di Alberto Bermolen*, Maria Grazia Dal Porto**, Lucia Moretto***

Il sistema educativo tradizionale si occupava dell’intelletto. La Pedagogia Clinica ha portato ad occuparsi dell’allievo come persona totale. Si coltiva sia la sua intelligenza razionale, sia quella intuitiva. L’arte è la valvola che regola il rapporto tra emozioni e capacità intellettuali. Inoltre è una strada, che attraverso strumenti diversi, entra nel mondo inter­no della persona, affinché questo mondo possa esprimersi. Le attività espressive artistiche, fanno da ponte tra le potenzialità profonde che l’allievo ha, e il mondo sociale esterno che lo circonda.
L’arte in Pedagogia Clinica non è un’alternativa di ricerca in esperienze isolate, ma condivide, in un piano di parità con altre tecniche e metodologie, la forma­zione dell’allievo come persona globale.
Uno dei compiti della Pedagogia Clinica, è quello di assicurare ad ogni persona, la possibilità di sviluppare ed educare le capacità potenziali, senza privilegia­re solo l’area intellettuale.
L’educazione olistica totale si apre alle differenze e possibilità individuali, le sviluppa e le educa, al servizio del soggetto e della società. La persona è vista come una unità complessa pie­na di risorse interiori. La pedagogia dispone di strumenti e metodi che danno uguali possibilità all’in­telligenza, alla ragione, alla sensibilità, all’emozio­ne, all’intuizione. Un ventaglio di tecniche diverse, in costante interazione e complementarietà, costi­tuisce la solida base dell’educazione olistica.
Avere delle difficoltà di linguaggio verbale o scrit­to, di qualsiasi entità, non significa non avere un lin­guaggio interiore. Aprire i canali a forme alternative di espressione significa acquisire nuove possibilità di comunicazione e di contatto. Il linguaggio tra­scende le possibilità della lingua parlata.
Secondo Herbert Read, l’arte è stata in passato, ed è ancora, uno strumento essenziale per l’ampliamento della coscienza umana. L’espressione artistica rende visibile e comunicabile, attraverso il simbolismo, la realtà profonda che abita in noi.
Egli descrive l’attività artistica come una cristallizzazione di forme significative o simboliche che nasce nel regno amorfo del sentimento e si traduce in espressioni concrete. L’antropologia, la filosofia, tutta la psicologia del profondo, la psicopedagogia danno larga conferma alle ricerche di Read.
Cassirer definisce l’uomo come « animale simbolico ». Ci dice che l’arte, il mito, la religione, la cono­scenza vivono in mondi speciali di immagini, che non solo riflettono ciò che empiricamente ci è stato dato, ma, inoltre, producono il nostro presente e prospettano il nostro futuro.
Nella preistoria prima della parola fu l’immagine, i primi sforzi realizzati dall’uomo sono sforzi pittorici, immagini ricavate nella superficie della roccia e delle caverne.
L’arte sorge nell’uomo primitivo negli scarabocchi e nel riconoscimento casuale di segni significativi. L’arte preistorica va intesa come risposta all’istinto di vita manifestato in questo bisogno di selezionare ed identificare gli oggetti più prossimi alle sue necessità vitali, attraverso segni significativi.
Il simbolo ha una natura indefinibile e viva. Si distingue dal semplice segno, anche se assieme ad esso occupa grandi spazi nell’immaginario. Il segno sta al posto di… per convenzione, è un’astrazione, mobilita l’attività razionale. Il simbolo sta al posto di… per somiglianza, per omogeneità, è un’immagine, mobilita la psiche nella sua totalità. È carico di affettività e dinamismo, possiede uno spontaneo po­tere di risonanza, per questo produce un ampliamento di coscienza e quindi trasformazione profonda. Alle origini il simbolo era un oggetto diviso in due, frammenti di ceramica, di legno, di metallo. Due per­sone ne conservavano una parte ciascuna, (due ospiti, due amici, un debitore e un creditore…). Riac­costando le due parti saranno riconoscibili i legami di ospitalità, amicizia, debito… L’evoluzione del simbolismo permette di definirlo come la possibilità di connettere idee e cose, ognuna delle quali spiega l’altra. È un linguaggio particolare, che riflette le realtà fisiche e spirituali, che si relaziona fondamentalmente coni processi umani più profondi.Il compito del simbolo è di evocare e riunire men­talmente migliaia di cose allo stesso tempo, dalle più eterogenee alle pio remote. È un linguaggio che riflette le realtà fisiche e metafisiche dell’essere.
Levi Strauss nell’« Antropologia strutturale » dice: « Gli uomini comunicano per mezzo di simboli e segni; per l’antropologia, che una conversazione dell’uomo con l’uomo, è simbolo e segno tutto ciò che si afferma come intermediario tra due oggetti».
I simboli, secondo Mircea Eliade, contribuiscono ad identificare l’uomo con i ritmi della natura, integrandolo in una unità più vasta: la società e l’universo. Secondo Piaget il simbolismo inconscio non è solo patrimonio della vita emotiva ma anche della vita cognitiva.
L’educazione estetica, mettendoci in contatto con i nostri simboli personali ed universali, favorisce un continuo ampliamento di coscienza. Il nostro Io, in contatto con la realtà esterna, e in comunicazione perenne con le forze collettive arcaiche interiori, rende possibile questo processo. Jung ha constatato che nella psiche di ogni indivi­duo esiste una zona nella quale si trovano accumulati ricordi di fatti essenziali della specie, accaduti fin da quando esiste. Queste immagini e ricordi primitivi sono registrati come engrammi, accumulati geneticamente nell’evo­luzione del plasma germinale, comuni perciò a tutti gli individui della stessa specie. Da qui deriva la somiglianza di simboli e miti che si trovano in culture sviluppate in regioni diverse.
L’inconscio collettivo o assoluto è lo scrigno che contiene una saggezza infinita, dalla quale sprigiona l’energia che rende possibile l’espressione e la comunicazione profonda, tra individui della stes­sa specie, anche prescindendo dal linguaggio parlato.
Gli strati più profondi della nostra psiche si ricolle­gano alla realtà esterna attraverso forme espressive simboliche provenienti dall’inconscio assoluto. L’esperienza artistica è un’esperienza fondamentalmente simbolica, inaccessibile, se si adoperano metodi unicamente verbali.
Il fatto artistico ha influenzato tutte le zone dell’agire umano. Parlare di arte è parlare di filosofia, di antropologia, di psicologia, di logica, di semantica, di ecologia, di trascendenza. Ogni immagine espressiva è una sintesi semplificata e pura delle risonanze che l’esterno e l’interno pro­vocano nella profondità dell’essere.
Bergson dice nel « L’evoluzione creatrice » che l’intelligenza può afferrare il concetto ma non può af­ferrare la reità nel suo costante divenire. Per fare questo abbiamo bisogno dell’intuizione, che si volge a ciò che diviene, la realtà è mobile, sempre cangiante. Il tempo impedisce che il mondo sia statico, che tutto sia stato fatto in una sola volta. Così mentre l’intelligenza opera in modo schematico e concettuale, l’intuizione coglie la realtà nel suo co­stante movimento. L’intuizione penetra la realtà profonda ed estrae da essa, per mezzo di immagini, ciò che i concetti non riescono a rivelarci pienamente. La percezione artistica è una percezione intuitiva della realtà.
Le tecniche di espressione artistica mettono in atto l’intuizione attraverso forme simboliche il cui signifi­cato viene rivelato e confermato dall’analisi formale-intellettiva dell’opera.
Jung definisce l’intuizione come una delle quattro funzioni psicologiche fondamentali, assieme al pensiero il sentimento la sensazione. La considera la funzione che esplora l’ignoto, che avverte possibi­lità e implicazioni che possono non essere immediatamente evidenti. L’intuizione percepisce ciò che è nascosto, pertanto ci permette di percepire i si­gnificati oscuri delle immagini simboliche e le moti­vazioni inconsce. Il termine intuizione viene dal latino « intuire » che può significare osservare considerare o sapere da dentro. E un modo di conoscenza esperienziale ed olistico.

