di Stefania Salvaggio
Pedagogista Clinico®

Sostenibilità deriva da sustinere “sostenere, conservare, nutrire, prendersi cura” ed è un termine che negli ultimi anni ha avuto una crescente diffusione nel linguaggio quotidiano di tutti, in particolare dopo la pubblicazione da parte dell’ONU dell’Agenda 2030.
Un dibattito quello della problematica della sostenibilità che emergeva già mezzo secolo fa. Usato ufficialmente per la prima volta nel documento Our Common Future, diverse sono state le associazioni non governative e non profit di scienziati, attivisti di diritti civili, economisti, dirigenti pubblici che lavorarono per stilare rapporti, che finalmente nel 1987 apparirono ufficialmente e chiarirono come il termine sostenibilità sarebbe stato collegato allo sviluppo, come condizione della sopravvivenza del pianeta terra. La definizione attuale è “Assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.
Ma cosa si intende per sostenibilità oggi?
Sicuramente il focus non è solo ambientale ma anche di tipo sociale, educativo, di tipo economico, del modo di produrre e investire sul capitale umano in termini di potenzialità, abilità e disponibilità, termini ben noti alla Pedagogia Clinica .
Un compito fondamentale diviene in questo nuovo scenario post pandemico, che ha modificato il portato educativo, il far crescere nella società italiana la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Lo scenario dove poter mettere in essere tutto ciò è la scuola come comunità educante; infatti se analizziamo insieme alcuni passaggi tratti dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, nel capitolo introduttivo “cultura scuola persona” si legge “ogni persona tiene nelle sue stesse mani una responsabilità unica e singolare nei confronti del futuro dell’umanità”. La scuola può e deve educare a questa consapevolezza e a questa responsabilità, in tale prospettiva.
Alla scuola, essendo un ambiente particolare di apprendimento che, molto più di altri ambienti offre non solo continue occasioni di imparare ma anche di sbagliare, analizzare i propri errori, emendarli e continuare o riprendere ad imparare, va riconosciuta ad essa una funzione fondamentale quanto istituzione delegata all’acquisizione di processi di elaborazione difficilmente acquisibili altrove, ove insegnanti e alunni riconoscono pienamente il senso del loro trovarsi quotidianamente insieme; essa quindi grazie ai propri percorsi potrà diffondere la consapevolezza dei grandi problemi dell’attuale condizione umana, il degrado ambientale, il caos climatico, le crisi energetiche, la distribuzione ineguale delle risorse, la salute e la malattia, l’incontro e il confronto di culture e di religioni, i dilemmi bioetici, la transizione digitale.
Siamo tutti alla ricerca di una nuova qualità della vita, tutti questi problemi possono essere affrontati e risolti attraverso una stretta sinergia non solo fra le nazioni ma anche fra le discipline e le culture, ecco perché il tema della sostenibilità diviene sempre più trasversale e può essere coltivato in tutti gli ambiti disciplinari e in tutti i momenti della vita dell’uomo.
Nella nostra contemporaneità molti sono gli insegnanti e i professionisti dell’educazione a trovare rilevante questo argomento, in quanto questo tema pervade la nostra vita e talvolta è elemento vettore di futuro, perché garantisce in qualche modo una qualità della vita migliore, ponendoci di fronte ai significati valoriali.
Un’esplorazione della dimensione anche di tipo antropologico, questa, proprio per riflettere sull’esigenza di superare questa dicotomia tra natura e cultura, rispetto al tema della sostenibilità, noi siamo parte della natura, siamo un ecosistema che fa parte di questo contesto complessivo della natura stessa, e in questo momento, per esempio, non passa a noi inosservato il tema del surriscaldamento climatico e non solo, per questo i nostri studenti vanno dotati di conoscenze, abilità, potenzialità e atteggiamenti che li possano sostenere nel diventare dei veri e propri agenti del cambiamento, perché possano contribuire in modo individuale e collettivo a plasmare il futuro entro i confini del pianeta.
La riflessione oggi punta su cosa si potrebbe fare a scuola, grazie ai tanti pedagogisti clinici presenti in tutto il territorio nazionale. Preparati sui principi e prassi della Pedagogia Clinica  che rendono visibile, con il rigore della scienza e la correttezza operativa e deontologica, la necessità di rispondere ai bisogni della persona, sostenendola verso lo sviluppo di una cultura e quindi un’educazione della sostenibilità. Questa competenza va applicata a tutte le sfere della vita, sia a livello personale che collettivo, assumendo il sapore educativo, verso la democrazia o meglio l’educazione come esigenza al contrasto delle disuguaglianze, per vivere in armonia e sintonia con il nostro pianeta. Con questa prospettiva sia i Pedagogisti Clinici che la comunità scolastica sono impegnati verso lo stesso obiettivo, in quanto l’unitarietà del percorso non dimentica la peculiarità dei diversi momenti evolutivi, nei quali l’avventura dell’apprendimento si svolge, che vedono un progressivo passaggio dall’imparare facendo, alla capacità sempre maggiore di riflettere e formalizzare l’esperienza. Il tutto attraverso la ricostruzione degli strumenti culturali e la capacità di utilizzarli consapevolmente come chiavi di lettura della realtà.
L’Agenda 2030, attraverso la sua modalità interdisciplinare, ci mette difronte a pensieri di personaggi del mondo economico e pedagogico, personaggi del calibro di Nussbaum e Amartya Sen, i quali hanno creato e continuano a creare ponti tra i due mondi, in apparenza così lontani, ma grazie all’approccio della Teoria delle Capability Approach, ora sempre più vicini.
La Teoria della Capability Approach esplicita, in ambito educativo, uno spazio dove il soggetto diviene attore protagonista del proprio processo di costruzione della conoscenza, attraverso quattro pilastri fondamentali:

