di Myriam Perseo
Pedagogista Clinico®
LA PEDAGOGIA COME ORIZZONTE FORMATIVO
La finalità principale di questo lavoro è riflettere sull’importanza e il valore della formazione come processo continuo, permanente e ricorsivo, capace di generare qualcosa di nuovo e creativo rispetto alle conoscenze, ai modelli e alle procedure precedenti. Formarsi comporta disporsi in un’ottica di trasformazione, cambiamento e generatività: un’apertura verso il nuovo, un interesse verso il mutamento e il miglioramento, una possibilità per rileggere criticamente il proprio agire attraverso un processo di meta-riflessione. Inoltre, significa attribuire senso alle esperienze, costruire identità e modificare prospettive. Ogni parola usata nella formazione non è mai neutra: porta con sé una visione del mondo, della persona e dell’educazione. Parole chiave come cura, riflessione, esperienza, ascolto, dialogo, identità, consapevolezza, corporeità, autenticità, reciprocità, collaborazione, confronto, curiosità, spinta, motivazione e, soprattutto, desiderio, motore profondo dell’apprendere, hanno guidato la progettazione della Commissione Formazione dell’Istituto Comprensivo Ermanno Cortis di Quartucciu, Cagliari, coordinata dalla sottoscritta in qualità di docente Pedagogista Clinico®. La Commissione, composta da docenti della scuola dell’infanzia e primaria1, ha dato valore al sapere della Pedagogia Clinica per:
• Promuovere e sviluppare competenze e strategie metodologico-didattiche.
• Valorizzare la Persona nella sua globalità.
• Accrescere le potenzialità di ogni docente e del gruppo.
• Favorire un ambiente di apprendimento positivo e inclusivo, incoraggiando una riflessione autentica sulla professionalità del docente.
In questa prospettiva, la Pedagogia Clinica si configura come scienza della formazione umana, orientata alla promozione della Persona nella sua globalità attraverso interventi educativi individualizzati e non terapeutici. Essa si fonda su un sapere interdisciplinare e su una visione educativa capace di sostenere le potenzialità espressive, cognitive, affettive e relazionali del soggetto. L’obiettivo è favorirne l’autorealizzazione. Nella formazione dei docenti, tale prospettiva supera modelli standardizzati e uniformanti, promuovendo percorsi personalizzati di crescita professionale e umana, in cui ogni insegnante è riconosciuto nella sua unicità, nella ricchezza della sua storia personale e professionale, nel valore della propria ricerca educativa. Il Pedagogista Clinico®, in questo orizzonte, non assume un ruolo direttivo o trasmissivo, ma si dispone come facilitatore di presa di coscienza, ascolto e trasformazione. Accompagna la persona a riconoscere e attivare le proprie risorse, costruendo contesti formativi in cui il sapere professionale si radica nel vissuto, si intreccia con l’identità e si rigenera nel confronto con l’altro. Questo impianto consente di restituire senso al fare scuola, trasformando la formazione in un processo vivo e dialogico, generativo di appartenenza, alleanze professionali e visioni condivise. In questo orizzonte, la comunità educante non è una struttura precostituita, ma una trama in continua costruzione, alimentata dal desiderio di apprendere insieme e dal bisogno profondo di creare spazi di cura, autenticità e significato. Ogni docente è un ricercatore-pratico, capace di costruire sapere riflettendo sul percorso. Questo promuove un insegnamento significativo e consapevole, in grado di modificarsi in risposta ai cambiamenti sociali, culturali e pedagogici. La Commissione ha risposto all’esigenza dei docenti di dotarsi di metodologie innovative, considerando la didattica come un processo dinamico e trasformativo. In quest’ottica, la figura del docente si ridefinisce: non è più un semplice trasmettitore di contenuti e modelli precostituiti, ma un professionista riflessivo. Un docente capace di osservare criticamente il contesto educativo, di leggere le esigenze di crescita di studenti e studentesse e di elaborare strategie intenzionali e flessibili. Per la Commissione, progettare la formazione ha significato diventare parte di una comunità pensante, in cui operare scelte, prendere decisioni, fissare obiettivi e condividere modalità, strategie e processi. Il dialogo costante e l’interesse condiviso per un progetto comune sono stati elementi centrali, con un’attenzione particolare alla cura del percorso professionale dei docenti dell’Istituto.
