di Marta Mani
Pedagogista Clinico®

Edoardo, 13 anni, accreditato fra i soggetti affetti da Disturbo di Apprendimento, si presenta al Centro Kromos, accompagnato dai genitori che mi informano sulle preoccupazioni per il ritardo evolutivo, specie quello nell’evoluzione del linguaggio, caratterizzato da precipitazione, tanto da essere a volte incomprensibile, e riferiscono alcuno aspetti di rilievo, fra cui: a quattro anni gli insegnanti della scuola dell’infanzia lamentavano “un rifiuto per il disegno e il colore” e “uno strano rapporto con la carta e con la penna”, pur senza approfondire in maniera più distinta quali fossero le difficoltà che lo potevano frenare o inibire. Pur con un bagaglio assai scarso alle elementari viene ugualmente promosso, nonostante gli insegnanti su ogni nuovo compito scrivessero sul quaderno “scrivi meglio!”, “scrivi più chiaro”… Dalla seconda classe elementare alla quarta è stato seguito da una psicologa dalla quale non è più voluto andare spiegando: “facevo giochi a scacchi, giocavo con i burattini e stavo sempre seduto”. Intanto gli insuccessi ledono i già precari equilibri e Edoardo accusa ansie e insicurezze oltre ad una notevole chiusura intesa da chi gli sta vicino come timidezza.
L’inadeguatezza comportamentale di Edoardo viene considerata dalla scuola come conseguenza di un disadatto comportamento genitoriale e a dimostrazione della disponibilità a rimediare alla loro inadeguatezza la coppia inizia un intervento psicoterapeutico durato pochi mesi poiché secondo loro non era avvenuto nessun cambiamento. Edoardo non viene ammesso alla seconda media e i genitori provvedono ad inserirlo in un’altra scuola dove, più grande di tutti gli altri, si sentiva a disagio.
Presso il nostro Centro Kromos si è presentato quando già frequentava la seconda media dopo aver ripetuto la prima, un’esperienza drammatica che gli insegnanti volevano fronteggiare con il “sostegno” non condivisi dal neuropsichiatra.
I genitori si presentano molto critici con  Edoardo e le lamentele non mancano, come ad esempio: “la parola studiare nel suo lessico non esiste!”, “fatica a ricordare le cose”, “anche leggere per lui è molto difficile”, “non ha mai voluto scrivere in corsivo”. Durante l’incontro Edoardo tiene  per mano la mamma e si inserisce nella dinamica per dire che “non è facile stare con i ragazzi e per questo io litigo spesso” e “anche gli insegnanti mi considerano un RDC (rompimento di coglioni)”.
“Lui non legge – dice la madre – lascia leggere me, “studia per trasmissione orale”: a questa dichiarazione Edoardo afferma “è l’unica” e continua “loro mi misurano per come vado a scuola”.
L’osservazione scopica che ne segue permette di rilevare una produzione linguistica talvolta precipitosa e una inadeguatezza nella selezione di vocaboli appropriati, mentre la comprensione è buona. Scarsa la percezione e strutturazione dello schema corporeo con evidenti impacci e disarmonie nella motricità globale, difficoltà nella trasposizione spazio-temporale, nella rappresentazione mentale del corpo proprio e del tempo successivo. Impacci nella programmazione mentale di prassie motorie anche semplici, soprattutto a livello di coordinazione dei movimenti fini delle dita e delle mani, lateralizzazione non omogenea. La capacità attentiva e mnestica appaiono insufficienti, corredate da mancanza di concentrazione e faticabilità. Queste difficoltà procurano disagi psicoaffettivi ed emotivi e lo rendono debole nell’adattamento al gioco di relazione. La presenza di un Super-Io piuttosto rigido lo porta all’evoluzione fantastica tanto che, anziché affrontare un problema tende ad aggirarlo. Dall’analisi dell’espressività motoria emerge una lateralità destra, disordini nell’equilibrio statico e note di tensionalità, in particolare nella muscolatura degli arti inferiori. Alle prove di scanning oculare l’inseguimento dell’occhio risulta carente: l’occhio sinistro è peraltro poco usato a causa di una scarsa muscolatura non risolta con terapia ortottica. Dalle prove di frequenza respiratoria emerge un numero di atti respiratori al minuto sopra la media (26/min), indice di caratteristiche ansiose. Si riscontrano infine delle distonie nel muscolo elevatore. Per quanto riguarda l’aspetto linguistico, mentre parla si evidenziano incheccamenti dipendenti dallo stato emotivo. Le abilità logiche sono lievemente al di sotto delle norme di riferimento, mentre uno scarto significativo si presenta nella faticabilità, ciò