di Alessandra Lodetti
Pedagogista Clinico®

Una esperienza di un gruppo di padri in un percorso pedagogico clinico.
Spesso si dice che quando nasce un bambino, nasce una madre, raramente però si riflette sul fatto che in quell’occasione nasca anche un padre; questo purtroppo deriva da un retaggio culturale che, per tantissimi anni, ha relegato il ruolo del padre a chi doveva occuparsi della famiglia solo dal punto di vista meramente economico.
Prima infatti il padre veniva tenuto del tutto al di fuori dalla gestione del neonato, sia dal punto di vista pratico che da quello emotivo; la gestione dei figli era infatti, fin dal primo momento competenza esclusiva della madre o, al limite, delle donne da cui questa era circondata.
Così come durante il parto le madri affrontavano la nascita da sole con le ostetriche e senza alcun supporto da parte del partner, nelle fasi successive queste non potevano contare sul sostegno dell’altro genitore.
In questo modo, fin da quando le donne tornavano a casa erano costrette a riprendere la propria vita, in ogni aspetto, funzione o dovere avuto prima della nascita del figlio ma con l’aggiunta del proprio nuovo ruolo di madre con un neonato da allattare, cambiare, accudire in notti insonni, consolare e conoscere, nonché con un figlio in continua e costante evoluzione e crescita con la conseguente necessità di continua e costante attenzione  e cura da parte loro.
Le donne finivano così per essere del tutto dimenticate e trascurate nella fragilità di persone, che questa gestione spesso accentuava; molte soffrivano di depressione post-parto senza neanche averne la consapevolezza e con un mondo esterno che le condannava per il semplice fatto di non essere felici e propositive come la società si aspettava che dovessero essere.
Oggi il cambiamento è radicale: possiamo davvero parlare di pari opportunità e nutrimento non solo della figura paterna ma della coppia stessa.
Con il termine genitorialità, si “definisce la complessa condizione del ruolo di genitore, che può mutare significativamente a seconda del contesto, degli eventi e del tempo che passa” G. Pesci, M.Pesci, Dizionario di Pedagogia Clinica, Armando Editore 2022.
Definendo la coppia come sistema che genera famiglia e all’interno della quale l’uomo assume un ruolo di responsabilità che, fino a quel momento, non gli apparteneva, ma che, al tempo stesso, è fondamentale per la crescita e per l’amore incondizionato e indissolubile verso un’altra persona.
Solo in questo modo la famiglia potrà essere un riferimento saldo per il figlio, il primo luogo sociale, educativo e di cura che getterà le basi del suo futuro da adulto.
Nella famiglia contemporanea, il padre assiste e partecipa attivamente a tutta la gestazione insieme alla madre, è presente attivamente al momento del parto, si occupa del sostegno alla compagna e, fin da subito, si divide con quest’ultima tutti i compiti che si rendono, di volta in volta, necessari: dalla cura della “coccola” alla cura del corpo o del nutrimento.
Il ruolo del padre, fin da subito, si distingue da quello materno ma non per questo ne esce con minore valore o importanza, tutt’altro: i genitori rivestono, ognuno nell’unicità del proprio ruolo, una funzione fondamentale per la crescita dei propri figli.
L’importanza sta proprio nella peculiarità che l’adulto crea nell’interazione col proprio figlio: dai piccoli riti quotidiani, all’organizzazione della giornata del neonato prima e del bambino poi, il padre è parte attiva e consapevole, sia nei doveri che nei piaceri che ne derivano.
Tutto questo ha permesso al padre di acquisire un proprio ruolo ed una propria importanza all’interno della famiglia, non più relegato alla sfera economica, ed alla donna di mantenere il proprio che non sia esclusivamente associato alla maternità.
Nello scenario economico attuale, la donna, in termini professionali, sta infatti, finalmente raggiungendo una piena parità di diritti economici, mentre l’uomo, di pari passo, sta prendendo sempre più consapevolezza dell’importanza del ruolo paterno in termini di responsabilità, non solo economica, ma anche educativa ed affettiva nella crescita e nello sviluppo del figlio.
Oggi, infatti, con la nuova legge sul congedo parentale, è prevista la condivisione e la ripartizione del periodo durante il quale, entrambi i genitori, e non più solo la madre, possano restare a casa col proprio bambino .
