Il contributo della Pedagogia Clinica nel percorso di formazione dei docenti della Scuola Secondaria di I e II  Grado.

di Iris Alemano
Pedagogista Clinico® 
Elisa Trezzi
Pedagogista Clinico® 

L’ inquadramento generale del fenomeno e l’intervento pedagogico clinico nella formazione del docente sono della dott.ssa Iris Alemano.
La declinazione didattica e la narrazione del progetto attuato in una scuola secondaria di I grado sono della dott.ssa Elisa Trezzi.
Oggi la Scuola italiana assiste ad un fenomeno preoccupante che coinvolge un numero rilevante di adolescenti: questi, e in maniera sempre più precoce, manifestano fatica nello stare a scuola, non trovano motivazioni e gratificazioni nelle esperienze di apprendimento e spesso anche di relazione, arrivano anche a fuggire i contesti formativi, giungendo ad annientare la propria identità. Spariscono dai circuiti scolastici, anche quelli della formazione professionale, alimentando le schiere dei NEET, coloro che non sono impegnati in nulla: né scuola, né tirocinio, né lavoro.
La dispersione scolastica rappresenta un serio ed urgente problema per il sistema d’istruzione italiano, coinvolgendo plurimi soggetti nella responsabilità di presa in carico della situazione.
La pandemia e la delicata situazione mondiale, con ricadute a livello socio economico culturale, hanno aggravato questa realtà che non solo in termini statistici preoccupa il sistema scolastico e, più ampiamente, il sistema politico.
Le risposte ad oggi, non ultimo il cospicuo investimento di risorse e forze tramite il PNRR, esprimono la reiterazione di protocolli e procedure che solo in parte hanno dimostrato efficacia, diminuendo le percentuali di abbandono: ma anche la più contenuta perdita di Capitale umano per il futuro della nostra società non può tranquillizzarci.
La Pedagogia Clinica in qualità di Scienza per l’Uomo ha autorevole competenza nell’offrire un contributo sostanziale per affrontare questa sfida, partendo dal proprio paradigma epistemologico di responsabilità nei confronti della persona in crescita e in affermazione autentica di sé, ancor più se in situazione di fragilità.
L’approccio pedagogico clinico rivede l’eziologia del fenomeno, ribadendo anche in questo frangente una necessità di attenzione ex ante rispetto alla manifestazione del problema: la creazione di contesti scolastici sicuri, caratterizzati da un clima scolastico favorente la relazione e i processi reciproci  di insegnamento-apprendimento, rappresenta il fil -rouge presente in tutte le azioni messe in atto, in qualsiasi ordine di scuola, rivolto a tutti i  soggetti coinvolti nei processi scolastici.
Questa strategia risulta essere la risposta autentica e aggiungeremo, irrinunciabile, per definire progetti di vita capaci di valorizzare i talenti di ciascuno: l’abbandono scolastico, coincidente il più delle volte nelle fasi di passaggio dalla scuola dell’obbligo a quella propedeutica di precoci scelte professionalizzanti, evidenzia la fragilità dell’intervento scolastico quando questo si finalizza in  un orientamento inteso come semplice atto burocratico, limitato ad un consiglio orientativo di supposte intenzionalità verso il futuro.
La Pedagogia Clinica  con le sue modalità di riflessione e intervento può invece essere determinante nell’accompagnare i diversi attori coinvolti in questo complesso processo di crescita individuale e con ragguardevoli ricadute sociali.
Tre sono le linee di possibile intervento:  affiancamento alla genitorialità in spazi dedicati, coinvolgimento nei percorsi di formazione in servizio per nutrire la professionalità docente, attuazione con gli studenti di autentiche occasioni di crescita e di autodeterminazione in tutto il percorso scolastico, dedicando anche momenti specifici e ricorrenti, tesi al sostegno nella delicata fase di crescita coincidente anche con il  momento della risposta alla domanda urgente e spiazzante :- Cosa farò da grande? Ma ancor meglio al vero quesito sotteso: – Chi voglio essere da grande?
Tralasciando in questa sede l’apporto disponibile per l’affiancamento alla genitorialità, vogliamo tratteggiare due possibili modalità di intervento pedagogico clinico destinate al coinvolgimento degli insegnanti nella loro formazione continua e, a seguire, quello destinato a studenti e studentesse a rischio di abbandono scolastico.

