Apprendere le necessità di Virginia (16 anni)

di Guido Pesci
Pedagogista Clinico®

Virginia (16 anni). La ragazza frequenta il secondo anno del Liceo Psico-Pedagogico e si presenta al nostro Centro, accompagnata dai genitori, con una certificazione che la presenta come “Soggetto con ritardo mentale lieve, inibizione psichica ed immaturità affettiva”.
Ma chi è Virginia? Dalla certificazione sembra il risultato deludente di un critico d’arte che ha definito il valore di mercato di un “quadro” senza nemmeno considerarne la capitalizzazione e il complementare uso sociale, o di qualche altro che, senza competenze, si sia limitato a dire è un “brutto quadro”, “superficiale”, “fatto male”, o “freddo”.
Virginia è una ragazza “certificata” della quale perfino un esperto d’arte avrebbe voluto conoscere qualcosa di più rispetto a coloro che si sono limitati a leggere la targhetta museale. L’esperto d’arte sa che l’opera d’arte (il quadro che rappresenta Virginia), richiede di essere osservata, analizzati gli elementi che la costituiscono, studiato il contenuto stesso dell’opera e non solo la sua materialità.
L’esperto ben sa che gli elementi dell’arte sono una specie di atomi e tutti servono come “elementi costruttivi” per creare qualcosa, perciò devono essere conosciuti anche per quello che formano combinandosi.
Tanti sono gli elementi tra cui la forma, la linea, la struttura, il colore, lo spazio, il movimento, la texture…, che gli artisti nel dare vita ad un quadro manipolano, li mescolano con i principi del disegno e compongono l’opera d’arte.
L’esperto osservando un dipinto noterà la forma della tela ma anche quella degli elementi raffigurati; annoterà se la forma delimita uno spazio bidimensionale o tridimensionale. Anche della linea dovrà analizzarne ogni aspetto: continua o tratteggiata, retta o sinuosa, continua o spezzata, utilizzata come elemento per esprimere sensazioni astratte o per comporre delle figure, linea che in assenza può stupire per l’impatto espressivo.
La struttura è un altro elemento, è forma e spazio, e perciò simmetria o asimmetria, in sviluppo concentrico e centripeto dal basso all’alto, da destra o sinistra.
Senza addentrarci nella dimensione e nel colore, non possiamo trascurare tuttavia lo studio e la ricerca sui segnali relativi allo spazio raffigurato, come l’artista ha saputo trasferire sul piano bidimensionale del foglio e della tela l’immagine della realtà tridimensionale percepita dall’occhio, la prospettiva e la sensazione illusoria della profondità.
L’opera d’arte chiede pure di conoscere il senso del movimento il valore espressivo delle forme, se una forma verticale esprime un movimento dal basso verso l’alto o dall’alto verso il basso, se esprimere elevazione oppure caduta, se la forma orizzontale esprime un movimento moderato o la quiete totale, se le forme oblique esprimono un movimento di fuga o si vivono come se si allontanassero. L’esperto d’arte analizza qual’è il sistema che accompagna il movimento di una figura, quale l’impressione dello svolgersi dell’azione, se le curve esprimono un movimento sciolto, fluente… se le forme spezzate esprimono un movimento repentino, fatto di continui scatti…, quale il dinamico alternarsi delle pennellate… Anche la texture, la “tessitura”, la trama delle immagini, la “grana”, i rilievi con cui l’artista cerca di ricreare, visivamente sensazioni tattili richiedono di essere analizzati.
A queste analisi indirizzate al “valore espressivo”, al modo in cui è rappresentato qualcosa è da aggiungere il “valore estetico”, la sensazione che si può trarre nel fruire un’opera, la capacità che l’opera ha di far conoscere qualcosa attraverso i sensi, emozioni e idee attraverso la sua esteriorità.
La competenza dell’esperto d’arte è dimostrata dalla analisi che sa compiere degli elementi dell’opera e della loro interazione, intessuti nel “valore estetico”, dal suo saper leggere per apprendere, conoscere i risultati di una ricerca per essere descritti nei particolari in una sua relazione.
Tantissimi gli aspetti enucleati dall’esperto d’arte nell’osservare e prendersi cura del quadro che rappresenta Virginia; ciò che fa comprendere quanti dovrebbero essere i particolari da analizzare e descrivere di un “quadro” che ha l’anima di una persona che è in vita e della quale abbiamo da prendersi cura.
