Dostoevskij – Freud: dal sottosuolo all’inconscio reificato

 di Simone Pesci
Coordinatore didattico ISFAR

A qualcuno potrà sembrare strano veder citati assieme uno psicoanalista e uno scrittore, Freud e Dostoevskij, ma entrambi si sono occupati di psicologia proponendo valutazioni e teorie interessanti. È certo che tutti e due sono spesso andati oltre le modalità scientifiche e, se questa per Dostoevskij non è una grande colpa, lo è di sicuro per Freud! L’inconscio freudiano, per esempio, reso esistente in quanto “cosa” è certo uno dei passi che Freud ha fatto oltre, per non dire fuori, il metodo scientifico. Ma torniamo a Dostoevskij e all’inizio del nostro percorso. Quando Dostoevskij nel 1864 scrive Memorie dal sottosuolo (E. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo, Rizzoli BUR, Milano 1995) Freud ha solo otto anni. Il “sottosuolo” è l’inconscio, è ciò che sta sotto la nostra coscienza ed ecco che fin dalle prime righe del romanzo siamo colpiti dall’autoconfessione del protagonista che con estrema lucidità mette le mani nel profondo della sua psiche: “Di che cosa può parlare una persona per bene col massimo piacere? Risposta: di se stessa. E allora parlerò di me” (Pag. 25). Tuttavia questo “sottosuolo” non è un oggetto, fa parte della persona stessa.
Da una parte c’è la coscienza, la consapevolezza che, a volte, è anche apparenza e quieto vivere; dall’altra c’è un sottosuolo che è verità e anche incongruenza; ma certamente vi è una sola grande unità che racchiude, integra e non distingue suolo e sottosuolo, un’unità che possiamo chiamare “persona”. In Freud invece questa integrazione manca: sotto il conscio c’è un oggetto, una cosa, l’inconscio reificato fino a rendergli gloria. La mente inconscia è dotata di contenuti e strutture proprie, è divinizzata a tal punto che rimane, senza peraltro che fra i vari autori vi sia accordo, nella moderna letteratura psicoanalitica. Occorre a ricordare che per Freud l’inconscio si basava sul sistema nervoso centrale, così come lo si conosceva nell’Ottocento. Oggi che tale concetto non ha più un riscontro scientifico l’inconscio è diventato un Dio: ogni autore gli attribuisce le qualità che vuole, oppure ortodossamente, ritiene che quello che ha detto Freud sia ancora valido.
Un passo ci sembra essere il collegamento, neanche tanto sottile, tra i nostri due Autori: “Ci sono nella memoria di un esser umano cose che egli non rivela a tutti, ma solo agli amici. Ci sono cose che non rivela neanche agli amici, ma solo a se stesso e in gran segreto. Ed infine ci sono cose che teme di rivelare persino a se stesso e sono cose che ogni uomo per bene affastella in discreta quantità” (pag. 93); ed ancora, poco dopo, “io mi sono deciso da poco a riportare a galla alcune mie avventure passate, ma finora le avevo sempre rimosse, anche se con qualche inquietudine”. Come si può notare non c’è nessun riferimento ad un luogo esistente nel nostro cervello, questo sarà un’invenzione di Freud.
Purtroppo il medico viennese ha voluto fornire troppe risposte, non accettando l’idea di un’autofalsificazione: la teoria psicoanalitica doveva essere la Scienza onnie-splicativa e così è finita nel novero delle pseudoscienze. A tale processo hanno contribuito e forse ne sono stati il motore fondamentale tutti i seguaci del maestro, i quali non hanno voluto mettere in discussione la Teoria e quindi non hanno sfruttato scientificamente le brillanti intuizioni freudiane.
Noi riteniamo che Freud sia un brillante pensatore, un personaggio le cui teorie debbano essere valutate con estrema attenzione.
Dostoevskij in tal senso ci aiuta a fare un passo decisivo: il “sottosuolo” ci insegna da una parte l’importanza della dimensione inconsapevole e dall’altra ci sprona a non reificare l’inconscio e a non renderlo un oggetto divino.
Il recupero dell’inconscio come “sottosuolo” è essenziale come primo passo per far vivere la psicoanalisi e per farla scienza, ma è essenziale anche per chi, pur non essendo psicoanalista o psicoterapeuta psicoanalitico, voglia appropriarsi ecletticamente di alcuni concetti della psicologia dinamica.
È chiaro che il nostro intervento non esaurisce l’argomento: abbiamo solo tentato di fornire lo spunto per osservare bene le cose, perché siamo convinti che quanto più uno specialista conosce tanto più sarà eclettico e efficace nell’intervento (Chi sa vince sempre). Non è nostra intenzione sostituire Freud con Dostoevskij, peraltro siamo consapevoli del fatto che l’idea di una parte inconscia sia esistita da tempo, anche prima dello scrittore russo, né è nostra intenzione distruggere Freud e dire che la sua teoria non vale niente: richiamiamo soltanto l’attenzione sull’importanza di sottoporre a giudizio critico tutto, anche quello in cui crediamo. Riflettere è l’imperativo che deve guidare la nostra vita e la nostra scienza, riflettere è la nostra bussola.

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