Esistenzialismo e Pedagogia Clinica

di Maria Grazia Dal Porto*

L’esistenzialismo potrebbe essere definito come l’orientamento filosofico concreto e descrittivo centrato sulla persona. Tale definizione si contrappone, in parte alla filosofia razionale, nella quale l’essere umano viene considerato un elemento del mondo, osservato più come oggetto che come soggetto. Questa corrente filosofica, mira a scoprire la soggettività personale unica e irripetibile di ogni esistenza. Non si può parlare però di un esistenzialismo puro, così come non si può parlare di un razionalismo puro. Le origini dell’esistenzialismo contemporaneo possono essere rintracciate in epoche molto remote.
Nella Bibbia troviamo Abramo, Giobbe, Mosè, Gesù che non costruiscono sistemi né cercano di ragionare su categorie o essenze. Essi danno testimonianza delle proprie esperienze e dei propri vissuti, elaborando un insieme di affermazioni circa le origini, il destino e le norme di vita delle persone: si basano su messaggi concreti di vita a partire dalla loro esperienza. Nel movimento filosofico contemporaneo, tra i grandi esistenzialisti, possiamo citare Kierkegard, come padre di questa corrente filosofica e Husserl come pedagogista di essa.
Kierkegard affermava che l’interesse supremo di ogni essere umano è quello di esistere, dato che è un individuo concreto e attraverso il pensiero cerca di entrare nel profondo della propria realtà. Husserl, con il metodo fenomenologico ci ha introdotto nel bisogno di sviluppare un atteggiamento che ci conduca ai fatti, senza aderire totalmente a rigidi concetti che potrebbero indurci a deformare la realtà. Haidegger poi è entrato nella natura dell’essere, che comprende se stesso come esistente. In linguaggio psicologico potremmo dire: “Tu, essere umano, ho prima la possibilità e poi il bisogno di capire, comprendere me stesso”.
Non a caso Socrate metteva la conoscenza di sé, nella scala più alta del sapere: è così che la persona si comprende come esistente e ha il privilegio di integrarsi sulla propria esistenza e ha il diritto e il bisogno di chiedere le stesse cose agli altri.
Nella struttura della personalità abbiamo l’essere nel mondo con una sfumatura di possibilità diverse: preoccupazione per la propria vita, amorevolezza, malinconia, gioia, premura…essere con gli altri o contro gli altri.
Jean Paul Sartre ha poi analizzato in profondità la natura della coscienza da un punto di vista fenomenologico esistenziale e ci ha detto che “persona è persona” perché ha coscienza della sua esistenza e si sforza per eliminare il nulla.
Esistere è essere conscio, in profondità, della capacità di essere libero che porta a poter scegliere. La libertà si realizza e si manifesta attraverso i progetti e ogni attività che la persona compie nel mondo. Così essa si scopre nel mondo come dinanzi ad uno specchio che riflette il proprio agire e il proprio essere. La libertà, inoltre, si nutre solo di se stessa. La persona si trova spesso in situazioni che non ha scelto volontariamente.
La libertà consiste nel gestire quelle situazioni andando verso un futuro indeterminato.
La mia libertà si manifesta nei miei progetti.
Karl Jasper, psichiatra e filosofo tedesco, ha una grande influenza nel campo della psicologia esistenziale contemporanea. Egli si è occupato dell’esistenza concreta partendo dall’esistenza assoluta e trascendente che è la fonte dell’esistenza personale.
Con riguardo all’essere nel mondo contemporaneo, egli ha percepito l’alienazione e la coercizione sociale che portano ad una diminuzione radicale della coscienza individuale. Questo allontana l’autenticità dalla vita di tante persone, come è facilmente osservabile nel presente.
Ludwing Binswanger, medico e psichiatra svizzero, ha osservato che in campo filosofico il concetto relativo alla trascendenza dell’essere-nel-mondo, ha permesso di superare la rigida dicotomia soggetto oggetto. Con questa scissione, l’esistenza umana era stata ridotta a sentirsi un semplice soggetto, una specie di orfano senza radici nell’universo, che viveva una serie di peripezie senza poter fornirsi né fornire spiegazioni su come soggetto e oggetto si incontrano né come comunicano. L’essere nel mondo, invece, implica la coesistenza con altri esseri che si compie nel trascendere, e non solo nel conoscere.
I concetti di Biswanger, introdotti in campo psichiatrico, hanno portato ad una riconsiderazione delle psicosi: secondo il suo punto di vista, le malattie psichiatriche ci mettono quindi di fronte a modificazioni della struttura fondamentale o essenziale della personalità e dei vincoli strutturali dell’essere nel mondo come funzione trascendente. Egli ha modificato la terminologia scientifica adoperata nella descrizione delle malattie psichiatriche ed ha proposto un linguaggio metaforico che permette di compenetrarci nei vissuti psicotici.
