di Guido Pesci
Pedagogista Clinico®

A Socrate il concetto di persona non interessa, per lui non è importante la sofferenza personale, ma aeree speculazioni filosofiche che non mirano a un sostegno concreto dell’individuo, sono logoi fondati sull’astrazione, sul chiedere per chiedere, una ricerca di definizioni alla “scoperta” del concetto tramite il ragionamento induttivo. La maieutica è quindi l’aspetto positivo-costruttivo del metodo di Socrate.
Se quella socratica è dunque una maieutica orientata allo sviluppo di un contenuto mentale che, attribuendo alla ragione e all’intelligenza, la direzione suprema della vita avvia a un eudemonismo o eudaimonismo (dal greco eudaimonía, “felicità”), a quella dottrina che assume la felicità (identificata con il bene) a principio o movente della vita morale basata sulla vita “virtuosa”, questa arte maieutica pur offerta all’individuo l’occasione di conoscere se stesso è designata a “mettere al mondo” idee con la regola del dubbio o della distruzione di certezze, con parole suggeritrici e parole-guida; tutte parole che consigliano, propongono, conferiscono, ma che da sole non possono raggiungere le fondamentali linee di pensiero e di azione rivolte a risvegliare, incentivare, a sviluppare riflessioni adeguate su se stessi e sulla propria esistenza, a incoraggiare cioè la consapevolezza e padronanza di sé, grazie alle quali è possibile superare le difficoltà ed essere in grado di affrontare i problemi e decidere adeguatamente della propria vita. È confermato, dalla ricerca e sperimentazione pedagogico-clinica, che il dialogo condotto con un prevalente e perfino esclusivo fondamento nella parola non può essere uno stimolo sufficiente per promuovere nella persona un’analisi tale da farla giungere alla conoscenza di sé; l’esclusività della parola presenta il rischio di un processo di cristallizzazione e non è certo una condizione favorevole per rintracciare in se stessa immagini di sé, prendere coscienza delle proprie energie reattive e dei propri stati di necessità.
Ispiratrice di nuovi modelli di vita e di pensiero la Nuova Maieutica poggia sui principi che sostanziano la teoria della disciplina del Reflecting® attestata e consolidata da un’ampia pratica che ne ha confermato l’efficacia.
Sostenuta da uno status scientifico dal ricco contenuto empirico è la risposta per organizzare nel sociale l’azione di riscatto contro i fraudolenti tentativi del persuadere, del guidare e del consigliare ed estendervi nuove tutele per una vita più vera e più libera. È un diverso sapere che con coraggio prende le distanze dall’episteme (scienza) per trovare sostegno nella doxa (opinione), fino “a offrire alla persona un aiuto a riflettere su di sé utilizzando prevalentemente le proprie risorse personali”, a rintracciare e partorire risposte convenienti al fine di “agevolare lo slancio vitale, dominare le circostanze, vincere gli ostacoli e promuovere l’armonia” (Pesci,2005, pagg. 19-20). Il percorso di aiuto poggia sull’interazione rispettosa dell’individuo e sull’esito positivo di quel processo di pensieri garantito dalla riflessione, un autentico ausilio maieutico che consente di superare le difficoltà, perfezionare autonomamente nella propria interiorità per intraprendere un cammino di conoscenza e consapevolezza di sé.
Nel Reflecting®, per aiutare l’individuo a riflettere e avvertire in sé le contraddizioni, vengono utilizzati tutti i mezzi comunicazionali; una esperienza interiore, un modo di distinguere se stesso da se stesso, di conoscere ogni aspetto dell’universalità che gli appartiene e che porta al peculiare regno della conoscenza di sé fino al compimento del sapere affermativo di se stesso.
Il metodo si basa sul principio che è possibile giungere a una comprensione profonda di se stessi solamente per mezzo della riflessione. L’indagine in cui il pensiero diventa strumento e oggetto, è capace di portare l’uomo al raggiungimento della sua libertà, a una consapevolezza interiore e di introdurlo ai significati profondi della realtà fino a renderli “visibili”; un criterio maieutico, quindi, una opportunità a riflettere su di sé, sul proprio esistere, fino ad acquisire una consapevolezza delle motivazioni che determinano le nostre scelte e le nostre decisioni. L’esperienza che ne deriva porta ad agevolare il riconoscimento di sé come persona, a progredire verso una crescita personale nella libertà, a scoprire e a sviluppare le proprie potenzialità latenti, l’efficienza e la soddisfazione delle quali possono determinare la differenza fra successo e insuccesso. Si tratta di conoscere se stesso quindi, un modo di condurre l’individuo a partorire la propria verità, aiutarlo a decifrare quel geroglifico, apparentemente inintelligibile del suo passato e del suo presente, una rielaborazione mediante la riflessione (Pesci, Pesci, Viviani, 2003, pp. 37-38). Volgersi alla riflessione significa muoversi, guidati dal lieve filo di Arianna, nel fitto labirinto della propria vita intima. Inoltrarsi nei sentieri di una foresta intricata, esaminare le misteriose vegetazioni, analizzare i segreti che le hanno generate, per poi riuscire a sradicarle dalle profondità in cui erano celate e a governare finalmente ciò che era apparentemente ingovernabile e inconoscibile. Una volta conosciute e riconosciute nel deposito dei vissuti e degli affetti delle forze disorganizzate, l’individuo, scrittore di storie e di avvenimenti, attore di un testo frutto di esplorazioni, protagonista della propria vita, si confronta e riflette fino a divenire padrone della sua esistenza (Pesci, 2005, p. 115).
Non si impara a vivere avvalendosi in modo isterilito delle parole altrui, apprendendo da altri mediante informazioni e azioni di riscatto da loro forgiate, ma attraverso lo sviluppo, la crescita interiore, intima e profonda, ricca di disponibilità a interloquire con se stessi che garantisce una migliore comprensione di sé e che quindi permette di divenire liberi di pensare e agire.
Ogni persona pertanto ha il diritto di essere aiutata a scoprire e sviluppare le proprie potenzialità latenti, che richiedono, oltre ad un esame che porti a riscontrarne l’incessante attività in lei e fuori di lei, la capacità di utilizzarle praticamente nella sua opera di auto-educazione; raggiungere una valida padronanza nel tracciare strade, canalizzare tendenze, orientare energie, destare il senso della necessità assoluta di vivere in modo più consapevole, di rendersi conto delle proprie risorse e di imparare a adoperarle. Da turbe di nuvolaglia, parti complesse e frammentarie, ci si può dunque muovere fino a illuminare, con i fari possenti della Nuova Maieutica, ogni confine dell’orizzonte; stare con Sé, essere “protagonisti di se stessi”.

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