Il pensiero unitivo
La persona si esprime olisticamente quando riesce a stabilire un equilibrio dinamico tra la capacità dei due emisferi cerebrali. Il nostro cervello interpreta, rielabora, registra, com­pare, invia informazioni alla memoria e le estrae da essa, è capace di sentire amore, rabbia, paura, ha la possibilità di creare. Per funzionare ogni neurone è connesso ad altri diecimila neuroni; ogni zona è connessa alle altre. Attraverso una complessa rete di interconnessioni, il nostro cervello, è capace di integrare ogni tipo di informazione e di dare una risposta adeguata alle esigenze di un ambiente ester­no, così complesso come la società umana. Le ricerche interdisciplinari olistiche ci danno una visione più integrale di questo universo di pensieri, sensazioni, riflessioni ed emozioni, contenuti nel cervello umano.
Il neurofisiologo Paul MacLean propone un modello di tre strati del cervello umano: il cervello rettile, il cervello paleomammifero e il cervello neomammifero: I tre strati si differenziano nella struttura nell’aspetto biochimico, anatomico e funzionale.
Il nucleo più interno è anche il più antico. Questo suggerisce che l’evoluzione è avvenuta dall’interno all’esterno. Si chiama cervello rettile perché simile, nella scala evolutiva, a quello dei rettili. Dirige 3 nostre funzioni biologiche di base, includendo i ritmi della vita, i battiti del cuore e il respiro. Rappresenta la struttura cerebrale più rigida e arcaica. Attorno al cervello rettile si trova quello paleomammifero o sistema limbico, considerato la sede delle emozioni.
Troviamo poi la corteccia cerebrale, neocorteccia » cervello neomammifero, nel quale si sviluppano un‘intuizione e l’analisi, l’immaginazione e il ragionamento, le capacità artistiche e matematiche e tutto ciò che distingue la nostra specie. Questo cervello, infinitamente flessibile e adattabile alle circostanze, in opposizione afta rigidità del cervello rettile. Quando il cervello funziona armoniosamente, i tre livelli agiscono come una unità sinergica, e manife­stano un’ottima collaborazione. Un equilibrio dinamico fra i due livelli permette alla persona di adoperare gran parte delle sue capacità. La neocorteccia si divide anatomicamente in due emisferi cerebrali. Esiste una comunicazione continua tra i due emisferi, attraverso il corpo calloso, enorme via di fibre nervose che li connette. L’integrazione dei due emisferi ci permette di gestire due modi paralleli di esperienza.