Rollo May, medico e psicoanalista nato negli Stati Uniti, vede l’essere manifestarsi attraverso il Self (centro soggettivo), la persona (immagine rispecchiata e accettata o no dagli altri) e l’Io (mezzo di comunicazione che rapporta il Self con il mondo esterno).
Parlando dell’incontro con l’altro, dal punto di vista dell’aiuto alla persona (clinico), egli dice che è importante parlare di incontro e non di relazione o rapporto, perché un incontro è ciò che veramente accade.
Il Pedagogista Clinico® dovrebbe essere capace, in una certa misura, di sperimentare ciò che l’altro sta sperimentando, ricordando che l’altro è lì presente con tutto il suo mondo e non dimenticando che anche noi abbiamo vissuto o stiamo vivendo situazioni difficili. Questo ci porta a percepirci come esseri umani nel senso più allargato del termine e, di conseguenza, a percepire l’altro nello stesso modo.
Merleau Ponty ha introdotto in campo esistenziale, delle interessanti riflessioni sul corpo. L’unità spaziale, sensoriale e sensomotoria costituita dal corpo, non si limita ai contenuti associati nel corso della nostra esperienza di vita, ma li precede e rende possibili le associazioni posteriori. Lo schema corporeo è la presa di coscienza globale della mia posizione nel mondo. Il corpo è una forma che esprime il mio essere nel mondo. Il mio corpo è un frammento dello spazio. Il mio corpo abita lo spazio e il tempo, ed Io sono nello spazio e nel tempo. Il mio corpo è sempre con me, non mi abbandona, per questo non posso considerarlo un oggetto.
Nelle funzioni corporee, inclusa quella sessuale, esiste una vera dialettica, un movimento dialettico dell’essere vivente. Come per Freud la vita sessuale non è ridotta alla genitalità, non è sempre e solo effetto dei processi di evoluzione degli organi genitali. La genitalità forma parte della totalità della vita del soggetto e il mio corpo è esistenza incarnata.
Il Pedagogista Clinico® di fronte alla problematica dell’esistenza riflette sul fatto che ognuno di noi è un essere-nel-mondo, in un mondo che nessuno riesce a cogliere nella sua totalità. E quell’essere che è ognuno di noi è costituito dalla propria storia, dalla sua attuale presenza dinanzi agli altri e con gli altri e dai propri interessi e progetti.
Occorre sempre ricordarsi che ognuno di noi vive in un universo che non può cogliere totalmente, che ha una storia nella quale sono presenti le aspettative e sogni infantili, le ansie dell’adolescenza, le speranze e gli ideali della prima giovinezza, le frustrazioni e i successivi vissuti, le possibilità future e le paure nate, forse, da insuccessi anteriori.
La mia presenza nel mondo, si prolunga nella linea della vita in ambedue le direzioni, nel passato come storia, nel futuro come scelta possibile. I vincoli affettivi, anche in un settore più allargato di quello familiare nutrono la mia autostima.
Questi incontri mi aiutano ad “incontrarmi”, a comprendere alcuni miei errori. Queste personali scoperte fatte di sentimenti di tristezza, stupore, gioia e anche perplessità, mi aiutano ad illuminare di più le mie possibilità come essere umano.
Spranger nel suo libro “Forme di Vita” sostiene che la persona è un essere sociale e che l’amore con i suoi sentimenti derivati come l’affetto, la stima, la fiducia, è un impulso che nasce dalla profondità della persona stessa, costituisce il principio organizzatore di tutta la sua vita mentale ed è il valore più alto al quale l’Io possa attingere.
Nel rapporto fiducioso e solidale con gli altri, la persona, che è, per natura un essere sociale, percepisce il senso totale della vita…Incomincio a percepire meglio dentro di me una forma di angoscia per arrivare ad essere quello che mi sono proposto di essere.
Questa angoscia è diversa da quella esistenziale che mi ha portato a conoscermi. Questa angoscia per arrivare ad essere è ansia…, ma non è un’ansia che mi turba, anzi mi aiuta a muovere le energie vitali che mi portano a realizzare i miei progetti e poi mi accompagna come entusiasmo ansioso, nella messa in atto dei miei progetti. L’ansia mi muove, mi mantiene attivo. In questo stato d’animo, mi sento “movente della mia persona” e non “mosso” dai miei impulsi, in uno stato d’animo aperto verso il mondo. Posso incontrarmi con gli altri, senza che la mia unità personale venga diluita.
Dalla ricchezza e dalla profondità di pensiero di questi autori, che non sono gli unici ad occuparsi di filosofia e psicologia esistenziale, abbiamo estratto solo alcuni concetti minimi che possono orientarci in Pedagogia Clinica, ad allargare la visione del processo di individuazione che ogni persona deve compiere per arrivare ad una esistenza soddisfacente.