  1. Lo sviluppo del ragionamento (apprendere ad apprendere);
  2. Poter coltivare e poter potenziare la capacità di agire (apprendere ad essere);
  3. Costruire capacità attraverso processi di interazione sociale (apprendere a vivere insieme);
  4. La capacità di azione (apprendere a fare).

Questi quattro pilastri, illustrati nella suddetta teoria, sono già stati portati alla luce, in tempi diversi e precedenti, dal Prof Guido Pesci, che grazie ai cinquanta anni di ricerca e sperimentazione da lui effettuati, ha portato alla nascita di una scienza distintiva, la Pedagogia Clinica .
In questa disamina valutiamo il Pedagogista Clinico® in uno dei ruoli dove le sue funzioni vengono ricoperte adeguatamente. Si delinea il ruolo del Pedagogista Clinico® Docente, come colui che persegue il processo di crescita dell’essere umano, per renderlo capace di affrontare con consapevolezza e coscienza le nuove situazioni che gli si presentano nei diversi periodi dell’esistenza. Esso ha per obiettivo lo studio dello scopo dell’educazione e la sua realizzazione in risposta alle necessità di persone di ogni età. È un docente che sollecito al rispetto dei principi di inclusione, ha l’obiettivo di attivare e valorizzare potenzialità e risorse attraverso una relazione educante, rendere la persona pronta e flessibile all’adattamento e all’accomodamento, sorretta dall’intenzionalità al nuovo status, ai diversi ruoli e alle differenti richieste. La persona viene conosciuta come una unità complessa, piena di risorse interiori con tutte le sue esigenze e manifestazioni; per questo il Pedagogista Clinico® Docente vuole garantito lo sviluppo di ogni potenzialità, abilità e disponibilità (PAD). Sostenuto dai principi della Pedagogia Clinica$ egli si caratterizza anche nel suo lemmario ricco di termini con significati specifici e distintivi, poiché l’obiettivo della scienza è quello di fare chiarezza, di evitare terminologie che possano incidere negativamente su progetti di rinnovamento anche come visto nel Goal 4 dell’Agenda 2030, che riporta “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti”.
Un forte richiamo di matrice Socratica alla democratizzazione della verità, che possa richiamare al metodo maieutico, implicito nella Pedagogia Clinica, che nel suo intento originario sollecita la persona verso la capacità di generare e di portare alla luce la verità propria, così da farla emergere fuori da se stesso. La persona non come contenitore vuoto da dover riempire di nozioni e certezze ma la persona con le sue risorse, con le potenzialità e abilità da mandare in espansione.
È su questi piani e rispetto a queste riflessioni, che siamo chiamati ad intervenire come categoria professionale. Il ruolo del Pedagogista Clinico® diviene fondamentale, in quanto può sviluppare adeguate e rispondenti proposte di intervento che si muovano verso la sostenibilità delle persone fin dalla tenera infanzia, passando all’adolescenza, ai giovani adulti e agli adulti, nell’ottica di Life Long Learning,  promuovendo un pieno esercizio delle loro capacità in tutti gli ambiti della vita quotidiana. Un cambiamento, grazie alle possibili proposte, che recupera la prospettiva di una Comunità Educante, che sappia “prendersi cura” di tutte le persone; investendo sempre di più nello sviluppo di processi di orientamento attivi, per innalzare la condizione di benessere e di qualità della vita. Le capacità di una persona dipendono una varietà di fattori, incluse le caratteristiche personali e gli assetti sociali, una libertà che prevede un vero e proprio impegno sociale.
Quest’impegno sociale è rivolto a tutti i Pedagogisti Clinici presenti sul territorio nazionale che grazie al loro impegno saranno pronti a realizzare progetti che possano essere di aiuto per la realizzazione degli impegni prescritti nell’Agenda 2030, e a tutte le persone, docenti e non, che vorranno emanciparsi e sviluppare al meglio le proprie capacità individuali e collettive attraverso il percorso, in imminente partenza, che formerà i nuovi Pedagogisti Clinici.

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