di Monica Maressi
Pedagogista Clinico®

Favorire la costruzione e il potenziamento di comunità educanti e combattere la povertà educativa territoriale, ponendo la persona al centro delle attenzioni sia quale destinataria dei servizi che in qualità di risorsa attiva del territorio, è una delle sfide educative che porta noi pedagogisti clinici ad essere attivi nel sociale. La Pedagogia Clinica è nata quale scienza per rispondere ai bisogni di marginalizzazione e sofferenza dell’individuo, quale cellula sociale e vitale, unità fondamentale del complesso delle relazioni alla quale riconoscere diritti propri.
L’educazione è una sfida complessa (Morin, E. (2018). La sfida della complessità. Firenze: Editoriale Le Lettere) che per essere affrontata e sostenuta necessita di conoscenze, abilità e competenze specifiche poiché l’atto educativo si fonda sul principio – tanto caro alla Pedagogia Clinica – che l’individuo è res sacra e come tale va rispettata, riconosciuta e stimata. La società in continuo mutamento, liquida, improntata alla velocità, davanti al proprio smarrimento necessita di una figura che aiuti il singolo a riconoscere la propria domanda di senso, a trovare il proprio sé, le proprie abilità e potenzialità. La risposta ad hoc rispetto a tali sollecitazioni e a cotanta complessità può provenire dai professionisti dell’area educativa (Orefice, P. et al. (2011). Le professioni educative e formative: dalla domanda sociale alla risposta legislativa. Milano: Cedam). L’educazione, investendo sulla persona, coinvolge tutta la comunità educante nella crescita e nello sviluppo della società; motivo per il quale non può essere relegata alla dimensione scolastica né alla realtà della famiglia.
La necessità nella società è quella di favorire il benessere e la cura della persona, in modo da favorirla nell’avanzare come forza attiva nel gruppo sociale, per modificare e migliorare la realtà rendendola partecipe e protagonista della propria vita e di sé stessa.
I principi dell’educazione, infatti, sono prima di tutto orientati a favorire il ben-essere della persona e della società intera e il Pedagogista Clinico® – promotore di questo benessere – opera in vista di una trasformazione della società e per la valorizzazione di ogni singola persona; affinché si possa contribuire a creare le basi di una comunità educante che promuova consapevolezza e ben-essere. Nella quale, quindi, tutti gli attori sono chiamati a partecipare quali cittadini responsabili e coesi, animati da una volontà di appartenenza e impegno comune – cum-munus, comunità – per promuovere armonia e coesione. Di questa comunità siamo parte tutti, seppur ognuno è chiamato ad agire con un ruolo diverso.
Educare, per la Pedagogia Clinica, significa pertanto sostenere la persona nella ricerca del proprio equilibrio, nella conquista della piena armonia, con i propri bisogni e sentimenti; una crescita personale attraverso scambi simpatetici in un clima di serenità e chiarezza.  E quando in questa scienza parliamo di formazione ci appelliamo a qualcosa che è in grado di trasformare e rinnovare la persona da se stessa e per se stessa su sollecitazioni del professionista; si rappresenta quindi in un intervento nel quale vi è un cambiamento di obiettivo, una conoscenza e consapevolezza, un riequilibrio della sfera emotiva e degli atteggiamenti.  Un modo attivo ed esperienziale lontano dal nozionismo – ossia il modello di pensiero che si approccia alla persona in formazione – improntato invece sulla dinamica e sulla relazione (Pesci, G., Mani, M. (2022). Dizionario di Pedagogia Clinica. Roma: Armando Editore).
Non esiste difatti un io senza un tu, l’uomo è un essere sociale per natura, siamo tutti intimamente connessi con l’essere dell’altro, ogni esistenza è connessa con quella di tutto ciò che ci circonda  e per rispettare quella che è la nostra connaturata essenza sociale abbiamo il dovere di rispettare l’arduo compito di tornare ad aprirci, a relazionarci con quanti vivono intorno a noi, a stabilire relazioni basate sulla fiducia e l’accoglienza; offrirci l’opportunità di fermarsi a riflettere e mettersi in discussione, a contemplare la possibilità e cogliere l’occasione di collaborare e agire in modo sintonico con l’altro. Ritrovare preziosità nel silenzio, nelle emozioni, nella voglia di discutere con sé stessi e con l’altro per costruire un dialogo vero, una co- costruzione di intenti per fondare la comunità. E’ necessario quindi partire dall’educazione della persona riconoscendole un valore quale unità globale e imprescindibile alla quale offrire la possibilità di riconoscersi e conquistare la consapevolezza del proprio inestimabile valore che le appartiene e che solo in sé stessa può trovare, a volte, anche aiutata dall’altro a brillare di una propria luce.  Un’educazione che vede l’uomo, come res sacra, che attinge alla sorgente operativa del bene (Pesci, G., Mani, M. (2022). Dizionario di Pedagogia Clinica. Roma: Armando Editore) rivolta alla vita con l’intento di favorire l’accordo armonico tra pensare e agire. Quindi un’educazione fondata sull’esperienza, occasione concreta, in ottica pedagogico clinica, per la crescita personale raggiungibile dal soggetto perché è stato coinvolto nel giudicare, discernere e agire e che lo ha reso capace della propria emancipazione. Il nostro approccio esclusivamente educativo sostiene la persona nel percorso di aiuto, proponendosi di aiutarla a vivere positivamente ogni momento della propria vita nell’intento di favorire l’accordo armonico tra pensare e agire.
