II labirinto come simbolo ancestrale

di Alberto Bermolen*

La storia dei labirinti è complessa, intricata e affascinante, così come lo sono i percorsi. Essi compaiono in culture ed epoche diverse ed in luoghi così lontani come il Perù, Creta, l’Egitto, l’India, la Grecia, la Cina, l’Europa… Il loro significato non riguarda solo il passato. Negli ultimi vent’anni il simbolismo e le mitologie ad essi associati, hanno risvegliato l’interesse di ricercatori, antropologi, studiosi di comunicazione, psicologi e pedagogisti clinici. Questo ha portato ad un ulteriore riconoscimento del loro valore come strumenti per trovare nuovi modi di attivare l’intuizione e di riallacciare con più pienezza la connessione con il mondo naturale.
Un labirinto è un sentiero unidirezionale. La strada che porta verso la luce, con i suoi dedali, sembra intricata e confusa, ma può arrivare ad essere molto chiara. C’è una sola strada per spostarsi avanti o indietro, fino ad arrivare alla meta.
I nostri antenati, sapevano che sulla terra ci sono dei luoghi nei quali le energie attive e ricettive, erano più intense. Li consideravano luoghi ideali per entrare in contatto con il mistero dell’universo. Lì, costruivano questi spazi sacri chiamati labirinti.
Nel presente, possiamo considerare il labirinto, come il simbolo di uno spazio intimo del nostro io profondo, che possiede una chiave che ci può mettere in contatto con l’intuizione, l’emozione, il metafisico.
I labirinti costruiti in passato si presentano a noi sotto forme diverse, che vanno dal cerchio, al quadrato ecc.
Tanti di questi spazi sacri, alcuni disegnati nel suolo delle cattedrali gotiche, erano orientati verso il sole nascente. Per scegliere quest’orientamento si teneva conto della data in cui si celebrava la ricorrenza del Santo che peraltro assegnava il nome alla cattedrale.
In Svezia, dove si trovano tanti labirinti preistorici, la maggior parte ha l’orientamento verso il tramonto del solstizio d’estate.
Nei labirinti medioevali ci sono degli intensificatori d’illuminazione per aiutare le persone nel loro percorso dentro il labirinto.
I cristiani di quell’epoca, per favorire la luce, crearono dei vetri raffinati a piombo, che permettevano di far entrare nelle chiese solo le frequenze di luce che intensificavano la possibilità di arrivare alla maggiore consapevolezza degli enigmi proposti dalla vita. Anche i canti gregoriani, aiutavano, con scale e modi diversi, a rendere più appaganti quelle esperienze di connessione con il mistero della vita.
Altre culture adoperavano la danza ripetitiva, il suono del tamburo o il profumo d’incenso per stimolare i vissuti emotivi mentre si percorreva il labirinto.
Il razionalismo dell’età moderna mise in secondo piano queste esperienze, fino a farle dimenticare.
Un esempio illuminante ce lo dà Oliver Cromwell che incitò i suoi uomini ad entrare in questi spazi sacri, quando questi ultimi erano costruiti all’aperto, facendo in modo che gli animali li sporcassero con i loro escrementi. E così il labirinto perse la sua funzione.
Nell’attualità ci sono solo alcuni resti che permettono ad antropologi e ricercatori di studiarli.
In Italia, c’è un labirinto in una roccia della Val Canonica, costruito tra il 1000 ed il 1800 prima di Cristo.
Un labirinto interessantissimo è quello di Nazca, nel Sud del Perù. È una delle regioni più aride della terra con una media di 1,25 cm di precipitazioni ogni due anni. L’industriosa e affascinante civiltà Nazca visse il suo momento di massimo splendore circa 500 anni dopo Cristo. Gli abitanti avevano costruito degli acquedotti che portavano per molti Kilometri l’acqua dalle cime dell’Ande verso l’est. Creavano lì le ceramiche più colorate del Perù; molte di queste ceramiche rappresentavano animali, che furono scolpiti anche con dimensioni enormi sul suolo, e uniti da linee rette e curve, per formare dei misteriosi labirinti, con sentieri che percorrevano pure i corpi di quegli animali totemici per poter riconoscere le loro qualità e sentirle proprie.
Tra questi animali di forme uniche e difficili sentieri da percorrere, abbiamo la scimmia, della quale ammiravano tra le altre cose, l’agilità, il ragno del quale volevano sentire la fertilità e l’orso per la forza. C’è, inoltre, il labirinto classico di tre sentieri. Ce ne sono tanti altri che, non ancora decifrati del tutto, continuano ad affascinare e stupire gli studiosi che compiono a Nazca le loro ricerche.
Ci sono labirinti d’erba in Gran Bretagna che vengono chiamati “Città di Troia” come una città piena di curve e misteri.
Le radici troiane sono profonde in Inghilterra e gli studiosi di storia antica, affermano che il sangue del primo re britannico era troiano.
Anche gli scandinavi fecero connessioni tra i loro labirinti e Troia.
La maggior parte dei loro labirinti si trovano sulle coste scandinave del mar Baltico.
Troviamo pure dei labirinti sui muri di Pompei, in Italia, altri di tipo romanico in Turchia e altri nella civiltà Zulù in Africa.
Nella psicologia del profondo i labirinti ci portano, attraverso i loro significati simbolici, a scoprire il valore delle loro forme. Ci introducono in quegli angoli della nostra interiorità che sono alla ricerca di conoscenze nuove, ma allo stesso tempo antiche. I miti suggeriti dai labirinti sono tanti: tra essi quelle di Teseo e Arianna o quello di Elena di Troia.
In questi ed altri miti il protagonista entra nel labirinto, fa fronte alle sue paure e, muovendosi nei meandri apparentemente illogici dei labirinti, arriva all’illuminazione, che lo porta a trovare le soluzioni e le risposte adeguate anche di fronte ad ostacoli non previsti né immaginati.
Il labirinto può essere considerato un simbolo della vita, con le sue complicazioni e difficoltà di percorso, ma anche con la presenza di elementi preziosi che portano al rafforzamento e alla trasformazione dell’Io.

