di Marta Mani
Pedagogista Clinico®

Nel tracciare i cinquanta anni della Pedagogia Clinica in un libro che viene dato alle stampe dall’ Editore Amando Roma, con il titolo Storia della Pedagogia Cinica, ed in cui non mancano i tratti significativi degli sviluppi della Pedagogia Clinica e la conclamata necessità di questa sua scienza sostenuta dai media, ho sentita la necessità di avere un colloquio con lei allo scopo di rilevare aspetti dal significato primario. Le chiedo:

– Professore, com’è che l’aggettivo “clinica” ha trovato spazio nella sua elaborazione fino ad utilizzarlo per il battesimo di una scienza?

L’ho utilizzato perché tra gli studiosi dell’Accademia scientifica, tra cui molti di area sanitaria, come lei stessa è a conoscenza, e nonostante si facesse ormai tutti riferimento all’educazione, era frequente che si utilizzasse questo termine, comunque inteso  senza alcun riferimento alla sanità o al sanitario, bensì come qualificato aiuto alla persona pur protratto in educazione. Per questo fu per me uno spontaneo e giustificato appellativo, affatto confusivo.

-Il focus della Pedagogia Clinica è il rafforzamento delle capacità individuali e il progresso culturale e sociale della persona, quali le annotazioni per spingersi in questo concetto?

Si elegge in Persona il primato di cellula sociale, unità fondamentale che, posta in relazione va a formare e dare vita alla società che potrà essere emarginante o una società del benessere e del rispetto se ogni singola cellula sarà aiutata a vivere in equilibrio il complesso sistema di ruoli ed evitare che l’emarginazione di singole componenti si ripercuota inevitabilmente in tutto il sistema socio-politico e culturale.

-La società quindi è un organismo le cui cellule sociali si riuniscono per formare il tessuto o il sistema, e se la Pedagogia Clinica si è costituita e specializzata per garantire elevate risposte da ogni singolo si avvera che Pedagogia Clinica non è il naming di un mero prodotto. In questa riflessione lei professore come si colloca?

Bah, tutti i soggetti individuali e collettivi che vivono il nostro tempo sono trascinati dal fluire di un inarrestabile processo di cambiamento che coinvolge in profondità ogni singolo ambito della nostra esistenza.  L’appellativo di Pedagogia Clinica ho già sostenuto, non è un puro e semplice flatus vocis o un rumoroso strepitus sillabarum, essa identifica una scienza ormai cinquantennale, autonoma e distintiva, duttile e dinamica, flessibile e attiva sostenuta da epistemologia e prassi che tengono conto dell’esistenza di condotte socio-educative e culturali ostacolanti le persone di ogni età; perciò, una disciplina che non trascura un definito impegno sociopolitico. E, se uno è così disinvolto nell’utilizzare Pedagogia Clinica come un dernier cri è segno che non ha letto le opere pubblicate con cui questa scienza si distingue, e sono tantissime. 

– Ultima novità della moda, conformemente agli usi e al gusto del tempo e in un certo periodo è questo che avversa?

Ogni disimpegno intellettuale, ogni anomia, sostengo siano da avversare e lo abbiamo dimostrato, sostenuti dalla determinatezza degli obiettivi e dall’illimitatezza delle aspirazioni, impegnati in una evoluzione progressiva nel tempo, basi essenziali per originare una scienza e una professione. Una avversione che ha l’intento di evitare che la società sia afflitta da ignoranti che si impancano a parlare e qualcuno perfino a scrivere e ad insegnare Pedagogia Clinica, senza alcuna formazione, senza avere impegnato il tempo per leggere le opere pubblicate e, ancor meno sperimentato i tanti metodi grazie ai quali questa scienza può vantare la sua autonomia. Avversione all’ignominia, ai tarocchi, alle virtù posticce di eroi finti e reputazioni scroccate.

-I principi che orientano la prassi della Pedagogia Clinica come si conciliano con la riabilitazione, la rieducazione, la terapia?

La Pedagogia Clinica è sostenuta da principi e modalità educative, quindi non confusibili con la riabilitazione, la rieducazione e la terapia, di competenza di professionisti orientati e sostenuti da formazioni del comparto sanitario, con i quali ovviamente si collabora secondo una logica di scambio e di dialogo, animato da un’intesa di lavoro in rete. Del resto il distintivo patrimonio scientifico e la fisionomia professionale del Pedagogista Clinico® permettono di evitare ogni confusione e seguire una rispettosa ottica multidisciplinare e interdisciplinare, da cui deriva un arricchimento reciproco.

-Se io utilizzassi il termine educlinica, sarebbe una devianza dai principi primari?

No, è un termine con cui si indicano in forma contratta i principi che orientano la prassi in un foyer d’études pratiques e che consentono di acquisire concrete abilità derivate da un processo dinamico esperienziale complesso intessuto di contenuti culturali, metodologie e strategie che rendono capace il Pedagogista Clinico® di assolvere quel compito elevato di professionalità esaltato dai media.

-Lei non è nuovo ad interviste sulla professione di Pedagogista Clinico® come si legge in tanti quotidiani, come ad esempio Il Resto del Carlino e La Nazione, in riviste e nei video in YouTube, rilasciate otre a tantissimi altri, ai giornalisti Matteo Berti oggi conduttore di Mediaset e Monica Peruzzi di Sky TG24.

Potrei rispondere nel modo in cui questi stessi giornalisti si sono pronunciati nel conoscere la Pedagogia Clinica e l’opera del Pedagogista Clinico®, professionista “expertise in action”, capace di soddisfare esigenze attuali ed emergenti, fronteggiare stati e condizioni con interventi utili, agire affinché in un’epoca in cui l‘unica certezza è l’incertezza, fonte sicura, competitiva e stabile è la conoscenza. Professionisti deputati a generare e utilizzare la conoscenza per assicurare il raggiungimento efficace degli obiettivi educativi con azioni di adattamento, apprendimento e costante innovazione.

-Vorrei chiederle una chiosa sul cinquantennale

Senza una domanda specifica? Va bene. Gli anni in cui ci siamo impegnati nell’individuare come poter intervenire a favore di persone in difficoltà sono perfino di più di cinquanta, potremo dire almeno sessanta, ma gli anni servono solo per indicare quantità, mentre è nella qualità delle motivazioni, degli impegni e dei sacrifici di tanti pedagogisti clinici che è stato possibile creare quelle dinamiche che hanno dato carattere alla Pedagogia Clinica che dall’Italia si sta ormai diffondendo in tutto il mondo.

Grazie Professore

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