Rileggiamo la certificazione: “Soggetto con ritardo mentale lieve, inibizione psichica ed immaturità affettiva”, un “quadro” dal valore di mercato sicuramente compromesso, e snaturato perfino il principio di arte: la creazione dell’uomo sostenuta da una composizione di elementi capaci di interagire e dare vita alle immagini.
La certificazione, tratta da una diagnosi che si è evidentemente limitata all’analisi degli aspetti negativi, si riassume in tre classificazioni: ritardo, inibizione, immaturità; un
negativismo che non sarebbe approvato neppure dall’esperto d’arte che ben sa che gli “elementi costruttivi” per creare qualcosa devono essere conosciuti anche per quello che formano combinandosi, e non possono perciò essere solo quelli negativi.
Gli elementi osservati dalla diagnosi sono stati universalizzati al negativo, dimentichi dei tanti elementi positivi testimoni dell’efficacia e dell’efficienza di una persona; di come Virginia si relaziona con un contatto visivo, se lo sguardo è comunicativo, se gli occhi di Virginia parlano, se manifestano timidezza, amore… se Virginia ha sfumature espressive, se la mimica facciale sottolinea la comunicazione, come la bocca e parte del viso completano il modo di esprimersi. Gli annunci che avevano l’obbligo di essere registrati erano pure le sorgenti dalla stretta di mano, dalla disponibilità al tatto e al contatto…, il dinamismo respiratorio, l’equilibrio statico e dinamico, l’espressione tonematica e paralinguistica…una gran quantità di espressioni grazie alle quali raccogliere i tanti aspetti positivi. La scopia delle espressioni non poteva far mancare neppure se Virginia era capace di partecipare ad una esperienza che avesse un fine, un obiettivo, se nel muoversi espandeva il proprio corpo e in quali situazioni si affidava al linguaggio dell’espansione corporea, se assicurava una connessione tra forza e volontà con il corpo e con l’espressione verbale per dare vita ad un evento, e come, se affermativa innervava movimento alla parola, se esprimeva con forza le dichiarazioni del fare, se mostrava un atteggiamento aperto, o non intendeva sembrare sfidante. Tra le composizioni di elementi (come avrebbe annotato il critico d’arte), osservare se teneva le spalle dritte o frequentemente era appoggiata a qualcosa, se la posizione dei piedi la rendeva stabile, se non si presentava rallentata nel muoversi… , quindi analizzare la preferenzialità dei colori, le qualità distintive dei tracciati… Agli aspetti negativi che discreditano, frenano e ostacolano le relazioni, c’era l’obbligo di annotare i linguaggi positivi e compensativi che nutriscono le relazioni con l’ambiente.
La certificazione di Virginia denuncia che gli estensori non hanno ancora appreso che le limitazioni derivano dall’ambiente sociale nel quale si svolge il processo di sviluppo, e che non è il deficit in sé a determinare il destino della personalità, ma le sue conseguenze socia¬li, la sua realizzazione socio-psicologica e la mancanza di processi di compensazione a cui rivolgersi per supplire al marchio di inferiorità.
Di Virginia si sono conosciuti e dichiarati solo gli aspetti negativi e con questi esposta al sociale ed investita dalla degradazione; etichette che le hanno impedito di sintonizzarsi nel suo prodigioso linguaggio positivo in grado di promuovere il cambiamento.
L’incidenza ostacolante le relazioni sociali conferma e dà forza al principio che una realtà non coincide con aspetti esclusivamente negativi e che nessun intervento di aiuto può essere strutturato su basi puramente negative.
Al binomio capace/incapace si impone di lasciare il posto al trinomio Potenzialità, Abilità, Disponibilità (PAD) “il complesso di aspetti su cui si basa la verifica che il Pedagogista Clinico® fa per conoscere la persona; uno studio dinamico complesso che, in opposizione alla concezione patologico-terapeutica la quale si orienta invece alla raccolta di dati per la scelta di un certo quadro sindromico definito da una classificazione nosografica etichettante, dà modo nel rispetto di globalità, di formulare una definizione positiva” (Dizionario di Pedagogia Clinica , terza ediz. 2018, Edizioni Scientifiche ISFAR).

 

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