 Fasi del processo di crescita secondo una visione esistenziale (applicabile dal periodo adolescenziale in poi)
Fase di attesa magica
La persona intuisce, percepisce o manifesta attraverso il suo comportamento le difficoltà relative al suo processo di individuazione, ma in gran parte le nega a livello razionale ed ha bisogno di aiuto e di tempo, affinché incominci ad illuminarsi la via dei come e dei perché della propria esistenza edegli ostacoli che si oppongono ad essa.

 Fase dell’autogiustificazione
Inizia la presa di coscienza con meccanismi di auto giustificazione.
La persona in forma lenta, si avvicina ai significanti non consci che emergono nel discorso, ma dei quali non ne riconosce ancora il senso.

 Fase dello sviluppo e coscienza di sé
La comprensione di alcuni settori del proprio comportamento porta l’individuo ad adeguare i propri atti, alla visione matura con la quale gestisce altri aspetti della sua vita (per esempio disarmonia tra affetto e intelletto, tra corpo e interiorità ecc… e invece armonia tra studio e lavoro ecc.). Fase della presa di coscienza del sentimento di libertà e sviluppo della responsabilità. La presa di coscienza di sé, alla quale ha contribuito l’intervento del Pedagogista Clinico®, permette alla persona l’introspezione e la possibilità di comprendere il non senso del sentirsi limitata dal passato, dalle proprie esperienze frustranti, dalle proprie paure. L’individuo sperimenta la possibilità di trascendere il qui ed ora e sviluppa ciò che Victor Frankl chiama “valori di attitudine”, per far fronte alle situa-zioni difficili, la cui soluzione non dipende sempre dal soggetto.

 Fase del progetto (Proiezione nel futuro)
Questa fase non è poi molto separata da quella precedente, dato che il progetto nasce dal senso di libertà che sorge dal trascendere il passato, il qui ed ora, e che permette di orientare le proprie possibilità esistenziali. La persona inizia a “sapere” chi è, cosa vuole realizzare e perché lo vuole. Ha rafforzato la propria fiducia e autostima.
Arrivati a questo stadio, il Pedagogista Clinico® ha terminato il suo compito, così come Virgilio accompagnò Dante attraverso l’Inferno ed il Purgatorio (che potrebbero essere simbolo profondo delle esperienze legate alla nascita e alle vicissitudini della propria esistenza), lo lascia sulle porte del Paradiso, affinché lo percorra con l’amata Beatrice. Il Paradiso potrebbe essere la possibilità di raggiungere la pienezza dell’esistenza con la raggiunta armonia degli opposti ANIMUS e ANIMA, attraverso la simbologia del maschile e del femminile dentro ognuno di noi. Beatrice come simbolo dell’anima e Dante come simbolo dell’animus.

Esperienze
1 – Completare la frase: La natura  umana È…
2 – Scrivere IO SONO… e ripetere la stessa frase esposta sopra.
Riflessioni e associazioni su ciò che è stato scritto.
3 – Il soggetto non scrive la domanda, risponde direttamente, affinché il coinvolgimento emotivo sia più diretto:
Madre
a) Una cosa che la mia mamma sempre diceva…
b) Mia madre non ha mai detto…
c) Io spesso vedevo mia madre…
d) Io ero contento/a, quando la mia mamma…
e) Io mi arrabbiavo con mia madre, quando…

Padre
a) Una cosa che mio padre sempre diceva…
b) Mio padre non ha mai detto…
c) Io spesso vedevo mio padre…
d) Io ero contento/a, quando mio padre…
e) Io mi arrabbiavo con mio padre, quando…

Io
a) Io avevo tanta paura quando…
b) Io ho sempre voluto…
c) Un sentimento che spesso manifesto è…
d) Io mi arrabbio quando…

Amici
a) Io mi sento amico/a delle persone che…
b) Io perdo amici quando…
c) Ai miei amici racconto…
d) Ai miei amici non racconto…
e) I miei amici spesso dicono di me che…

Sottolineare le risposte che hanno colpito di più. Riflettere e scrivere quanto la mano voglia scrivere al riguardo. C’è qualcosa nel presente che vorresti o vorreste modificare?

