di Antonio Viviani
Pedagogista Clinico®

Quantità e qualità dei bisogni, che declinerei come stati di necessità della persona a cui la formazione, una seria e costruttiva formazione dei professionisti, deve farvi fronte. Del resto è indispensabile partire dai bisogni, dagli stati di necessità, conoscerli per poterli soddisfare; aiuti per i quali occorre essere stati preparati alla solidarietà, alla disponibilità nel dare agli altri con l’abilità e la concretezza del dare nel fare.
La formazione dovrebbe basarsi su queste disponibilità e abilità e deve essere richiesta con le stesse grida da tutti i professionisti, ciascuno nel proprio ruolo.
Richieste che giungono da una società la cui organizzazione muove nel dovere di formare dei professionisti che sappiano operare con competenza ed efficienza, con consapevolezza, impegnati costantemente ad integrare le proprie abilità e conoscenze. Questo successo può derivare solo da una società che non dà spazio alla giustificazione dell’ignoranza, ai riconoscimenti di abilità inesistenti, al disimpegno, all’incapacità, all’inadeguatezza…e ai tanti sostantivi affiliati a questi, ma una società che muova per un cambiamento sostanziale e può raccoglierlo se si attiva per promuovere una  diversa formazione da quella attuale, fatta di esperienza, di ricerca, di  sperimentazione, e condotta con disponibilità nella relazione ed il confronto, contro l’obsoleto criterio di “insegnare ad apprendere”.
Diventare un professionista deve essere una splendida avventura condotta da uno sviluppo teorico per dare spazio ai principi base, fatto seguire da un ricco sviluppo di abilità apprese con concretezza durante il lungo percorso di certificazione, fino ad assicurare una conoscenza approfondita; alternativa a tutto ciò che nasconde l’ignoranza con dei diplomi facili.
Da psicologo e psicoterapeuta, con una integrazione dovuta alla professione anche di Pedagogista Clinico®, l’elaborazione è ancorata proprio ad una formazione che soddisfi i bisogni del professionista e della persona che necessita di un concreto aiuto, pronti per affrontare una complessità di problematiche fra le tante già esposte dai colleghi relatori che mi hanno preceduto.
Le difficoltà che le persone testimoniano sono costellate da patologie ben definite e da conflitti permanenti presenti nella costellazione sociale oltre che famigliare.
Tante le vittime di una società affatto sufficiente alle diverse istanze, testimoniata da ogni componente sociale, dalla famiglia, dalla scuola, dall’università, una società in cui tutto è compromesso.
Componenti di una società la cui situazione è frammentata negli impegni, impreparata per affidarsi ad un domani migliorativo; componenti responsabili della disconnessione d’intesa, di rispetto e di collaborazione.
È una visione pessimistica? Forse sì, ma tratta dalla riflessione su ciò che sarebbe indispensabile fare in alternativa all’essere insufficienti nella ricerca e nella sperimentazione, afflitti dall’autoesaltazione, da un sapere tronfio e congruente ad un fare irrispettoso, cultori dell’inerzia.
Il pessimismo si ridurrebbe considerevolmente se lo scopo dell’impegno sociale trovasse conforto dal promuovere servizi che permettano di procedere in maniera ordinata nella crescita di ogni persona, fino a renderla responsabile di se stessa da se stessa, impegno che non si realizza se, inseriti in un circuito acritico, ci rendiamo responsabili di asservirsi all’aggressività dell’industria, accogliendo prodotti per strategie standardizzate e formulari stereotipati utilizzati da tutti, indipendentemente dalla professione che esercitano, tutti uguali e uguali per tutti.
Una società che vive nell’abuso di un falso sapere e che non trova risposte utili per un cambiamento reale.
Diverse le necessità di ogni persona, richiedono diverse le modalità per farvi fronte, prodotto di una ricerca e una sperimentazione dal sapere concreto per effetti concreti, a cui non sfuggano i tanti innovativi orientamenti capaci di apportare integrazioni ad un sapere attuale, per un sapere futuro sostenuto in dottrine e prassi per un grande cambiamento.
In questa prospettiva è d’obbligo per gli scienziati sviluppare su vasta scala le ricerche ed accogliere i risultati scientifici che abiurano l’arte di convincere, di ammonire, di esortare e di consigliare.
Essi dovranno riconoscere l’implicanza nelle emozioni di cui linee e punti sono carichi, come pure il contributo dell’universo dei suoni e quanto consentono opportunità di risveglio e stimoli al cambiamento. Ad essi chiediamo un sicuro approfondimento per i più diversi usi degli effetti delle vibrazioni cromatiche e delle sollecitazioni fantasmagoriche.
La ricerca ci introduce ormai in scenari diversi e ne dobbiamo tener conto, ne sono prova le immagini simboliche che ben si impongono all’attenzione per il loro utilizzo in aiuto alla persona in difficoltà per farle ritrovare la volontà, la determinazione e il desiderio di vivere la vita con entusiasmo e facilitare l’affermazione progressiva di sé.
Uno studio particolare per i più diversi utilizzi lo richiedono le varietà di atti stimolatori che utilizzano polarizzazioni associativo-simboliche espresse dalla localizzazione topologica.
Nel citare le polarizzazioni viene immediato il richiamo a ciò che lo studio e la sperimentazione possono offrire con i percorsi multicursali, a garanzia di un intervento di aiuto polidirezionale e polisistematico, idonei per ottenere una migliore padronanza delle potenzialità e abilità fisiche e psichiche, fino a raggiungere uno stato di fiducia, e una personalità armonica.
La ricerca e la sperimentazione hanno confermato il particolare valore della mediazione non verbale basata sulle percezioni recettive e comunicative tattilo-corporee che facilitano l’esplorazione, con cui è possibile originare esperienze in un clima capace di accogliere e rigenerare, e perciò occorre approfondirle e amplificane correttamente l’uso.
Interessanti si stanno mostrando le esperienze dei sensi e del gioco delle azioni muscolari, degli organi che si plasmano nelle loro espressioni plastico-dinamiche in figurazioni corporee a cui si associano espressioni organizzativo gestuali, un autentico linguaggio visibile nelle forme plastiche del gesto organizzato sui ritmi dal carattere dinamico, timbrico e agogico, fatto di figurazioni segniche che interpretano e rappresentano ogni valore espressivo-emozionale.
Queste e tante altre sperimentazioni che già vengono da noi condotte e che chiedono ad altri scienziati un maggior vigore ed impegno poichè è attraverso queste nuove conoscenze che si potranno garantire delle formazioni autentiche ed uscire dall’attuale soggiacenza.

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