di Maria Grazia Dal Porto*, Alberto Bermolen**

Tantissime correnti sociologiche e psicologiche contestano oggi la famiglia. Ce ne sono alcune che addirittura proclamano la scomparsa di essa. Eppure, ogni volta di più, la pratica professionale ci dimostra il bisogno che l’essere umano ha di nascere e crescere in una maniera d’identità familiare. La famiglia può essere definita una struttura sociale di base, formata dall’interazione di ruoli diversi (padre, madre, figli…) e costituisce il modello naturale d’interazione gruppale. Ampliando questo concetto possiamo dire che la famiglia è un gruppo di persone che convivono nella stessa casa, durante un periodo lungo, siano o no uniti da vincoli di sangue, che danno e ricevono reciprocamente.
È il rapporto quotidiano a formare i vincoli non solo affettivi ma anche culturali. Il fattore consanguineo è importantissimo, ma non determinante, dato che come è ovvio, salvo il matrimonio tra parenti, i coniugi non hanno vincoli di sangue, e lo stesso avviene con i figli adottivi. Il fattore di unione più importante, a parte l’affetto, è la cultura. Cultura è il modo in cui le famiglie e le società convivono con la realtà. Nel presente convivono valori di protezione e valori di crescita, valori tradizionali e valori di rinnovamento. Perciò l’istituzione familiare non può non essere in crisi. Nuove forme di rapporto, di comunicare, di interagire, richiedono nuovi concetti che le esprimono. Vecchi modelli sono ancora in vigore.
L’istituzione familiare va sperimentando dei cambiamenti profondi, paralleli a quelli della società in cui viviamo. Questi cambiamenti destabilizzano il sistema familiare. La parola sistema può essere riferita al mondo dell’industria, del lavoro, del commercio, ma può anche significare una forza vitale, profonda e dinamica nella vita della famiglia.
Ogni sistema comprende aspetti individuali diversi, ognuno dei quali è essenziale ed è interrelazione con gli altri, per produrre il risultato voluto. Quando uno di questi aspetti non è funzionale al tutto, il sistema nella sua totalità ne risente. Un sistema che funziona comprende:
-un proposito o una meta (nella famiglia: portare avanti un progetto di vita) degli elementi essenziali (persone)
-un mezzo per mettere il sistema in funzionamento (la coppia) forze o mezzi per mantenere l’energia affinché tutti gli elementi possono funzionare (amore, alimento, casa, attività, valori, etc,..)
-modi di far fronte alle richieste o cambiamenti che vengono dall’esterno (forme (Si rapportarsi con ciò che è nuovo e diverso).
Ci sono due tipi di sistema: aperti o chiusi, La differenza principale è la reazione specifica di ognuno di essi ai cambiamenti. Un sistema aperto permette dei cambiamenti, uno chiuso no.
Per essere comunità aperta, la famiglia deve essere centro di interferenze: famiglia e so­cietà sono due realtà che si condizionano mutuamente; non si può mettere né filo spinato né gabbie dorate, per isolare la famiglia da ciò che la circonda e dalla propria proiezione sociale. Per questo occorre creare una famiglia di porte aperte nella quale, assieme ai valori tradizionali e permanenti, possano essere presi in esame e considerazione anche nuovi valori socio-culturali.
Apertura ad altre famiglie: la famiglia di ieri era chiusa e condizionata; la famiglia attuale è più aperta, più estroversa. Dà e riceve in modo diverso. Il rapportarsi ad altre famiglie può nutrire la propria famiglia, quando c’è condivisione di ideali e valori.
Apertura ai problemi sociali: la famiglia è la cellula sociale fondamentale e perciò do­vrebbe essere una presenza attiva orientata a collaborare nell’instaurazione, costruzione e rinnovamento di gruppi, strutture, progetti, ecc. affinché siano ogni volta di più al servizio della persona.
Apertura ai problemi universali: pace socia­le e mondiale, emarginazione, giustizia, ecc.