IL LABORATORIO COME SPAZIO DI APPRENDIMENTO TRASFORMATIVO
Essendo una educazione del concreto, applicata e pratica, la Pedagogia Clinica trova la sua massima espressione nella dimensione del laboratorio. Nello specifico, il laboratorio per adulti diventa il luogo privilegiato dove sperimentare esperienze capaci di generare apertura, confronto e scambio, attivando risposte creative e opportunità di crescita personale, professionale e collettiva. Il laboratorio, nella prospettiva della Pedagogia Clinica, non è semplicemente uno spazio operativo, ma un vero e proprio dispositivo formativo intenzionale, progettato per stimolare processi trasformativi attraverso la pratica, il contatto con sé, la relazione con l’altro e la dimensione simbolica dell’agire. Nella formazione degli adulti, in particolare, assume una funzione maieutica: favorisce l’emersione delle risorse personali, il superamento di rigidità operative, l’elaborazione di significati educativi condivisi. Il laboratorio pedagogico-clinico integra linguaggi molteplici (corporeo, narrativo, grafico, dialogico) e strumenti specifici, in grado di coinvolgere attivamente la persona nella sua totalità. Attraverso tale dispositivo, la formazione si radica nella vita reale del docente, stimolando processi di autoconoscenza, autoriflessione e cambiamento, e contribuendo alla costruzione di una cultura pedagogica condivisa fondata sulla relazione e sul riconoscimento reciproco. Nelle attività laboratoriali, concetti chiave come cura, riflessione, esperienza, ascolto, dialogo, identità, attenzione, corporeità, autenticità, reciprocità, collaborazione, confronto, curiosità, spinta, motivazione e desiderio si intrecciano profondamente con i vissuti individuali e di gruppo, costruendo comunità. Questa modalità attiva privilegia il vissuto, valorizzando le buone pratiche e la condivisione tra docenti in un processo graduale e collaborativo. Ogni insegnante è così protagonista attivo e consapevole della formazione. La partecipazione, infatti, richiede il riconoscimento interiore della propria soggettività, dei limiti e potenzialità e la disponibilità a interagire per costruire cultura, saperi e relazioni collaborative. La formazione, in quest’ottica, è un processo non lineare, bensì un complesso intreccio di competenze, esperienze, pensieri e relazioni. Si configura così un approccio educativo relazionale che pone al centro l’attenzione riflessiva dell’identità educativa e la costruzione di un sapere professionale basato sull’integrazione tra teoria e prassi. La progettazione didattica diventa un atto intenzionale e situato, capace di valorizzare la complessità dell’ambiente di apprendimento e di sostenere lo sviluppo integrale della persona.
LA COMMISSIONE FORMAZIONE COME COMUNITÀ RIFLESSIVA
Durante quest’anno scolastico, l’impegno della Commissione Formazione nella costruzione di una comunità educante si è ulteriormente rafforzato grazie al rinnovato Patto Educativo di Comunità. Esso rappresenta una preziosa opportunità per creare spazi collettivi e aperti, dove diversi attori partecipano attivamente alla coprogettazione e realizzazione di attività formative, educative e didattiche. È una modalità concreta per costruire una comunità che condivide obiettivi e percorsi, con particolare attenzione al sostegno delle situazioni di maggiore fragilità. La Pedagogia Clinica ha offerto in questo contesto la possibilità di costruire percorsi nuovi e significativi nella formazione dei docenti. Si concentra infatti sulla Persona in un’ottica olistica, convinta che il valore di un metodo educativo risieda nella sua capacità di sviluppare ogni aspetto dell’individuo, offrendo l’opportunità di esprimere sé stessi, di narrare, di acquisire conoscenze e abilità, di apprendere come imparare. La competenza del Pedagogista Clinico® risiede proprio nel creare occasioni in cui la persona possa trovare il proprio spazio, rispondere ai propri bisogni e prendere coscienza della propria presenza nel mondo, sostenendola nel percorso di ricerca, conoscenza ed espressione del proprio mondo interiore. La Commissione Formazione, oltre a disporsi come comunità pensante, ha agito anche come Comunità di pratiche per il progetto “Verso una Form-Azione generativa: costruire nuove trame tra persone, contesti, situazioni, spazi del pensare e dell’agire umano attraverso l’innovazione tecnologica” (PNRR DM 66/23). In tale veste, ha svolto un lavoro costante nella selezione dei contenuti e delle modalità di attuazione dei Corsi di formazione e dei laboratori sulla transizione digitale, promuovendo la ricerca, la produzione, la condivisione e lo scambio di contenuti didattici digitali, strategie e metodologie innovative per la transizione digitale e pratiche innovative all’interno della scuola.
LE ESPERIENZE FORMATIVE COME PRATICHE TRASFORMATIVE
Le esperienze realizzate nel corso dell’anno scolastico sono state orientate alla valorizzazione di risorse interne ed esterne all’Istituto, con l’obiettivo di promuovere spazi di riflessione, ascolto e appartenenza. L’azione formativa, costruita su un approccio partecipativo e basato sul vissuto, ha contribuito a configurare la scuola come luogo di progettualità condivisa, generativa e diffusa. La trasformazione non è stata intesa come semplice acquisizione di nuove competenze, ma come un processo profondo di consapevolezza, rielaborazione e crescita personale e professionale. In un’ottica pedagogico-clinica, ogni proposta formativa è stata pensata come occasione per riattivare il desiderio di apprendere, per dare voce ai vissuti professionali e per riscoprire il senso dell’agire educativo. Le attività hanno promosso la riflessività, l’incontro autentico e la costruzione di significati condivisi, generando cambiamenti nella percezione di sé, nelle relazioni e nelle modalità didattiche. I docenti, protagonisti attivi del percorso, hanno preso parte alla co-progettazione, sperimentazione e documentazione delle esperienze, in un clima di collaborazione e fiducia. Questa partecipazione ha consolidato una cultura del confronto e della corresponsabilità, rafforzando il senso di appartenenza alla comunità scolastica. Le esperienze, pur nella loro diversità, hanno avuto come denominatore comune l’intenzionalità pedagogica e la tensione trasformativa: laboratori esperienziali, seminari tematici, momenti di ascolto e confronto hanno rappresentato occasioni concrete per apprendere insieme, generare senso e alimentare una visione della scuola come luogo vivo, in continuo divenire.