Esperienze corporee in Pedagogia Clinica, connessi al simbolismo del labirinto
La danza degli animali (Musica New Age di sottofondo)
In piedi, occhi socchiusi, ascolta la musica e dai un ritmo piacevole al respiro.
Davanti a te, nella tua immaginazione, compare un animale che possiede delle qualità, delle caratteristiche che tu ammiri.
Assumi con il tuo corpo l’atteggiamento corporeo di quell’animale, muoviti nello spazio, sentendo dentro di te quelle caratteristiche. .. Mentre ti muovi immagina che davanti a te compaia un ostacolo… Un muro… Trova pian piano il modo di superarlo.
Assieme a te, in questo spazio, ci sono degli animali con caratteristiche, forse diverse dalle tue… Interagisci con loro… Come ti senti? Mentre continui a muoverti, immagina che sul pavimento compaia disegnata la forma, la sagoma del tuo animale…
Come ti senti mentre la percorri? Continua a muoverti, sentendoti quell’animale.
AI termine commenti e riflessioni. Ripetere, se lo si desidera, la stessa esperienza assumendo le sembianze di un animale, le cui caratteristiche fanno paura.
La danza della gru (musica New Age)
Nei miti greci la danza della gru è ricordata spesso. La gru, come la cicogna, è simbolo di vita. Alcuni miti attribuiscono alla gru caratteristiche respiratorie di lunga vita che è utile imitare. Nella simbologia dei quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco), essa rappresenta l’aria.
La danza della gru, attribuita a Teseo mentre esce dal labirinto, può significare che ognuno è centro di se stesso.
Muoversi seguendo la musica, respirare profondamente e, con le braccia, imitare il volo della gru, ispirando mentre le braccia s’innalzano, espirando mentre si abbassano.
Arrivare all’automatismo del respiro, che permette di alzare il corpo… di sentirlo ogni volta più separato dal suolo, mentre si vola. Sentirsi la gru, sentire mentre si danza la leggerezza dell’aria in armonia con la concretezza del suolo.
Dall’ombra alla luce (Musica New Age o un brano delle quattro stagioni di Vivaldi)
La caverna è archetipo dell’utero materno, ed è presente nei miti d’origine e rinascita di numerosi popoli. Caverna, grotta, antro, possono essere considerati sinonimi.
Vi trovate in posizione fetale, occhi chiusi, in una grotta in penombra.
È umida… cercate di scoprire dove siete… Toccate il pavimento… scoprite se ci sono dei muri. .. Percepite i suoni… pian piano vi spostate a quattro zampe, andando verso destra… sinistra… avanti… indietro… cercando una via d’uscita… la luce pian piano diventa più intensa al di fuori della grotta… Finalmente trovate l’uscita. Con difficoltà uscite e poi vi alzate con difficoltà, così come i bambini quando iniziano a spostarsi mentre crescono… Raggiungete mentre vi muovete la posizione perfettamente eretta… vi muovete nelle spazio… Incontrate altre persone… Danzate con loro la vita… l’estate… l’autunno… l’inverno… la primavera.
Create assieme altre immagini mentre continuate a danzare… Alternate momenti d’intimità con voi stessi… e di condivisione con altri.
Riflessioni e commenti
Il ragno (Musica New Age)
Il ragno è simbolo di fertilità. I fili della sua tela sono estratti dalla sua propria sostanza. Secerne i raggi del suo tessuto dall’interiorità di se stesso e li espande verso l’esterno e li ricollega con il centro.
Disegnare per terra un enorme ragno con tante zampe, alcune delle quali arrotolate su se stesse.
Il ragno sarà al centro di una ragnatela con una possibilità d’uscita, leggermente insinuata. Danzare sul ragno, senza fretta… Assimilare le sue capacità… Muoversi sulla ragnatela, cercare l’uscita. Danzare liberamente fuori dalla ragnatela.
Riflessioni e commenti.
L’esperienza si può ripetere con altri animali, per esempio l’orso, passando da movimenti rigidi (rappresentanti la forza allo stato primitivo) a movimenti grintosi, ma leggeri, (simbolo della tenacia, frutto della trasformazione dell’energia primaria).

*Alberto Bermolen fin dal 1985 assieme ai componenti del Movimento dei Pedagogisti Clinici, ha contribuito con motivato impegno alla ricerca, offrendo il suo ricco patrimonio, riformulato con attente verifiche ai principi della Pedagogia Clinica e adattato alle metodologie del Pedagogista Clinico®. Nel 1996 Alberto Bermolen entra a far parte del team dei docenti ISFAR per la formazione della professione di Pedagogista Clinico®.

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