Partecipazione politica: ispirata nei propri valori di base.
Come sistema aperto la famiglia aiuta i propri membri ad uscire da azioni coatte, ripetitive, automatiche per non cadere in deformazioni o mistificazioni della realtà oggettiva. Si mettono in atto ogni volta di più i comporta­menti creativi e responsabili più legati a come- « il mondo è »– e– « come sono io » – e – « come sono gli altri »-. Questi comportamenti non imprigionano la realtà oggettiva adeguandola al proprio sistema chiuso, ma la analizzano, la mettono in discussione, la verificano attraverso delle riflessioni associative che portano a scelte più responsabili.

Il singolo e la coppia
La coppia, base della famiglia, riconosce cau­se diverse all’origine della crisi attuale. Le trasformazioni sociali, economiche, culturali sono legate a quelle personali. Fino ad una trentina di anni fa, la coppia aveva come meta, come centro solo la famiglia e la sua conservazione. L’insoddisfazione coniugale non si poneva in primo piano. Lo scopo principale ed unico era il mantenere il vincolo e i bisogni dei singoli occupavano un posto lontano. La crisi inizia, forse, con lo spostamen­to del centro d’attenzione ed importanza. La persona singola ed i bisogni individuali incominciano a diventare tanto importanti come quelli del nucleo. Come modello previo avevamo una struttura di coppia che aveva rice­vuto il messaggio… « e si sposarono e furono felici ». Nel riscontrare che attualmente la di­mensione dei modelli non appaga i bisogni personali, può avvenire la crisi. Per fortuna, nella misura in cui ogni persona compie la sua esperienza di autoconoscenza e riscontro delle proprie possibilità, risorse e capacità di autonomia, può avvicinarsi all’altro in un modo diverso: non aspetta più di ricevere dal coniuge l’appagamento totale di tutti i suoi bi­sogni; la persona è pronta a dare e ricevere, cioè condividere.
Il rapporto di coppia che attualmente soddisfa ambedue le parti è quello che si costruisce in base ad un delicato e dinamico equilibrio tra i bisogni di ogni membro come singolo ed il bisogno di entrambi di, sviluppare e conservare il vincolo di coppia. E un un’unione che si stabilisce tra persone che hanno una identità differenziata, ma che assieme vogliono costruire un progetto comune che soddisfi ambedue le parti, con la coscienza che ogni parte può stare bene solo se l’altra parte pure lo sta. Questa coscienza di parte, porta a non usare il potere o la violenza o la manipolazione per dominare l’altro, ma a ca­pire che si è parte di un sistema e che nella misura che il sistema funziona si funziona pure come singoli e viceversa.
A mano a mano che un soggetto si rapporta in modo più autentico con se stesso, tutte le altre relazioni migliorano. La mente curiosa, l’impulso all’espressione personale, il sondaggio nella profondità del nostro essere non sono nemici della coppia e della famiglia. Anzi sono ulteriori possibilità da non scartare per creare, arricchire e mantenere in armonia la coppia e la famiglia.
La molteplicità dei cambiamenti individuali che cospirano a favore di una vita migliore hanno portato ad aderire a nuovi valori nell’interazione personale.
L’idea che una coppia o una famiglia sarà sempre uguale esclude la crescita ed il dinamismo delle persone. Quando si esce dai miti matrimoniali tali come « l’estasi del fidanzamento durerà per sempre »… « l’amore tutto può, non importano le differenze di valori, di criteri, basta l’amore »… « una buona coppia non ha dei conflitti »… « se c’è l’amore, magicamente uno sa quello che l’altro vuole »… tut­to è possibile, perché si è in cammino con senso di realtà.