Un agire educativo che ha come fine ultimo la realizzazione di nuovi e sempre diversi equilibri e armonie per la persona in una dinamica di scoperta e riscoperta di valore, che ognuno può favorire offrendo a sé stesso e all’altro l’opportunità di accogliere le peculiarità di ciascuno, le risorse, i talenti. Un so-stare insieme in relazione dove ognuno possa occupare uno spazio, riconoscersi compiti e ruoli attivi perché capace di ascoltarsi e ascoltare, una dimensione di spazio personale che si apre al tu, alla meta-riflessione, al dialogo con sé stessi e con gli altri. Mi riferisco quindi ad un’educazione in ogni dove, diffusa, parte fondante e imprescindibile dell’umano esistere, capace di includere e favorire la risposta al soddisfacimento dei bisogni di crescita della persona di ogni età, un favorire e alimentare intrecci relazionali che permettano quella reciprocità di riconoscimento, che si fa dono di cura per sé stessi e per gli altri, di interazione umanante ed educativa che favorisca la nascita di una vera comunità educante. Una relazione che offra l’opportunità all’individuo di manifestare la propria presenza, sviluppare un’identità personale, vincere le resistenze, parlare di sé e abbattere le proprie difese e limitazioni per la conquista di una personale maturazione, una crescita del singolo in completa libertà e rispetto di sé stesso per favorire l’espansione delle sue potenzialità e capacità quali patrimonio universale della società intera. Riconoscere la persona quale pilastro della società ci obbliga quindi a fare i conti con quanto ci ha allontanato e ci allontana da essa, a guardarci dentro, a tornare al corpo che la definisce e ne definisce uno spazio nel mondo, tornando a rispettare tempi e necessità. Grazie ai principi fondanti della nostra scienza fin qui esposti abbiamo la possibilità di concorrere a cambia-menti nella direzione di una società che riconosca in ogni sua componente la co-responsabilità verso la crescita di tutti. Un riconoscimento della preziosità dell’altro frutto del cambiamento di sguardo nei confronti di ogni tu, abbracciando i principi di Vygotskij fatti propri dal nostro padre fondatore, il professor Guido Pesci. La Pedagogia Clinica infatti è un sapere capace di spostare l’attenzione della persona dal disagio alle abilità e potenzialità sue proprie, eliminando ogni elemento di esclusione sociale. Una realtà in cui la persona torna a vivere un tempo e uno spazio propri, intessuti di consapevolezza e attenzione, tornando a valorizzare la natura delle cose che ci circondano. Ci vogliono centinaia di anni per veder crescere una foresta, ci vogliono nove mesi per creare un piccolo d’uomo nel grembo della madre, ci vuole un tempo per ogni cosa di valore vitale. Una conoscenza impegnata a realizzare una società più giusta fondata su dei principi che portano a riconquistare una sovranità sul proprio essere, affinché la persona sia autrice di sé stessa e della propria storia nel mondo.
E’ necessario tornare al prendersi cura di sé della vita e delle relazioni oltre che delle cose del mondo – dal greco antico merimna – perché solo grazie alla cura l’essere può fiorire rifacendoci alla socratica epimeleia – l’aver cura che coltiva l’essere per farlo fiorire (Mortari, L. (2015). Filosofia della cura. Milano: Raffaello Cortina Editore).
L’educazione è una pratica di cura che promuove anche nell’altro la capacità di aver cura di sé, e si attua nella presenza, nello stare accanto; abbiamo cura educativa quando offriamo presenza e non ci sostituiamo all’altro, quando rispettiamo la persona; educare è facilitare il fiorire dell’essere altrui, orientando quindi ognuno all’assunzione della propria responsabilità nel mondo, questo è quanto contraddistingue la scienza pedagogico clinica e il nostro agire in quanto pedagogisti clinici in aiuto alla persona, il rispetto e l’attenzione nella cura.

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