La formazione dei docenti

La questione della formazione dei docenti e della continua crescita professionale coerente ai bisogni emergenti delle nuove generazioni costituisce, ad oggi, un vulnus rilevante: non è sufficiente il superamento di un Concorso per accertare una professionalità che necessita, da sempre e ancor più oggi, di un forte ancoraggio educativo e di una continua sintonizzazione con generazioni che faticano a vedere in prospettiva il loro futuro.
La Pedagogia Clinica propone esperienze che possono contribuire a ridare al tempo della relazione il giusto fluire, in un contesto che esprima serenità e dunque sicurezza, dove l’errore possa essere assorbito anzi,  paradossalmente, elogiato come strumento per comprendere il processo di apprendimento: si tratta di imparare a sostare nei contesti, anche i più difficili, per trovare il bandolo nella matassa dei grovigli conflittuali ,delle situazioni contingenti, inciampi ricorrenti e inevitabili che la vita presenta e presenterà.
La scelta del percorso formativo destinato al docente diparte dalla considerazione della sua identificazione quale leader istituzionale all’interno della scuola e che, nella responsabilità della presa in carico del fenomeno della dispersione e dell’abbandono scolastico, lo coinvolga in modo diretto, configurandolo ancor più in leader educativo: una consapevolezza ineludibile.
Un progetto di formazione che voglia sostenere la persona nella riflessione e nel cambiamento ha bisogno di un tempo disteso, con appuntamenti ricorrenti: fatta una valutazione di massima (3 mesi di tempo, un incontro a settimana) si presentano una serie di esperienze senza definirne una stadialità precostituita, ad esclusione di alcuni aspetti legati all’accoglienza.
Gli incontri pensati in uno spazio adeguato prevedono una imprescindibile gestione flessibile di azioni in dinamica. Lo sviluppo del lavoro richiede un contesto che permetta la serena partecipazione e altresì una certa riservatezza, non intesa come semplice rispetto alla Legge sulla Privacy, ma come cornice di fiducia al sostare nel gruppo, composto da persone che possano manifestare in libera espansione la propria disponibilità al confronto, sentendosi accolti e non osservati, in un dialogo non giudicante. È evidente qui il richiamo alla funzione valutativa che il docente si trova ad esercitare in un continuum con l’azione didattica, determinando, spesso, con i ragazzi più fragili una delle fratture comunicative responsabili del disagio scolastico.
La proposta formativa destinata a docenti da tempo in servizio ed anche neo assunti non prevede lezioni o conferenze, ma esperienze che coinvolgono la globalità della persona: voce e parola, azione e movimento, musica ed espressione grafica.
Il punto di partenza coincide sempre con la capacità di accoglienza, non relegata al solo momento d’avvio delle esperienze stesse: accogliere significa dare credito all’altro, con-cedere un legame di fiducia reciproco nella relazione che si sta costruendo, in modo continuativo e sempre più per-formante. Spesso i nostri studenti lamentano una scuola anonima, più intenta alla quantità del fare che alla qualità stessa dei processi attuati, in una logica ansiogena del prodotto da realizzare.
Tutto quindi deve partire dall’ingresso dell’individuo nel gruppo: essere riconosciuti e stringere un legame relazionale in modo dichiarato e consapevole corrisponde alla capacità di decodifica dell’altro nei confronti della propria fisicità e identità. È il contrario della negligenza, dall’etimologia latina non ti scelgo, non ti riconosco quindi, che spesso rende la vita a scuola una esperienza di annullamento e annientamento.
Si predispongono a questo scopo una serie di esperienze tratte dal Metodo Edumovement® e da quello della Musicopedagogia® volti al riconoscimento del sé e dell’altro nello spazio e nel tempo, raggiungendo una maggiore consapevolezza emozionale passando da una progressiva e rassicurante consapevolezza corporea: con l’ausilio della musica, patrimonio comunicativo universale, si tenderà a raggiungere una sintesi armonica della persona, intesa come accordo tra corpo e anima, intelletto ed emozioni.
Attraverso il movimento come occupazione dello spazio in dinamica si permetterà quella loquacità del corpo che spesso a scuola viene censurata: si occupa un banco, si deve stare sulla sedia, il corpo e la sua espressione, libera o codificata, ha solo autorizzazione nello spazio dell’educazione fisica.
La sinergia movimento, musica, tratto grafico ci riporterà alla potenza educativa del Metodo InterArt® definito da Anna Pesci “un ponte” tra le diverse Arti, che permette alla persona, di “conoscersi, sentirsi, parteciparsi attraverso la pluralità dei linguaggi.”
Questa serie di esperienze apre altri spazi di riflessione: tra tutti quello relativo alla presa in carico della paura del giudizio. Infatti nella valutazione dell’esperienza, attribuendogli un’esclusiva ed erronea valenza artistica, molti possono infatti rimanere frenati o marginalmente coinvolti, giocando in difesa l’alibi la carta della personale assenza di talento.
Gli esiti della riflessione sulla parola talento produrrà inizialmente sconcerto. Ma sarà proprio dalla sua autentica significatività e riconoscibilità in ciascun individuo che si aprirà il varco alla capacità del docente di leggere in primis in sé stesso e poi nell’altro, nell’alunno quindi, le sue peculiarità, le sue bellezze, sostenendo le sue possibilità di autodeterminazione.
La capacità dell’insegnante deve quindi partire dalla propria capacità di leggersi, per arrivare ad aiutare l’altro a com-prendersi, attraverso l’autentica responsabilità maieutica propria dell’educatore.
È così possibile una rivisitazione della propria funzione docente, fortificata da strumenti conoscitivi della Persona, sperimentati prima di tutto su se stessi e poi, valutandone la forte valenza educativa e formativa, nei confronti dei propri alunni in crescita.
Accoglienza, ascolto, identità per arrivare al confronto con “l’altro da me”, nella costruzione di relazioni di reciprocità, nella scoperta delle peculiarità di ciascuno, delle proprie scelte di Futuro: sono questi gli elementi esperienziali di una Scuola Inclusiva in sintonia con una società che non erge trincee rispetto alle specificità individuali, intese come diversità da temere e discriminare.
Si tratta quindi di vivere in autenticità l’esperienza scolastica, al di là delle materie e degli atti burocratici: una sfida educativa che utilizzando gli scopi d’istruzione, irrinunciabili e rivitalizzati, offra la possibilità agli studenti di vivere l’esperienza scolastica in pienezza, superando l’artificiosità fonte di disagio e quindi di disaffezione.