La famiglia post  « nucleo chiuso »
Meccanismi tradizionali: nella famiglia nucleare tradizionale con i ruoli fissi – padre somministratore – madre casalinga – i valori di base erano principalmente di tutela e salvaguardia.
Sicurezza: evitare ogni rischio attraverso del­le restrizioni esterne ed interne: obiettivo: la sopravvivenza.
Immagine: conformarsi alle aspettative cultu­rali, adeguandosi a norme e valori esterni o protezione della propria autoimmagine con razionalizzazioni, giustificazioni, etc.
Autocontrollo eccessivo: restringere le proprie risposte emotive, anche quelle positive (gioia, amore) al massimo.
Conservazione rigida delle tradizioni: progetti a lunghissima scadenza, ripetizione di situazioni del passato, sforzo perché tutto rimanga com’è, etc.
Informazioni: avere o creare sempre una risposta indiscutibile per ogni situazione.
Dominio o superiorità: sentirsi superiori o dominare gli altri attraverso la violenza, la manipolazione o la coercizione, sia l’altro uomo o donna.
Visione statica della realtà: nulla si può cambiare; le guerre, la fame, le ingiustizie ci sono sempre state e ci saranno sempre; fare degli sforzi per superare o modificare le situazioni è inutile, etc…
Assunzione relativa della responsabilità: quasi tutto quello che succede è colpa della società. Meglio non rischiare, compromettersi poco; senso d’impotenza.
Rapporti per riempire un vuoto esistenziale: percepire il bisogno dell’altro ma senza la possibilità di accedere al proprio io profondo e di conseguenza a quello dell’altro.

Le strade del cambiamento
L’aderire ai valori di crescita è graduale. È possibile cominciare ad accorgersi che collaborare è più gratificante che essere in competizione o in rivalità, che le nostre scelte consce od intuitive c’entrano tanto con la vita che giorno dietro giorno ci si costruisce. E così, fluttuando da una scala di valori rigidi ad una scala di valori di crescita, si incomincia a cambiare. Sentiamo più preziosi alcuni comportamenti che sicuramente avevamo già messo in atto, ma che non sentivamo pienamente riconosciuti dagli altri.
Autenticità: volontà per modificare modelli culturali rigidi. Flessibilità verso gli altri.
Autocoscienza: entrare a contatto con i propri sentimenti, la propria sensibilità e la loro influenza nel nostro agire.
Vulnerabilità: l’io profondo riconosce le proprie carenze, e da questa accettazione estrae la forza. Non tende all’immagine esterna apparente ma al miglioramento di se stesso.
Potenzialità: riconoscere il fluire e la dinamia della vita, e l’impossibilità dell’immutabilità del presente, senza grosse paure peri cambiamenti.
Conoscenza: voglia di sapere di più, di riflettere, di migliorare.
Cooperazione: collaborazione, comunicazione più profonda, solidarietà, appoggio mutuo, al posto del dominio o la sottomissione.
Contatto con gli altri: accettando e conoscendo di più se stesso, ci si identifica meglio con le caratteristiche umane, e si può contattare più autenticamente gli altri.
Responsabilità: riconoscere le proprie scelte, sapere che la vita offre delle possibilità alle quali noi si aderisce o meno.
Rapporti che ci aiutano a crescere: dalla propria voglia di completezza si può crescere assieme agli altri.
Attualmente ci troviamo in un’epoca di transizione e di revisione. Le nuove forme di rapportarci nella coppia e la famiglia richiedono un impegno personale più profondo. Solo cosi si potrà vivere pienamente, con più, onestà, con più intimità e con più profondità il proprio ruolo come persona ed il vincolo di famiglia.

*Alberto Bermolen fin dal 1985 assieme ai componenti del Movimento dei Pedagogisti Clinici, ha contribuito con motivato impegno alla ricerca, offrendo il suo ricco patrimonio, riformulato con attente verifiche ai principi della Pedagogia Clinica e adattato alle metodologie del Pedagogista Clinico®. Nel 1996 Alberto Bermolen entra a far parte del team dei docenti ISFAR per la formazione della professione di Pedagogista Clinico®.

**Maria Grazia Dal Porto*Maria Grazia Dal Porto fin dal 1985 assieme ai componenti del Movimento dei Pedagogisti Clinici, ha contribuito con motivato impegno alla ricerca, offrendo il suo ricco patrimonio, riformulato con attente verifiche ai principi della Pedagogia Clinica e adattato alle metodologie del Pedagogista Clinico®. Nel 1996 Maria Grazia Dal Porto entra a far parte del team dei docenti ISFAR per la formazione della professione di Pedagogista Clinico®.

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