Il Color Intimus

di Simone Pesci
Coordinatore didattico ISFAR

Dai alla parola la possibilità di dire.
Che la parola è la soluzione
(Lennon/McCartney).

In natura esistono moltissime sfumature di colori che, nelle culture con un lessico più evoluto, possono essere divise in otto cromo-categorie: grigio, blu, verde, rosso,giallo, viola, marrone e nero. Oltre a queste esiste il bianco, in psicologia considerato come non colore.
Sulle cromo-categorie sono stati costruiti i test dei colori, fra i quali il più noto è sicuramente quello ideato da Liischer (M. Liischer, The Liischer Color Test, New York, Random House Inc.,1969). Le cromo-categorie fanno parte della comunicazione verbale: ognuno di noi è in grado cognitivamente di riconoscere tutte le sfumature dei colori, ma non le può elencare verbalmente tutte perché privo di un sufficiente numero di vocaboli adeguati.
Un colore è una proprietà percettiva che dipende dalla lunghezza d’onda, una caratteristica dello stimolo visivo. Le lunghezze d’onda sono “carpite” dagli occhi (sensazione) ed elaborate dal cervello (percezione). Tuttavia, la cosa più importante da capire è che al di là dello stimolo esterno ognuno ha interiorizzato una propria sfumatura per ogni colore, una sfumatura che va oltre il dato senso-percettivo reale, divenendo incomunicabile e strettamente personale (color intimus).
Kandinskij scriveva: ‘…è il colore del cielo, come ce lo rappresentiamo quando udiamo il suono della parola cielo” (W. Kandinskij, Tutti gli scritti, Milano, Feltrinelli, 1974), noi possiamo dire: è il colore azzurro quando sentiamo il suono della parola azzurro. Il nome di un colore, per esempio “rosso”, non ci fa pensare al rosso dei tetti o ad altri stimoli esterni, ma ci rimanda subito al color intimus, a quel colore che per esperienza nostra o di archetipica derivazione (esperienza collettiva) abbiamo interiorizzato.
Il test sui colori -ci riferiamo a quello di Liischer- propone carte cromatiche ed impone al soggetto di operare una scelta fra queste. È facile intuire che, per quanto siano numerose le carte, il soggetto è in qualche modo costretto, vincolato da un dato senso-percettivo esterno. Vedere un colore e dover operare una scelta è una fonte di distorsione: possiamo scegliere solo tra alcune sfumature che, non necessariamente, sono le nostre.
Quando leggiamo una poesia o una prosa e vi scorgiamo la parola “mare”, non ci balza subito alla mente l’immagine del mare? C’è forse bisogno di essere sulla spiaggia per vederlo? Ebbene, proprio come per la parola “mare”, anche per la parola “rosso” non è necessario vedere il rosso per averlo “davanti agli occhi”, sul nostro schermo mentale: basterà pronunciare la parola perché ognuno di noi pensi ad un suo rosso.
A seguito di queste considerazioni, avvalorate dalla nostra esperienza, dopo aver esaminato bene il potere evocante del linguaggio, abbiamo pensato di inserire una variante fondamentale nell’utilizzo del Color Liischer Test. Tale variante consiste nel proporre al soggetto delle carte bianche sulle quali compaia solamente il nome del colore, per ragioni ovvie scritto in nero, in modo da ridurre al massimo la “contaminazione” dello stimolo esterno.
Attraverso queste carte la persona potrà tirare fuori dal suo vissuto profondo il color intimus ed operare una scelta basandosi esclusivamente sui propri colori con il risultato direttamente conseguente di fare una scala di preferenze che rispecchi in modo totale quello che è. Con tale variante il test, che è un valido strumento già così come comunemente usato, acquista -e abbiamo avuto modo di verificarlo dopo una lunga sperimentazione- una precisione assoluta, poiché perde l’approssimazione data dalla scelta fra stimoli esterni. Grazie alla nostra idea il soggetto non “sceglie fra” una pluralità di input cromatici, ma semplicemente “sceglie il” colore che più lo rappresenta.
A questo punto il lettore potrebbe avanzare una domanda: che rapporto c’è tra il color intimus ed il concetto di un colore?
Bisogna innanzi tutto precisare che il color intimus ha come base il concetto di un colore, ma non nasce da esso; è il concetto di un colore nella sua forma affettiva, emotiva, arricchito fra l’altro da una coscienza collettiva che lo trasmette in forma archetipica.
Per fare un esempio che possa chiarire, il concetto è la mera corda dell’anima, il color intimus è quella stessa corda in movimento, nella vibrazione che permette di suonare all’interno di ognuno di noi.
Prima che alla persona siano presentate le carte recanti il nome del colore, essa ha già, per esempio, il concetto di giallo, ha una corda nell’anima che è lì, ferma ad aspettare. Alla parola “giallo” questa corda si mette a vibrare producendo il suono che traduce il vocabolo e il suo concetto in emozione, in vissuto cromatico, in color intimus.
D’altra parte il concetto deriva da un’acquisizione post-natale, mentre il color intimus lo riunisce all’archetipo di un colore e quindi -proprio per questo “incontro”- è possibile con certezza affermare che ha come base il concetto, ma non nasce da esso.
Se il test dei colori con la variante da noi suggerita si basasse solo sui concetti, nessuno potrebbe effettuare una scelta.
Quando il soggetto si trova di fronte ai nomi dei colori, non viene evocato solo il concetto di quelli, ma proprio i colori intimi.
In conformità a tale evocazione l’anima della persona, per così dire, vibra, rendendo possibile o, meglio, necessaria la scelta: in un concerto ove tutti i suoni si congiungono più o meno armoniosamente, la persona percepirà più gradito quello che meglio la rappresenta. Rubrica: Apprendere le necessità della persona

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