di Luca Fabbri
Pedagogista Clinico®

L’epistemologìa – ἐπιστήμη – si riferisce alla conoscenza scientifica, alla struttura e ai metodi delle scienze, anche relativamente ai problemi del loro sviluppo e della loro interazione; oltre a riguardare i fondamenti della disciplina. La Pedagogia Clinica si dichiara scienza nuova – sono passati cinquant’anni dalla sua genesi – e autonoma. Un’asserzione portata avanti dal professor Guido Pesci (2008b; 2012; Pesci & Mani, 2021), dai Pedagogiati Clinici fin dal loro iniziale Movimento così come da altri studiosi come il professor Crispiani (2001; 2011). Crispiani riscontra attorno alla Pedagogia Clinica – nonostante riconosca non ci siano principi che accordino tutti – un importante movimento scientifico e professionale volto all’esercizio di una professionalità sempre più autonoma (2011, p. 154). Di pedagogia clinica in Italia hanno scritto in molti esprimendo non solo opinioni, idee, pensieri diversi tra loro ma distinzioni importanti sul piano epistemico; ciò porta a constatare che davanti a una epistemologia definita e chiara si trovano dichiarati altri che causano nel mondo scientifico confusioni ed equivoci, che aprono a una babele annichilente le ricerche e gli studi fondanti questa nuova scienza.
La Pedagogia Clinica è, secondo il professor Pesci che l’ha fondata, una scienza di aiuto alla persona accolta nella sua globalità e individualità (unicità); secondo principi educativi in attenzione al soggetto – e alle sue abilità e potenzialità in essere e in atto da valorizzare e sviluppare – e non secondo costrutti sanitari rivolti al malato, al paziente, al disturbo, al caso, alle manifestazioni morbose. Interventi di aiuto non parziali, eziologici, sintomatici o settoriali bensì rivolti al vasto panorama dei bisogni della persona. Negli studi e negli approfondimenti di Guido Pesci emergono chiari distinguo con altre scienze marcando confini che interdicono a dipendenze, sovrapposizioni, giustapposizioni, confusioni; indicando con chiarezza come la Pedagogia Clinica non sia la pedagogia speciale, né l’ortopedagogia, subalterne agli aspetti sanitari e a insegnamenti-trattamenti-terapie o riabilitazioni (Pesci, 2008b; 2012; 2022a; Pesci & Mani 2021).
Tale sapere si distingue anche dalla Pedagogia critica, riconosciuta da Tuozzi– Pedagogista Clinico®– come una “pedagogia divisiva”, che “classifica”, “distingue” mentre questa sapienza accoglie l’insieme nella distinzione (Tuozzi, 2001). Una scienza nata in risposta ai molteplici bisogni scaturiti dalle innumerevoli e diffuse emarginazioni presenti, in vari ambiti, nella società negli anni ’60-‘70, e che trovarono nell’educazione promossa dalla Pedagogia Clinica una risposta adeguata (Pesci, 2008b; 2012; 2022a, 2022b, 2022c). La caratteristica propria di questa sapienza è la consapevolezza che tali marginalità sono causa di sofferenze frenanti e inibenti il soggetto, rispetto alla promozione della propria identità positiva; origine di mancata inclusione nella vita associativa. Una realtà riconosciuta e indicata da Guido Pesci (2022b, 2022c) come flagello, poiché tanto negativa risulta essere sia per la persona che per la società. La sciagura che colpisce l’individuo porta la Pedagogia Clinica a individuare, prevenire e rimuovere le condizioni di emarginazione attraverso la garanzia del proprio successo individuale e sociale oltre al raggiungimento della propria dignità. Una scienza che si fonda sulla nozione che la persona è un essere sociale che diviene e conosce se stesso solo nella relazione sociale, infatti nessun soggetto può restare chiuso nella propria singolarità, in quanto è ontologicamente e peculiarmente un essere-in-relazione, un conessere, un essere-con-gli-altri (Iori, 2000; Buber, 2013). Lo stesso S. Tommaso evidenziava come la persona è relazione sussistente, la persona è sostanza relazionale (Bertagna, 2010, p. 371) e simile contezza richiede di promuovere la realizzazione prodiga di un uomo peninsulare e non più insulare, come evidenziato da Morin (2001; 2015; 2018). Enunciati che sono principi distintivi della Pedagogia Clinica che riconosce la persona quale cellula sociale.