La promozione del benessere in classe come prevenzione al fenomeno della dispersione scolastica
Occorre che la scuola sia ricreata e rigenerata, oltre e più che in termini di programmi, curricoli, materie e routine, in termini di forma, qualità e caratteri dell’esperienza che i ragazzi vivono.
È necessario che la scuola sia disposta ad ascoltare i nuovi bisogni dei giovani, coinvolgendoli in una nuova dimensione dialogica e stimolandoli a riflettere, fermarsi, ascoltarsi, a considerare alternative possibili.
Si ha il compito di rendere piacevole la vita scolastica, adattando i metodi agli interessi e ai bisogni dei ragazzi: rivalutando l’uso del gioco, della musica e dell’arte e progettando contenuti nel rispetto delle capacità degli alunni. Mettere in atto attività che siano occasioni di scambio tra gli allievi e che incrementino il gusto di conoscere e di conoscersi e la condivisione in un clima sereno e rispettoso dei ritmi di ciascuno, secondo i principi della Pedagogia Clinica  Lo spazio delle attività laboratoriali in diverse scuole, soprattutto secondarie di primo e secondo grado, offre la possibilità di mettere in campo le potenzialità espressive dei ragazzi in considerazione dell’unità della persona attraverso più canali: affettivo-emotivo, sensoriale, propriocettivo e cinestesico.
Diventa così possibile una modalità relazionale che, partendo dal rispetto e dall’ascolto di sé e dell’altro, crei un clima di armonia e di piacevolezza nell’imparare non in maniera nozionistica ma in un reale processo di apprendimento attraverso l’esperienza, il fare, il mettersi alla prova.
In questi ambiti il valore del gruppo diventa risorsa educativa, perché in esso si può sperimentare un modo di apprendere diverso: i processi relazionali danno la possibilità di incrementare la consapevolezza, arricchendo sia l’aspetto emotivo-affettivo che quello cognitivo. Si fa esperienza insieme sviluppando la comunicazione, le emozioni, la percezione del sé fisico e psichico, la creatività, il movimento e l’espressione corporea.
Il principio che sostiene l’intervento pedagogico clinico nel gruppo classe e ancora di più nei laboratori è quello di promuovere negli alunni la spinta a rendersi protagonisti attivi nella realizzazione di attività in cui si valorizzano istanze di autorealizzazione, nella consapevolezza dello stare con l’altro.
La Pedagogia Clinica  a sostegno delle attività laboratoriali offre metodi, tecniche e possibilità di interventi concreti e mirati allo sviluppo di tutte quelle componenti che costituiscono l’unità psico-fisica dell’individuo. Offre, cioè, in una integrazione di esperienze che vanno a sollecitare gradualmente e in maniera diffusa ogni aspetto della persona, una reale possibilità di crescita unitaria e armonica.
In quelle scuole in cui è incoraggiata la partecipazione attiva degli allievi, in cui viene messo in pratica l’ascolto reciproco fra insegnanti e alunni, l’intenzionalità, i processi di comunicazione e l’interazione per promuovere relazioni positive e rendere consapevole lo studente delle proprie condotte e ad avere un maggiore controllo delle proprie emozioni e del sé in generale si verificano maggiori livelli di motivazione e partecipazione alla vita scolastica, nonché un’efficacia evidente in termini di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica. 
Considerando che la scuola è l’anima formativa di intere generazioni e che il passaggio di ciascun individuo al suo interno è una tappa imprescindibile, per mezzo della Pedagogia Clinica si arriva a costruire un sistema educativo nuovo che risponde ancora più efficientemente a tutti i bisogni che oggi vengono espressi dai ragazzi. Si tratta di aiutarli a individuare il senso del loro esistere come individui e come collettività̀, affinché investano le loro risorse in un processo di crescita che li valorizzi e li renda parte attiva e coscienza critica dei processi formativi che li coinvolgono. Essi vengono così aiutati a sviluppare le proprie capacità relazionali, le competenze comunicative e organizzative, l’ascolto attivo e la disponibilità al cambiamento, competenze queste necessarie all’individuo per affrontare con fiducia, creatività e competenze progettuali gli eventi che si presentano nel corso dell’esistenza.