che va ad incidere nella mnesi immediata. In dinamica con Edoardo emergono insicurezza, introversione, difficoltà di adattamento, tensionalità e un’aggressività inespressa con possibili scatti di collera. Lo accompagnano testardaggine, rigidità psichica, scarsa fluidità di pensiero con difficoltà ad accettare mutamenti, tendenza a voler controllare ogni situazione, elevata emotività e un’ipersensibilità alla critica sociale. Egli sente di non poter realizzare e affermare la propria personalità, esprime il bisogno di riconoscimento e di lode e una necessità di dover essere sostenuto, l’immagine dell’Io è debole. Al Colour test (revisione di Guido Pesci) emerge che Edoardo vuole che succedano cose interessanti ed eccitanti, si sente ostacolato nei suoi desideri e impedito nel conseguimento delle cose che ritiene essenziali. Crede di non ricevere la sua parte, di non essere capito e apprezzato convenientemente. La situazione esistente è per lui sgradevole, ha bisogno di attenzione di riconoscimento e di stima da parte degli altri.
A seguito dell’analisi desunta per mezzo di questi test, per avere un quadro più approfondito degli aspetti cognitivi abbiamo proposto anche la WISC-R. Qui di seguito sono riportati, per ciascun reattivo, i risultati dell’analisi e dell’interpretazione.
La collaborazione di uno psicologo ha permesso la valutazione del funzionamento cognitivo rilevata per mezzo del reattivo diagnostico WISC-R; i punteggi che sono stati ottenuti dal soggetto sono i seguenti: Q.I. Totale 88, Q.I. Verbale 84, Q.I. Performance 95. In particolare si delinea un profilo che vede punteggi significativamente ridotti in “aritmetica”, “disegno con cubi” e “ricostruzione di oggetti”; l’aspetto intellettivo ottenuto marcatamente sopra la media è quello di “storie figurate”. Da una lettura globale del test si rileva un’intelligenza inferiore alla media (100), ma nel range della normodotazione.
Dall’analisi qualitativa dei risultati emergono difficoltà di attenzione e concentrazione, problematiche di natura emotiva, insicurezza, comportamento rinunciatario, deficit percettivo- motorio e cognitivo. Molto buona, invece, la capacità spazio-temporale e di pianificazione.
Chiariti gli stati di necessità gli incontri hanno avuto inizio con il consolidamento di quanto Edoardo aveva già conosciuto e appreso; si è trattato di rendere le condotte motorie più efficaci impegnandolo in attività cinestetiche  come percorsi con ostacoli, spostamenti nello spazio con diverse velocità adattate al tempo e al ritmo offerto da un sollecitatore musicale, in attività propriocettive rivolte a  rintracciare e fissare idoneità nel sostare in equilibrio, in abilità nella destrezza scansorio ritmo – sillabica di parole attraverso la rappresentazione organizzativo-cinestetica dei vari segmenti corporei e capacità ad assumere consapevolezza di distanze e di traiettorie.
In questo inizio delle attività abbiamo tenuto a rafforzare anche la percezione temporale chiedendogli ad esempio, di riprodurre strutture ritmiche con trascrizione grafica, di inseguire con battute di mani il ritmo di un palleggio e ogni altra rappresentazione mentale del successivo.
Nessuna distrazione ha tradito il consolidamento dello schema corporeo, il controllo e la padronanza del gesto. A tale proposito il soggetto è stato sollecitato a localizzare i vari settori corporei, a scoprirne i movimenti ed ogni percezione di flessione, estensione, inclinazione laterale, ogni diverso orientamento del proprio corpo e per le dita a chiudere, ad aprire, ad allargare, a pizzicare ecc., agendo una rappresentazione mentale del proprio corpo con la riproduzione di gesti mostrati, eseguire esperienze di simmetria e percepire ogni risposta informativa che gli poteva derivare dal sostare in posizione seduta con diversi bilanciamenti fino a prendere coscienza della stabilità posturale. Abbiamo rivolto altri consolidamenti alla rappresentazione mentale dello spazio euclideo per mezzo di figurazioni tracciate in campo vuoto, prima lineari e diversamente orientate, e di figurazioni geometriche come triangoli, quadrati ecc., alla programmazione di sequenze in successione spazio-temporale, con estimazione e valutazione di variazioni nell’espansione dell’energia innervando un conseguente rinforzo della lateralità e della coordinazione oculo-manuale. Sono seguite esperienze che hanno trovato poi spazio in tracciati figurativo-segnici  lasciati sulla lavagna bianca a parete.