La contezza che l’individuo non sia cellula isolata ma aggregata ad altre mette in evidenza come l’emarginazione del soggetto porta a metastasi tutta la società e dunque, l’agire sulla singola componente è produrre un equilibrio non solo nel soggetto bensì generare solidarietà, vitalità e funzionalità in tutto il sistema cellulare societario. La risposta educativa di questa scienza, guardando al risveglio e al benessere del singolo individuo, agisce con ricchezza di saperi e metodi generando opportunità di modifica e miglioria della realtà. Una novità educativa, quella della Pedagogia Clinica, in contrasto alle plurime mortificazioni e abile nel generare l’inclusione della persona nella società; garanzia di successo e sviluppo sociale e personale. Un cambiamento possibile nell’attenzione reciproca tra persona e società, dove la prima è fucina di valori e rispetto nella relazione e nell’azione, libera dal conformismo e da passività varie.
Siffatta scienza è dunque una scienza educativa in risposta alle difficoltà delle persone di ogni età, con il fine di rafforzarne le capacità individuali e sociali in vista di un processo di crescita (Pesci, 2013, p. 72) e che sposta l’attenzione sulle abilità, potenzialità, dignità e uguaglianza della persona e non sul disagio.
Uno sguardo – l’altro – che porta all’esclusione sociale (Pesci G., 2008b, p. 14) dato che le difficoltà non gravano esclusivamente sugli aspetti organici, bensì primariamente sulla relazione sociale (Pesci & Mani, 2022, s.v. “Pedagogia Clinica (concezione egodinamica)”), in richiamo a quei principi ispiratori rinvenuti nel Vygotskij che giustappunto evidenziava come lo sguardo debba posarsi sul soggetto, mentre in primis è sempre rivolto alla disabilità. Una disabilità che denota dei confini che non esistevano nel soggetto ad esempio cieco e sordomuto fino al suo contatto con la società; perciò secondo il pedagogista bielorusso l’agire educativo dovrebbe trattare non la cecità in sé – né la sua correzione – bensì i conflitti e le deviazioni sociali, che determinano di conseguenza le funzioni dell’individuo, visto il suo essere cellula sociale (Vygotskij, 1986, p. 87).
La Pedagogia Clinica è scienza che muove dal principio vygotskijano che sposta l’attenzione dal deficit e dalla patologia al sostare sulle enormi riserve vitali di salute possedute dalla persona secondo una visione globale – dunque sociogenetica, psicogenetica e non solo organogenetica ( Ivi, p. 16) – di essa (Ivi, pp. 88-89); nella consapevolezza che la questione sia da affrontare sul piano sociale e non biologico. Una cura globale del soggetto che epistemologicamente è un recupero della pratica clinica secondo la concezione dell’antichità (Pistillo, 2011). L’epistemologia di questa scienza si sostanzia nell’educazione che promuove esperienze sociali nuove, sviluppando abilità e potenzialità proprie e non un addestramento frutto di esercizi automatizzati. Inoltre tale sapienza si oppone allo sviluppo di ipercompensazioni di una parte a discapito del tutto; uscendo così dalle categorizzazioni, dalle concezioni aritmetiche delle insufficienze, dalle scale, dalle proporzioni, dal considerare ad esempio i bambini con deficit una “forma ridotta” del “bambino normale” (Vygotskij, 1986; cfr Pesci, S. 2003). Questo nuovo sapere si discosta dal modello sanitario per il fatto che non si concentra sui disturbi e le incapacità, così come non opera né teorizza la correzione, o la cura (to cure), o la riabilitazione del soggetto di ogni età; bensì opera in una matrice pedagogica che accompagna la persona verso il superamento degli ostacoli e la vittoria sul disagio psico-fisico-socio relazionale, alla volta del cambiamento e della conquista di nuovi equilibri partendo dalle sue “aree di educabilità” (Pesci, 2000a; 2008b; 2012).
Aspetto che il professor Pesci riferisce alla Pedagogia Clinica riprendendo anche l’esperienza del Gonnelli-Cioni in quanto precursore del: “recupero dei soggetti in difficoltà”; “dell’educazione in aiuto alle persone in difficoltà”; “del malato ritornato ad essere persona”, rispetto alla “soluzione” dei manicomi (Pesci, 1999). Esperienza condivisa anche da Milani-Comparetti che non centrava l’attenzione sul curare la malattia, consapevole che non si dovesse partire dal deficit, dalla patologia, dal negativo bensì dalle innumerevoli possibilità esprimibili dal soggetto attraverso la propositività (Spaducci, 2015/2021). Tutto ciò è individuabile nel carattere epistemologico di questa scienza, che non assume in sé l’aspetto correttivo-curativo né è l’aspetto specializzazione del “fare pedagogico”, bensì un agire segnato dall’accompagnamento all’autoapprendimento, rivolto alla propria crescita e al proprio benessere; in attenzione e sostegno alla persona che potrebbe vivere con disagio le caratterizzazioni evolutive sorte dai cambiamenti adattivi (Pesci, 2000b). Si rinviene, pertanto, una disciplina concreta, pratica, capace di incidere – attraverso i propri saperi, metodi, metodologie e tecniche – realmente sul vissuto delle persone tramite un aiuto educativo (Tuozzi, 2000).