“Ciascun genitore ha diritto a 3 mesi di congedo parentale indennizzato, non trasferibile all’altro genitore. I genitori hanno, inoltre, diritto a ulteriori 3 mesi indennizzati in alternativa tra loro, per un periodo massimo complessivo indennizzabile tra i genitori di 9 mesi (e non più 6 mesi).”
Se è vero che negli ultimi anni i padri hanno scoperto un modo più consapevole e partecipativo di essere all’interno della propria famiglia e di relazionarsi coi propri figli è altrettanto vero che questa nuova condizione ha creato le premesse perché i padri sentano la necessità di un confronto e di un supporto; è proprio da questo bisogno che nasce il progetto “La mamma, la mamma, e il babbo?
Si tratta di sei incontri in cui, i padri che desiderino partecipare, possono parlare e confrontarsi nonché condividere le proprie esperienze mettendo in discussione se stessi ed il modo in cui ognuno di loro vive ed interpreta l’essere padre da ogni punto di vista, da quello emotivo-relazionale a quello fattivo, nell’organizzazione e nella gestione della quotidiana crescita ed evoluzione del proprio ruolo.
Questo progetto di Pedagogia Clinica è stato organizzato dall’ Associazione Mamme dell’Isolotto, presso il circolo dei pensionati del quartiere quattro a Firenze e condotto da me.
Gli incontri si svolgono inseguendo i principi pedagogico clinici e le tecniche desunte da alcuni metodi specifici del Pedagogista Clinico® tra cui esperienze di InterArt®️, di Memory Power Improvement®️MPI, di Writing Codex®️, di Reflecting®️, e di Musicopedagogia®️.
Il gruppo degli incontri che si sono già tenuti era composto da genitori con figli di tutte le età, dai tre fino ai sedici anni; questo è stato un elemento che ha apportato un’ enorme ricchezza e che ha permesso ai partecipanti di instaurare, fin da subito, un clima simpatetico e di condivisione, portandoli, attraverso importanti riflessioni, ad un supporto reciproco.
Benché ognuno avesse una storia diversa, sia come persona che come padre, nonché diversi dubbi e preoccupazioni, il gruppo ha iniziato subito con un “fare” piacevole, mettendosi, fin dal primo incontro, in una posizione di ascolto e apertura verso una relazione che si andava, volta per volta, a instaurare. Lo stesso atteggiamento positivo e partecipativo è stato riscontrato verso le esperienze che sono state loro proposte.
Il percorso è iniziato con la lettura di tre album illustrati: Papà Isola, Stammi vicino papà e Chiedimi cosa mi piace; da queste letture, i padri, che si sono sentiti molto partecipi e coinvolti, hanno iniziato, grazie alle tecniche del Reflecting®, a esternare il proprio vissuto e la propria percezione rispetto, non solo alle storie lette, ma anche a ciò in cui si riconoscevano.
Da lì in poi sono iniziate una serie di esperienze e stimolazioni volte a toccare temi come: fiducia, relazione, comunicazione, ascolto…
Le esperienze in dinamica sono risultate più complesse in quanto tutti i partecipanti svolgevano lavori molto statici, prevalentemente d’ufficio; tutti, fin da subito, si sono comunque messi nella condizione di disponibilità a “fare” con entusiasmo ed ironia, anche seguendo la tecnica dell’umorismo nel metodo MPI.
Così facendo è stato possibile per loro riconoscersi nelle esperienze e nelle sensazioni, presenti e passate, vissute dagli altri padri mettendosi in questo modo in relazione simpatetica tra loro nonché con me, rendendo possibile ad ognuno di loro di essere esempio e confronto per altri che avevano vissuto, o stavano vivendo, esperienze in comune; il padre di un adolescente era così di supporto al padre di un figlio più piccolo e, viceversa, il padre di un bambino di pochi anni dava spunto di riflessione sul proprio trascorso per il genitore di un figlio più grande.
Gli incontri si sono conclusi dopo sei mesi, con grande entusiasmo e nuove consapevolezze del proprio ruolo grazie all’esperienza fatte, tante sono state le  riflessioni rispetto alle difficoltà che stavano attraversano in quel momento con i propri figli.
Il gruppo ha strutturato un rapporto simpatetico così forte che ha dato vita a nuove serate, fuori dal percorso pedagogico clinico, nuovi incontri autonomi di socializzazione e condivisione giocosa al quale hanno dato il nome di “birra Babbo”.

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