“Ricomincia da te”: un progetto sperimentale pedagogico clinico in una scuola secondaria di I grado
Un progetto sperimentale di Pedagogia Clinica  “Ricomincia da te” è stato proposto e sviluppato dalla Dott.ssa Elisa Trezzi presso una scuola secondaria di primo grado, in supporto a due ragazze in dispersione scolastica e in rete con i servizi sociali, educativi e sanitari territoriali di loro appartenenza con l’obiettivo di accompagnarle nel loro reinserimento a scuola.
L’idea di fondo è stata quella di mettere a disposizione dell’Istituto scolastico una progettazione pedagogico clinica nelle classi in cui sono inserite le ragazze interessate con la finalità di far emergere le loro risorse e potenzialità, migliorare e consolidare le competenze di base delle alunne in questione, favorendo l’accrescimento dell’autostima. Inoltre, l’obiettivo generale si è concretizzato nel poter sperimentare tecniche creative e altresì l’utilizzo di strategie espressive e laboratoriali al fine di rendere la scuola più “attraente” per loro, per migliorare i rapporti con i coetanei e i docenti, creando un nuovo senso di appartenenza, un clima più disteso e soprattutto attivando una  maggiore motivazione nel frequentare la scuola.
Il progetto si è articolato in 12 (due incontri da un’ora con gli insegnanti e il Dirigente e dieci ore in classe con gli alunni), nei mesi di novembre e dicembre dell’anno scolastico 2022-2023.
Si sono proposte esperienze a sostegno di tutti i canali informatori (sensoriali-percettivi, organizzativo-corporei, creativi, umoristici, immaginativo-mentali) idonei per il conseguimento di una maggiore stabilità emotiva e per la generazione di abilità organizzative, comunicative e relazionali.
Gli incontri con docenti e Dirigente sono stati gestiti con modalità Reflecting®, non intrusiva e direttiva nelle richieste ma volta a creare un ambiente atto a favorire la spontanea emersione dei bisogni e la riflessione.
Con i ragazzi sono stati utilizzati i seguenti metodi:

  • Edumovement® per lo sviluppo delle potenzialità organizzativo-motorie
  • Discover Project Verbalizzato®, metodo di rilassamento per fronteggiare gli stati tensivi e promuovere la percezione propriocettiva, il dinamismo respiratorio e l’equilibrio energetico-affettivo
  • Cyberclinica® per ritrovare nuove e diverse abilità e disponibilità
  • Inter-Art® per lo sviluppo della creatività
  • Musicopedagogia® per il potenziamento delle capacità comunicative e interazionali

Il progetto ha messo in risalto quanto il Pedagogista Clinico® sia una figura professionale che si pone come risorsa utile al fine di sviluppare un’adeguata abilità comunicativa, agevolando relazioni positive ed efficaci tra studenti, insegnanti, genitori e altre figure educative o professionali, all’interno di un vero e proprio servizio che si caratterizza per una fondamentale valenza preventiva di supporto al fenomeno della dispersione scolastica e di collegamento con il territorio. Operando all’interno dell’istituzione scuola e proponendo questa progettazione, vi è stata l’opportunità di predisporre l’intervento scegliendo tra le numerose tecniche pedagogico cliniche, quelle che hanno permesso di rispondere ai reali bisogni della persona e del gruppo capaci di ripristinare equilibri e abilità, vincere ostacoli, superare disagi psicofisici e socio-relazionali. In linea con la metodologia pedagogico clinica, è stata sperimentata una modalità comunicativa e relazionale capace di generare in ciascuno capacità di ascolto di sé e di riflessione sulle dichiarazioni degli altri, senza dare consigli, soluzioni o direttive. Questa modalità ha favorito la capacità di analisi, di conoscenza e consapevolezza del sé aiutando ognuno a trovare le risposte più idonee a far fronte alle difficoltà.
La maggior parte degli alunni ha preso parte attivamente, vivendo le varie esperienze con impegno, con sempre più consapevolezza di sé e della relazione con i propri compagni e apportando contributi significativi gli uni agli altri nel rispetto dei tempi di ognuno.
Al termine del percorso progettuale, è stato consegnato agli insegnanti un questionario qualitativo per avere un riscontro rispetto alla progettazione messa in atto con la richiesta di individuare eventuali cambiamenti riscontrati nel gruppo-classe e nei ragazzi, di segnalare su quali parti del percorso gli alunni avessero maggiormente bisogno di focalizzarsi, di esprimere le proprie considerazioni alla fine del percorso condiviso e di riportare quali fossero le loro precedenti aspettative e se, a termine del progetto, fossero state rispettate. In generale, gli insegnanti hanno riferito di notare dei cambiamenti, anche se impercettibili, nel gruppo classe percependo una maggiore consapevolezza delle relazioni tra i compagni, lo sforzo di mettersi in gioco e collaborare. Gli aspetti del percorso che, secondo i docenti, hanno risposto maggiormente al bisogno sono stati quelli di potersi concentrare e andare in profondità di loro stessi, ascoltare gli altri, rispettare i tempi e gli spazi di ognuno, aumentare la propria autostima e svolgere le attività in maniera rilassata senza la pressione della valutazione finale, nonché esprimere i propri stati emozionali e quelli degli altri senza giudizi affrettati e impulsivi. Le considerazioni finali del percorso sono state tutte molto positive: il progetto è stato ritenuto utile perché vi è in loro la consapevolezza che la scuola abbia bisogno di svolgere attività diverse e nuove rispetto alla didattica tradizionale, ponendo attenzione alla corporeità, alla creatività e alla libera espressione attraverso metodi innovativi e diversificati. Per un’insegnante sarebbe stato opportuno poter diluire il progetto in un tempo più lungo in modo da averne un beneficio più intenso. Le aspettative sono state per tutti rispettate, ma con piacevoli sorprese in termini di proposte e risultati.
È stato evidenziato, infine, il valore dell’esperienza vissuta dalle due ragazze come stimolo motivazionale a sentirsi parte attiva del gruppo classe e a impegnarsi globalmente per il successo scolastico.

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