La Pedagogia Clinica è educazione che attinge al principio fondante che vede l’uomo res sacra; una educazione intesa e promossa in modo inedito, capace di offrire orientamenti e modalità per sviluppare armonia tra pensiero e azione (Pesci & Viviani, 2021, p. 14). Una sapienza che vive l’educazione in quanto osservazione, esperienza ed esperimento non limitati all’aspetto deduttivo (Pesci, 2000a). Lo stesso Rao– Pedagogista Clinico®– ha evidenziato come la Pedagogia Clinica sia una scienza autonoma sostanziata da una sintesi pluridisciplinare ed eclettica, frutto dell’apertura verso altre discipline (Rao Gagliardone, 2002) – rispetto alle quali ha affermato distinzione e indipendenza – divenute le sue basi epistemologiche trasversali.
Fondamenta rintracciate a seguito di osservazioni, studi e ricerche nella filosofia, nella teologia, nel diritto, nella medicina e in tutte quelle scienze che operavano in aiuto alla persona in cerca della conoscenza di sé. Un nuovo sapere teorico e pratico avente indole sociale e una connotazione educativa, teleologica, illuminata, sperimentale, evolutiva e dinamica (Pesci, 2008b; 2012; Pesci & Mani, 2021; 2022, s.v. “Epistemologia”; s.v. “Pedagogia Clinica”).
La Pedagogia Clinica nel suo statuto epistemologico non nega la presenza di malesseri, di confusioni ma opera in vista di un approccio profondamente distintivo che allontana e annulla l’ombra della patologia, aprendo alla possibilità, all’opportunità del benefico circuito virtuoso. Una scienza che non ricorre a termini quali dis-armonia, dis-agio, dis-adattamento, ins-sufficienza in-adeguatezza giacché indicano stati di difficoltà e marcano un negativo; mentre tale sapere sviluppa il positivo, una modalità dell’essere di esser-ci in armonia e agio (Corrado, 2010). Tale dottrina è rivolta ad acquisire idonee abilità e habitus oltre la capacità di riconoscere difficoltà e rispondere in modo adeguato; un sapere in sostegno all’individuo e alla relazione sociale in quanto problemi educativi (ANPEC, s.d. – a). Si individua una scienza fondata sull’attenzione all’essere e non all’avere; aspetto esistenziale e ontologico che ha il proprio focus sull’attenzione alla persona, all’essere umano e non all’avere una malattia, un deficit. Un essere individuo e non un essere nella malattia.
La Pedagogia Clinica ha “raccolto” da queste discipline saperi, conoscenze, strumenti, metodi, metodologie esperienze per poi ridefinirle secondo un conoscere capace di rispondere con concretezza alle esigenze di civiltà e cultura proprie dell’uomo di oggi e andando a generare una nuova gnoseologia (Pesci, 2004a). Tra le realtà alle quali ha guardato questo sapere nel suo strutturarsi epistemologicamente si rinviene l’ergopedagogia, in quanto anch’essa impegnata nel promuovere scambi atti a: favorire sentimenti di sicurezza; conquistare l’autostima; la capacità di mantenere uno stabile equilibrio; il favorire la crescita strutturale, organica e lo sviluppo della personalità; a liberarsi dai freni inibitori in un lavoro di aiuto e crescita strutturato nell’armonia (Pesci, A; 2000). Le tracce di esperienze umane rinnovate e con una nuova semantica portano Corrado (2010) – Pedagogista Clinico®– a definirla una “disciplina del nuovo umanesimo”.
Egli (2010), inoltre, rintraccia uno stretto e solido legame tra la Pedagogia Clinica e il fondamento epistemologico dell’impianto ideologico della Bildung; riconoscendovi le intenzioni programmatiche di base e la stessa Weltanschauung suffragate dall’ideale umanistico. Uno statuto scientifico che secondo Pesci si è determinato in base ai criteri della cultura contemporanea che hanno portato alla strutturazione di una nuova e corretta prassi educativa (Pesci, 2000a). Una scienza dell’educazione in attenzione alle condotte socio-educative e culturali ostacolanti la persona, il suo equilibrio e l’inclusione sociale e che trova nel principio di aiuto il sostegno alla persona affinché
essa ritrovi dignità; in un supporto che non è connotato né dal separatismo, né dall’assistenzialismo ma da una nuova e più corretta prassi educativa attenta ai “problemi della vita reale”, alla libertà e globalità (Pesci & Mani, 2021, pp. 9-10).

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