Non abbiamo trascurato la ricerca sui diversi caratteri alfabetici, i differenti orientamenti di forme e quanto altro poteva migliorare la competenza discriminativo – visiva e lessicale, tra cui alcuni adatti a sollecitare la memoria verbale a breve termine, l’organizzazione morfo-sintattica e la costruzione di dialoghi per la realizzazione di fumetti idonei a cogliere la differenza tra discorso diretto e indiretto e le diverse interazioni. Inoltre ci siamo impegnati a favorire le abilità grafo-espressive per la rappresentazione dei simboli alfabetici realizzando su parete tratteggi, completamenti di figure, tracciati regolari e continui, per affinare la discriminazione visiva, lettere diversamente orientate, divisione di parole in sillabe e di sillabe in suoni, ed infine la promozione di abilità ritmo-foniche e il potenziamento della discriminazione e della memoria uditiva.
Dagli iniziali consolidamenti siamo passati a richiedere a Edoardo esperienze sempre più complesse che hanno implicato l’utilizzo del Trust System®, un metodo periferico globale che mira al rilassamento corporeo attraverso mobilitazioni passive e ad una regolazione tonico-muscolare a liberare il soggetto da ogni stratificazione sedimentaria tensionale consentendo di ri-conquistare la calma psicofisica, indispensabile premessa per una presa di coscienza del proprio corpo, una piacevole ricerca di sé ed una diversa capacità di rapporto con gli altri. Una molteplicità di coinvolgimenti che non hanno trascurato scambi e relazioni consolidati poi dal contatto con l’intermediario, come muoversi nello spazio con una palla tra la schiena dell’uno e dell’altro, cercando di non farla cadere, o muoversi incrociando le rispettive braccia all’altezza del gomito stando l’uno di spalle all’altro, oppure esperienze che richiedono un suffragio musicale con diverse sollecitazioni ritmiche a cui seguono drammatizzazioni, come ad esempio: oscurare l’ambiente e, accompagnati, da note percussorio-musicali, fare in modo che la luce aumenti fino a creare il risveglio seguito da movimenti intesi a rappresentare i diversi momenti della giornata. Altre esperienze hanno sollecitato la presa di coscienza e padronanza del grado di controllo tonico con trazioni e spinte, con pratiche rivolte al rilassamento differenziale che richiede di saper rintracciare e gestire la minima contrazione muscolare necessaria per la realizzazione di un movimento. L’incentivazione delle abilità non ha trascurato di fare acquisire disponibilità nella relazione interpersonale, accogliere lo sguardo nell’incontrarsi, comunicare con la scelta di strumenti musicali, dare l’opportunità al soggetto di definire lo spazio geometrico in ordine alle diverse misurazioni, angoli, diametri, circonferenze, far assumere al corpo capacità espressive, coreografie corporee sapienziali.
Per Edoardo sono stati di valido aiuto e hanno prodotto ottimi effetti anche la rappresentazione mentale di posizioni, spostamenti e direzioni, come memorizzare la posizione di una persona e spiegare verbalmente le posture che deve assumere per rassomigliare al modello, farlo muovere nello spazio come un robot con indicazioni precise con cui definire direzionamenti e spostamenti, sostenuti anche dalla descrizione di un disegno in modo dettagliato perché l’altro lo potesse riprodurre sulla lavagna bianca a parete.
