrire agli anziani rispetto al loro vivere in ambienti circoscritti, in condizioni di circolarità e pervasi da un’idea di vecchiaia da percorrere passivamente. L’alter¬nativa ha trovato solide basi nello scambio generazionale, quello scambio che permette all’anziano di stare assieme a soggetti di ogni età. È l’opportunità di favorire un contatto tra mondi, mentalità e culture diverse, mantenendo vivi e sviluppando prospettive vitalizzanti, indispensabili per la conti¬nuazione dell’investimento di sé come essere propositivo. Nel co¬stante scambio con gli altri, l’an¬ziano può vivere una vita piace¬vole, in un Continuum di interessi e di motivazioni che possono realmente permettergli di guardare avanti ed espandersi verso il futuro, lontano da ogni aspetto di ras¬segnazione.
Due progetti patrocinati dal Co¬mune di Firenze – Quartiere 1, uno per l’anno 2001 e uno per l’anno 2002, hanno offerto una delle occasioni di verifica per re-alizzare stimoli nell’anziano e permettergli di immettersi in un circuito propositivo con opportu¬nità di rinnovarsi e crescere anco¬ra, mantenendo entusiasmi, desi¬deri e favorendo così la sua evo¬luzione. Si tratta di due esperienze condotte tenendo conto dello “scambio generazionale”: gruppi di persone di età diverse, compresi gli anziani hanno avuto occasione di sentirsi, parteciparsi, risvegliare nuove capacità e disponibilità nell’attivare dinamiche espansive del sé. Lo stare assieme con garanzia di motivazione e di arricchimento delle intese, ha portato a costrutti amicali così intensi e significativi da mantenere vivo l’interesse l’uno verso l’altro nel e fuori dal gruppo. È una occasione di ritro¬vare nel sociale nuovi interessi e sollecitazioni verso la vita, una nuova apertura verso l’interazione, verso la costruzione di scambi simpatetici.
Per promuovere questo cambia¬mento personale e socio-relazionale il progetto prevedeva un procedimento graduale, una lenta sequenzialità di esperienze. I primi incontri hanno offerto l’occasione a ciascuno di parlare di sé agli altri, di riflettere su se stessi raf¬forzando la propria fiducia e svi¬luppando sentimenti di apparte¬nenza e di intimità. In occasioni successive sono state esperite esperienze corporee volte a favo¬rire l’accettazione e lo scambio fra i partecipanti. Il dialogo cor¬poreo è teso ad integrare ogni abilità sensoriale e percettiva e a promuovere, attraverso il movimento, idonei risvegli per svilup¬pare ogni espressione corporea. L’attivazione ha richiesto, inizialmente, esperienze di contrazione e decontrazione muscolare per consentire una migliore percezio¬ne delle varie parti del corpo e per agevolare ricerca del proprio asse, poi per giungere alla defini-zione del proprio emisoma della propria lateralità posturale, oltre a varie esperienze di appoggio alla parete nella ricerca dei punti di contatto e di ogni definizione topografico-corporea, fino a vivere una costruzione in equilibrio con figurazioni in aplomb.
I progetti hanno tenuto presenti anche alcune tecniche adatte a potenziare nei partecipanti l’organizzazione gestuale ed una conse¬guente rappresentazione grafica, liste di prescrizione delle buone regole, le occasioni per aggregazioni che possono infondere fiducia, sentimenti di autostima, sicu¬rezza, dignità e disponibilità ad apprendere nuovi modelli di comportamento e di evoluzione. Si è potuto dimostrare che è possibile impedire all’anziano di chiudersi in se stesso, migliorando la comunicazione e la stima di sé per invecchiare con successo.
Questi progetti hanno confermato che all’anziano occorrono nuovi e diversi rapporti con gli altri, rivolti a stimolare in alternativa alla dipendenza, l’autonomia, alle spingendo ciascuno verso la ricer¬ca del proprio punto egoico colte enunciato nel metodo Prismograph®. Sono seguite esperienze per la conquista dello spazio, scambi di fiducia l’uno nell’altro, sviluppo della consapevolezza nella propria produzione semiotica e disponibilità a manifestarla. Un fluire di attività creative come premessa per dare vita a coreogra¬fie individuali e sceniche che han¬no permesso di giungere ad importanti cambiamenti nelle com-ponenti del gruppo.

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