IL SEMINARIO COME SPAZIO DI DIALOGO INTERPROFESSIONALE
La collaborazione con ANPEC Sud Sardegna ha consentito l’organizzazione dell’incontro-seminario “Intrecci, trame, narrazioni, dialoghi a confronto”: un evento multidisciplinare rivolto a docenti, pedagogisti, educatori e tirocinanti. Il seminario ha proposto esperienze significative condotte da pedagogisti clinici e altri professionisti, affrontando tematiche quali educazione e movimento, gestione delle emozioni e comunicazione nella prospettiva pedagogico-clinica, la narrazione, l’apprendimento della letto-scrittura. L’iniziativa ha messo in evidenza il valore del confronto tra saperi e approcci differenti, sottolineando la dimensione profondamente umana, relazionale e trasformativa della Pedagogia Clinica 2.
IL LABORATORIO COME DISPOSITIVO DI ESPRESSIONE E CONSAPEVOLEZZA
Dall’interesse suscitato dal seminario è nato il laboratorio “Educazione e movimento: espressione di sé, risonanza con il mondo”. Questo spazio pedagogico-clinico ha coinvolto i partecipanti in esperienze corporee e relazionali che hanno reso il movimento e l’ascolto elementi centrali della costruzione di competenze personali e professionali. Il laboratorio ha valorizzato l’esperienza diretta come strumento di presa di coscienza e crescita, promuovendo l’espressione autentica del sé attraverso il linguaggio del corpo, in un clima di fiducia, ascolto e reciprocità3.
LO SPORTELLO D’ASCOLTO COME SPAZIO DI CURA E SOSTEGNO
Un’ulteriore azione formativa, realizzata in collaborazione con ANPEC, è stata l’attivazione dello sportello d’ascolto rivolto a docenti e famiglie. Gestito da pedagogisti clinici, lo sportello ha rappresentato un prezioso spazio di accoglienza, comprensione e orientamento. Attraverso il dialogo e l’ascolto, ha offerto sostegno nella gestione delle difficoltà educative e relazionali, promuovendo l’inclusione e sostenendo il ruolo educativo degli insegnanti e dei genitori. La dimensione non giudicante e protetta ha favorito la costruzione di una cultura della cura all’interno della comunità scolastica.
LA FORMAZIONE COME ATTO DI CURA E LIBERTÀ
La formazione in chiave pedagogico-clinica ha sostenuto la cura delle relazioni, il coinvolgimento attivo e l’esperienza diretta quali elementi capaci di trasformare la cultura organizzativa della scuola. Il desiderio di apprende re, di migliorarsi e di creare comunità rende possibile la realizzazione di contesti accoglienti e di dispositivi riflessivi. L’apertura verso il nuovo, l’interesse per il cambiamento e il miglioramento, la possibilità di rileggere criticamente il proprio agire attraverso una profonda meta-riflessione, sono stati le basi delle proposte realizzate. Si è, inoltre, attribuito senso alle esperienze condivise, contribuendo a sviluppare identità professionali più solide e a modificare le prospettive didattiche. Il desiderio e la scelta di formarsi sono stati motore profondo dell’apprendere, possibilità per trasformare le esperienze in opportunità tangibili per riprogettare la propria professionalità e agire in modo sempre più consapevole e autentico nel contesto educativo. In questo percorso, la collaborazione con i pedagogisti clinici si è rivelata fondamentale, offrendo non solo un prezioso supporto professionale, ma anche la chiave per costruire percorsi significativi e trasformativi, capaci di valorizzare la persona nella sua totalità e di promuovere un approccio educativo che integra teoria e prassi. Formarsi è un atto di cura verso di sé e verso l’altro, un impegno continuo che dà forma all’identità docente e senso al vivere educativo.
1 Le docenti Stefania Dessalvi, Maria Pilosu, Raffaela Pisu
2 L’incontro, coordinato dalla direttrice ANPEC sud Sardegna Luisa Frau, ha coinvolto i pedagogisti clinici Virna Badalamenti, Rita Ibba, Francesco Siciliano e Myriam Perseo
3 Il laboratorio è stato realizzato dalla collaborazione fra i pedagogisti Luisa Frau e Francesco Siciliano, i quali hanno gestito anche lo sportello.