Non sono mancate esperienze per fargli conquistare una maggiore abilità logico-espressiva: siamo partiti con le definizioni di concetti “che cosa è” (ad esempio: “che cosa è una palla, “che cosa è un microscopio” ecc.), cui sono seguite esplicitazioni sulle somiglianze (ad esempio “in che cosa si somigliano il legno e il carbone?”), sulle differenze “chiedere di indicare la parola differente fra le quattro simili”: madre, padre, zia, sorella, cugina. Confronti sui sinonimi e contrari di alcuni vocaboli (ad esempio, bagnato, oro, arricchire ecc.). Quindi ci siamo spinti fino alle relazioni logiche (ad esempio “che differenza c’è tra il legno e il vetro?”) e alle analogie inserendo al posto della X un quarto elemento che stia al terzo come il secondo sta al primo (ad esempio: bello: brutto = caldo: X). In forma ludica è stato proposto di dare significato ai proverbi (ad esempio “Chi trova un amico, trova un tesoro”), di dare significato ad alcuni termini (ad esempio “infernale”, “cantiere” ecc.) Soddisfare il ruolo del correttore di bozze, dello speaker e del giornalista. In particolare, per la memorizzazione abbiamo tenuto presenti i tanti coadiuvanti della memoria, fra questi l’evocazione di stimoli senso-percettivo-uditivi (identificazione di rumori, di suoni, di strumenti musicali, di sequenze…), senso-percettivo-visivi (riprodurre a memoria forme, percorsi, lettere e parole… riprodurre su carta o su lavagna bianca a parete un disegno descritto da altri, indovinare di chi o di che cosa si tratta dopo una analitica descrizione…), tattili (individuare e riconoscere oggetti diversi per forma, materiale e trama…leggere quanto viene scritto con la dermoscrittura), gustativi (associare i sapori…da brani poetici o in prosa rievocare sostanze sapide e realizzare apprezzamenti gustativi), olfattivi ( distinguere in gradevoli o spiacevoli alcuni odori e profumi…fare percorsi a ritroso nel tempo e individuare ogni esperienza sollecitatorio-olfattiva). Sono state ben utilizzate col fine di apprendere e di ricordare, anche le esperienze che producono variazioni improvvise, inattese, contrastanti in grado di eccitare la curiosità, l’interesse, che coinvolgano e divertano e pure  l’umorismo, quel modo sottile ed ingegnoso di presentare, vedere e interpretare la realtà ponendo in risalto gli aspetti o i lati insoliti, bizzarri e curiosi, risultato  anch’esso di grande utilità.
L’abilità nei concetti geometrici l’abbiamo incentivata con esperienze attraverso la ricomposizione di figure geometriche e le elaborazioni aritmetiche con il completamento delle piramidi in modo che la somma di due numeri vicini desse il numero sovrastante, e i cruciverba numerici che richiedono di completare con i numeri mancanti i quadrati in modo che in ogni colonna, orizzontale e verticale e diagonale, risulti sempre lo stesso totale.
L’espressione che poteva condurre Edoardo ad aprire la sua personalità, liberarsi, affermarsi, vivere con facilità nel suo corpo, sapersi padroneggiare e comunicare facilmente con gli altri è stata soddisfatta seguendo i principi e le esperienze del metodo Bon Geste, un metodo originale che coglie e valorizza le attitudini e la plasticità delle consistenze potenziali presenti nel soggetto fino ad aiutarlo, gradualmente, a giungere alla scoperta, alla conoscenza e alla valorizzazione di sé. Una preziosa ed insostituibile modalità di aiuto che si consolida con l’educazione al ritmo, al suono e al movimento fino a far conoscere e riconoscere alla persona il valore del gesto, reso visibile dalle tracce lasciate, inizialmente, in campo vuoto e poi sull’universo della lavagna bianca a parete.
I testimoni dell’impaccio organizzativo cinetico, dell’insufficienza percettiva, oltre che dei disagi psicoaffettivi, hanno trovato indirizzo e confluenza nel metodo Prismograph®, che mette in gioco le abilità del pensare, del sentire e del volere, un metodo teso a favorire ogni sfaccettatura del prisma e che vuole dare una risposta a ciascun appello, avviando un intervento capace di agire sulle buone ragioni che un soggetto ha per essere legato al suo modo di lasciare traccia. Un’evoluzione esperienziale che spinge la persona a confrontarsi ed esprimersi con produzioni bidimensionali, grafismi espressi per mezzo di strumenti e materiali diversi, tecniche di rappresentazione segnica assunte per fare acquisire abilità elaborative su base senso-percettiva e organizzativo – cinetica e nel narrare i giochi dei suoi pensieri, avere garantita la trasmissione dei suoi desideri e delle sue paure e liberarsi dai propri sentimenti repressi.