Riflessione sulla personalità
a) Quando ero bambino/a mi rendeva tranquillo/a…
b) Non dimenticherò mai…
c) La cosa più brutta che credo di aver fatto è…
d) Una situazione che ricordo e che mi ha fatto tanta impressione
e) Un fatto che ricordo e che mi ha reso felice è…
f) La cosa più bella che credo di avere fatto è…

Il presente
a) Ora mi sento…
b) Mi considero una persona…
c) Ho bisogno di…
d) Il mio più grande difetto credo che sia…
e) La mia più grande qualità credo che sia…
f) MI piace…
g) Mi piacerebbe…
h) Ho il diritto di…
i) Ho paura di…
j) Pochi dei miei amici sanno che
k) Il programma TV che più mi piace è…
l) I programmi TV che non mipiacciono sono…
m) Amo leggere…
n) Non amo leggere…

Sottolineare le risposte che colpiscono di più. Associare e scrivere al riguardo, quanto la mano voglia scrivere.

Amore e sessualità
a) Sull’amore vorrei sapere…
b) Vorrei che l’amore fosse per me…
c) Sulla sessualità vorrei sapere…
d) Il rapporto di coppia…
e) Il matrimonio…
f) I figli…

Ambiente sociale
a) Uno dei problemi più seri che

percepisco nella mia città è…
b) Le possibilità di realizzazione che la mia città offre sono…
c) Sento che nella mia città si potrebbe…
d) Io percepisco il mondo come…
e) Sento che il mondo percepisce me come…

Sottolineare le risposte che hanno  colpito di più. Associare, riflettere e scrivere al riguardo quanto la mano voglia scrivere.

4 – Scrivere le domande e poi riferirle a voce

Autoritratto del presente
a) La mia vita nel presente potrebbe essere paragonata a…?
b) Posso vincere i momenti di sconforto?
c) Posso imparare dai miei errori senza grossi sensi di colpa?
d) Mi sento capace di far fronte alle situazioni che la vita mi propone?
e) Posso accettare le emozioni che sento?
f) Posso accettare la manifestazione di alcune di esse senza sentirmi giudicato o criticato dagli altri?
g) I miei sentimenti sugli altri?
h) I miei rapporti personali sono soddisfacenti e duraturi?
i) So quando posso fidarmi degli altri e sento quando gli altri si fidano di me?
j) Riesco a gestire le situazioni nelle quali gli altri esprimono pareri diversi dai miei?
K) Cosa sento e cosa faccio quando scopro di essere manipolato da altri?
l) Come mi trovo in un gruppo?
m) Posso collaborare in un gruppo?
n) Mi sento capace di amare ed essere amato?
o) Nel presente i miei sentimenti sulla vita sono…?
p) Sono capace di gestire le responsabilità man mano che si aggiungono sulla mia strada?
q) Cosa ne penso dei progetti a breve o a lunga scadenza?
r) Accetto con piacere o con difficoltà le idee e le esperienze nuove?
s) Sento di essere capace di prendere delle decisioni?
t) Il mio atteggiamento verso l’ambiente è…?
u) Le mie mete e aspirazioni sono realistiche?
v) Riconosco e adopero le mie capacità anche quelle potenziali?
w) Come sintesi potrei dire che sono…

Prendere atto delle risposte, riflettere sulle varie aree della personalità e permettere, poi, alla mano di scrivere quanto voglia scrivere al riguardo.

*Maria Grazia Dal Porto fin dal 1985 assieme ai componenti del Movimento dei Pedagogisti Clinici, ha contribuito con motivato impegno alla ricerca, offrendo il suo ricco patrimonio, riformulato con attente verifiche ai principi della Pedagogia Clinica e adattato alle metodologie del Pedagogista Clinico®. Nel 1996 Maria Grazia Dal Porto entra a far parte del team dei docenti ISFAR per la formazione della professione di Pedagogista Clinico®.

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