Emisfero sinistro:
Connessione con l’autocoscienza (Io)
Scrittura con la mano destra Emicampo visive destro Sensazioni tattili della metà destra del corpo
Olfatto narice sinistra
Analisi
Linguaggio
Pensiero analitico razionale
Lingue
Analisi dei dettagli
Scienza
Logica
Scrittura
Matematica

Emisfero destro:
Connessione con la coscienza (sé)
Scrittura con la mano sinistra
Emicampo visivo sinistro
Sensazioni tattili della metà sinistra del corpo
Olfatto narice destra
Sintesi
Pensiero non verbale
Concettualizzazione olistica
Apprezzamento musicale
Captazione di forme o gestalten
Percezione artistica
Fantasia
Danza, pittura scultura
Geometria spaziate
La scienza come massimo esponente del pensiero razionale ed analitico, dipende dall’emisfero sinistro legato all’io autocosciente. La creazione artistica e il pensiero olistico, dipendono dall’emisfero destro specializzato nella concettualizzazione non verbale e legato all’lo profondo. Conoscere con tutti e due gli emisferi è più della conoscenza data dalla conoscenza data dalla som­ma delle parti. Occorre armonizzare e modulare le forze opposte del cervello, scoprire la loro complementarietà. L’unione delle due parti crea qualcosa di nuovo.

*Alberto Bermolen fin dal 1985 assieme ai componenti del Movimento dei Pedagogisti Clinici, ha contribuito con motivato impegno alla ricerca offrendo il suo ricco patrimonio, riformulato con attente verifiche ai principi della Pedagogia Clinica e adattato alle metodologie del Pedagogista Clinico®. Nel 1996 Alberto Bermolen entra a far parte del team dei docenti ISFAR per la formazione della professione di Pedagogista Clinico®.

**Maria Grazia Dal Porto*Maria Grazia Dal Porto fin dal 1985 assieme ai componenti del Movimento dei Pedagogisti Clinici, ha contribuito con motivato impegno alla ricerca offrendo il suo ricco patrimonio, riformulato con attente verifiche ai principi della Pedagogia Clinica e adattato alle metodologie del Pedagogista Clinico®. Nel 1996 Maria Grazia Dal Porto entra a far parte del team dei docenti ISFAR per la formazione della professione di Pedagogista Clinico®.

***Lucia Moretto, fin dal 1988 assieme ai componenti del Movimento dei Pedagogisti Clinici, ha contribuito con motivato impegno alla ricerca offrendo il suo ricco patrimonio, riformulato con attente verifiche ai principi della Pedagogia Clinica e adattato alle metodologie del Pedagogista Clinico®. Nel 1996 Lucia Moretto  entra a far parte del team dei docenti ISFAR per la formazione della professione di Pedagogista Clinico®.

error: Contenuto protetto !!