Liberato dalla rigidità muscolare che impediva l’aggiustamento e il riequilibramento tonico, superate le disarmonie e gli impacci corporei associati alla respirazione e raggiunta una buona presa di coscienza del proprio corpo abbiamo favorito pratiche per la  conquista di posture in aplomb a cui è seguita la completezza nel muoversi sul proprio asse esponendosi nella sua tridimensionalità. Una competenza che lo ha messo in condizione di vivere, esplorare e dare figurazione anche alla parte posteriore del proprio corpo, un’armonia di movimenti rotatori e di gesti che poggiando sull’asse di un piede possono lasciare traccia grafica a 360°. Tracce virtuali lasciate con una mano o un piede, o ambedue, in campo vuoto e, poi come prevede il metodo, su  lavagna concava, punti, linee orizzontali, rette, curvilinee o zigzaganti, parallele o incrociate testimoni del movimento che si compie, affermazioni di sé raggiunte attraverso la possibilità di percepire il tempo, legame tra il silenzio e le parole.
La tecnica ausiliaria dei percorsi labirintici (Labirintway®) ha permesso inoltre di fare acquisire al giovane una migliore discriminazione delle nozioni topologiche e delle dimensioni, un più adeguato orientamento spaziale e una maggiore capacità di concentrazione. Ha consentito di ottenere una maggior capacità attentiva, una più ampia abilità a superare gli ostacoli che frenano le attitudini, a individuare, distinguere,  riconoscere, decidere e agire e, nel trovare la soluzione, sviluppare il senso di successo e un’ampia fiducia in sé.
Nell’inseguire una maggior comunicazione interpersonale e favorire una più intensa abilità nella relazione con gli altri abbiamo utilizzato tra l’altro illustrazioni-stimolo, intese a sviluppare abilità espositive e dichiarative di sé, un’arte proiettiva per aiutare il soggetto a liberarsi di freni e inibizioni che lo ostacolano e lo inibiscono.
Tra le figurazioni un sentiero su cui disegnarsi con pastelli, pennarelli o matite, per poi annunciare i propri desideri, le proprie aspirazioni, di raggiungere una destinazione che può essere reale o immaginaria, un traguardo che potrà essere raggiunto e come può essere partecipato. Il numero delle figurazioni può essere assai ampio tra cui non mancherà il “pozzo dei desideri” con cui rivelare i bisogni, la finestra da cui osservare oltre, aspirare a ricevere e partecipare ciò che sta fuori, la pattumiera sull’opportunità di eliminare qualcosa.
Tante occasioni che da un iniziale consolidamento, per la lucidità con cui sono state proposte, le novità che contenevano, la motivazione che potevano generare, hanno consentito a Edoardo di procedere assai speditamente verso l’acquisizione di abilità e disponibilità ad apprendere, seguendo con interesse e senza creare situazioni di conflitto. Le attività hanno permesso di conseguire una caduta degli impacci e dei disordini che lo frenavano e lo inibivano, di ottenere la crescita verso una maggiore autonomia e il perfezionamento delle possibilità strumentali, la riorganizzazione espressivo – corporea, il recupero degli equilibri psico-emozionali. Una maggiore tranquillità emotiva e una diversa disponibilità che hanno spinto la madre a dichiarare: “Edoardo sta dando dimostrazione di una maturità e di una crescita delle capacità ad esprimere i sentimenti e le emozioni… ha accolto bene l’apparecchio audiotecnico, è andato anche a trovare spontaneamente la nonna in casa di cura e si ferma a darle da mangiare”.
Raggiunto un maggior equilibrio psico-emozionale e affettivo, liberato dagli stati ansiogeni e tensionali, il giovane ha modificato gli atteggiamenti e le dinamiche di relazione e ha dimostrato un recupero soprattutto in ordine ai ritmi apprenditivi delle diverse discipline scolastiche e una migliore organizzazione a livello di autonomia personale e sociale. Contemporaneamente al risveglio di una esaltazione di sé e una diversa disponibilità verso gli altri, le esperienze proposte hanno contribuito ad eliminare ogni indugio, freno o perplessità, a rendere più fluida l’espressione verbale e mimico gestuale e un positivo scambio interattivo con i compagni non più animato da aggressività.

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